Chi è senza peccato… tutti gli scheletri nell’armadio di Roberto Mancini, il nuovo-vecchio CT degli Azzurri

Il 28 luglio 2026 la FIGC guidata da Giovanni Malagò ha riaffidato la panchina della Nazionale a Roberto Mancini. Il tutto dopo che la candidatura di Andrea Pirlo è rovinosamente tramontata per questioni di sponsor con il betting russo. Ma se si cercava un profilo immune da ombre commerciali, contratti ambigui e vicende imbarazzanti, la Federazione ha clamorosamente sbagliato indirizzo.

Cominciamo dalle relazioni pericolose sul fronte pubblicitario. Tra il 2022 e il 2023 Mancini è stato testimonial di Facile Ristrutturare, azienda partner della Nazionale. Peccato che nel dicembre 2023 l’Antitrust abbia staccato una sanzione monstre da 4,5 milioni di euro alla società per recensioni false e costi nascosti. Una stangata confermata dal TAR nel 2025 e culminata, proprio in questo luglio 2026, con sequestri della Guardia di Finanza per bancarotta fraudolenta e un buco di oltre 180 milioni di euro. Mancini, naturalmente, “prestava solo l’immagine”.

Che dire delle sue incursioni nella politica nostrana?

Nel 2021 diventa testimonial della Regione Marche, guidata da Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia. Nel giugno 2023 incassa dall’agenzia regionale ATIM un ricco contratto biennale da 600.000 euro. Peccato che una commissione d’indagine abbia poi scoperto irregolarità in quasi la metà degli atti dell’ente, tra cui l’assenza di verifiche preventive sul fornitore e perfino la mancanza di firme digitali necessarie.

Un dettaglio che non ha impedito al mister di lanciare, nel luglio 2025, un comodo endorsement elettorale proprio per la rielezione di Acquaroli. Ma era solo un caso, come la sua passata partecipazione ad Atreju al fianco di Giorgia Meloni o la presenza nelle campagne governative antidroga.

Dalla “sportwashing” saudita ai rubli di Putin

La memoria torna poi inevitabilmente a quel famoso agosto 2023. Dopo aver piantato in asso l’Italia dall’oggi al domani, il “Mancio” è corso a firmare un faraonico contratto quadriennale da 25 milioni di euro all’anno con l’Arabia Saudita. Un’avventura durata solo 14 mesi, giusto il tempo di mettere in tasca una montagna di petrodollari e far finta di non sentire le grida di Amnesty International, che denunciava lo “sportwashing” di un regime liberticida capace di eseguire 81 condanne a morte in un solo giorno e di reprimere ogni dissenso.

Ma il richiamo dei soldi facili era già emerso anni prima, quando nel 2017 volò ad allenare lo Zenit San Pietroburgo, il club di Gazprom nella città di Vladimir Putin, tre anni dopo l’annessione della Crimea. Anche allora, grandi elogi all’organizzazione russa. E oggi? Tra le sue partnership figura ancora quella con il brand Paul&Shark, che nel suo sito ufficiale continua tranquillamente a servire e operare sul mercato russo.

I doppi contratti a Manchester e l’eterna autodifesa

Infine, l’ombra più ingombrante: i Football Leaks e i contabili del Manchester City. Secondo i documenti emersi, quando guidava i Citizens Mancini firmò un doppio contratto parallelo: uno ufficiale col club inglese e uno “ombra” da 1,75 milioni di sterline all’anno per una fantomatica consulenza di appena quattro giorni l’anno all’Al Jazira di Abu Dhabi. Un giro di fatture estere e società offshore registrate a Mauritius per cui la Premier League ha formalmente contestato al City otto violazioni. La replica di Mancini nel 2023? La solita, scrollando le spalle: «Ho pagato le tasse, è tutto in regola».