La società editoriale della Cgil continua a fare i conti con un bilancio in perdita, ma nel 2025 ha potuto contare anche su un contributo pubblico da oltre 740 mila euro concesso dalla Presidenza del Consiglio nell’ambito delle misure a sostegno dell’innovazione tecnologica nel settore dell’editoria. Futura Editrice Srl, controllata dal sindacato guidato da Maurizio Landini, ha chiuso l’ultimo esercizio con una perdita di 2,631 milioni di euro. Il risultato resta pesante, anche se migliora rispetto al 2024, quando il passivo aveva raggiunto circa 4,7 milioni di euro. Tra gli elementi che hanno contribuito ad attenuare il disavanzo figura un contributo a fondo perduto pari a 740.514 euro, destinato agli investimenti in tecnologie innovative effettuati nel corso del 2023.
Perdite ancora elevate nonostante la crescita del fatturato
I conti della casa editrice mostrano un aumento significativo dei ricavi. Nel 2025 il fatturato è infatti passato da 2,9 milioni a 6,689 milioni di euro, più che raddoppiando rispetto all’anno precedente. Parallelamente, però, sono aumentati anche i costi sostenuti dalla società. Le spese di produzione sono salite da 7,7 milioni a 9,3 milioni di euro, assorbendo gran parte della crescita dei ricavi e mantenendo il bilancio in territorio negativo. Il risultato finale evidenzia quindi una situazione ancora complessa sotto il profilo economico, con la società che continua a registrare perdite milionarie nonostante il miglioramento rispetto all’esercizio precedente.
Il contributo arriva dal Fondo per l’innovazione dell’editoria
Il finanziamento è stato concesso dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri nell’ambito del Fondo straordinario per l’innovazione dell’editoria previsto da un Dpcm del 2023. La misura sostiene gli investimenti tecnologici realizzati da imprese editrici di quotidiani, periodici e agenzie di stampa.
Futura Editrice non pubblica quotidiani né gestisce un’agenzia di stampa. Il contributo riguarda invece gli investimenti effettuati sulle quattro riviste periodiche edite dalla società. Le pubblicazioni interessate sono RGL, dedicata alla giurisprudenza del lavoro, RPS – Rivista delle politiche sociali, QRS – Quaderni di Rassegna Sindacale e Critica Marxista, rivista bimestrale di approfondimento politico e culturale. Secondo quanto emerge dalla documentazione, proprio gli investimenti tecnologici collegati a queste testate hanno consentito alla società di accedere al finanziamento pubblico.
Un finanziamento tra i più consistenti del provvedimento
L’importo riconosciuto a Futura Editrice figura tra i più elevati previsti dal decreto. Il contributo da 740.514 euro risulta infatti molto vicino ai 751 mila euro assegnati all’Ansa ed è inferiore soltanto ai finanziamenti ottenuti da RCS MediaGroup, che ha ricevuto circa 2,1 milioni di euro, e dal Gruppo Gedi, destinatario di circa 1,77 milioni di euro prima della successiva cessione societaria.
Sempre secondo i dati pubblicati dal Dipartimento, il finanziamento concesso alla casa editrice della Cgil supera quello destinato ad altri importanti operatori del settore, tra cui AGI, che ha ottenuto circa 709 mila euro, Il Sole 24 Ore, fermo a 480 mila euro, e Adnkronos, che ha ricevuto 358 mila euro. Complessivamente il provvedimento ha interessato 55 imprese editoriali tra quotidiani, periodici e agenzie di stampa.
Il contributo alimenta il dibattito politico
Il finanziamento arriva in un momento in cui Maurizio Landini mantiene un rapporto di forte contrapposizione politica con il governo guidato da Giorgia Meloni su lavoro, riforme e politiche economiche. Dal punto di vista amministrativo, tuttavia, il contributo rientra in una misura prevista dalla normativa vigente e assegnata sulla base delle domande presentate dalle imprese editoriali ammesse al beneficio.
Sul piano politico, l’entità del finanziamento e il confronto con gli importi riconosciuti ad altri gruppi editoriali hanno riacceso il dibattito sull’utilizzo delle risorse pubbliche destinate all’editoria e sui criteri adottati per la loro distribuzione. Resta il dato economico: nonostante l’aumento del fatturato e il contributo pubblico ricevuto, Futura Editrice ha chiuso anche il 2025 con un passivo superiore ai due milioni e mezzo di euro, confermando una situazione finanziaria che continua a richiedere interventi per riequilibrare i conti.







