Lazio, l’ombra di un complotto per costringere Lotito a vendere: perquisiti banchieri e Bisignani, la Procura cerca i «mandanti»

Claudio Lotito

Un’unica regia dietro la lunga campagna contro Claudio Lotito, con l’obiettivo di costringerlo a vendere la Lazio? È l’ipotesi sulla quale sta lavorando la Procura di Roma e che adesso porta l’inchiesta a un livello completamente diverso. Sono scattate infatti le perquisizioni nei confronti dei vertici della Banca del Fucino e di Luigi Bisignani, nell’ambito dell’indagine per manipolazione del mercato legata alle presunte false notizie circolate sulla cessione della società biancoceleste, quotata in Borsa.

I carabinieri del Nucleo investigativo, su disposizione dei magistrati romani, hanno cercato telefoni, computer, chat, e-mail e documenti riconducibili a Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino, Francesco Maiolini, amministratore delegato dell’istituto, e Luigi Bisignani. L’obiettivo degli inquirenti è verificare l’esistenza di quella che nel decreto viene definita una possibile «regia unitaria» e arrivare, eventualmente, alla «individuazione dei mandanti». La vicenda emerge dall’inchiesta firmata da Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa per la Repubblica.

Dalle proteste contro Lotito alle presunte false notizie sulla vendita

L’indagine nasce da un quadro molto più ampio delle contestazioni dei tifosi contro Lotito. Il presidente della Lazio aveva denunciato già il 30 giugno 2025 di essere da circa un anno al centro di una campagna finalizzata, secondo la sua ricostruzione, a danneggiarne la reputazione e a spingerlo a cedere il club.

Nel tempo erano comparsi striscioni con la scritta «Lotito libera la Lazio», adesivi, campagne sui social, e-mail e telefonate. Il 17 luglio 2025, secondo quanto denunciato dallo stesso presidente, sarebbe arrivata anche una telefonata di un uomo con accento romano che lo avrebbe minacciato di morte qualora non avesse lasciato la società.

Parallelamente avevano cominciato a circolare indiscrezioni sull’esistenza di possibili compratori. Prima un gruppo estero, poi un fondo del Qatar, fino alla presunta offerta da 450 milioni di euro di JP Morgan per acquistare la Lazio.

Ed è proprio su queste informazioni che si concentra una parte fondamentale dell’inchiesta. Secondo l’ipotesi investigativa, alcune delle notizie diffuse sarebbero state false e potenzialmente in grado di influire sull’andamento delle azioni della Lazio. Da qui la contestazione di manipolazione del mercato.

La Procura cerca una «regia unitaria»

La svolta sarebbe arrivata analizzando i dispositivi sequestrati ad altri soggetti coinvolti nell’indagine. Secondo quanto riportato nel decreto, alcune «attività di denigrazione e di diffusione attraverso social network» sarebbero state «in tutto o in parte finanziate» da Maiolini. Un elemento ancora da verificare nel quadro complessivo dell’inchiesta, ma che avrebbe spinto gli investigatori ad approfondire i rapporti tra i diversi protagonisti. I carabinieri hanno quindi incrociato pubblicazioni e tabulati telefonici, individuando, secondo la ricostruzione investigativa, contatti «non occasionali» tra Maiolini e Bisignani negli ultimi due anni, oltre ad alcuni contatti tra Masi e Bisignani.

L’attenzione si concentra soprattutto sulla coincidenza temporale tra alcune telefonate e la pubblicazione di articoli dedicati alla Lazio e a Lotito. Gli investigatori segnalano contatti e ripetuti tentativi di chiamata tra Maiolini e Bisignani in prossimità di alcune uscite giornalistiche tra la fine di maggio e giugno. È proprio questa sequenza che la Procura vuole adesso ricostruire attraverso il materiale acquisito con le perquisizioni.

L’offerta da 450 milioni e il possibile effetto sulle azioni della Lazio

Particolare importanza assume la presunta offerta di JP Morgan da 450 milioni di euro per acquistare la società. Per gli investigatori si tratterebbe di una notizia falsa inserita in un quadro più ampio di indiscrezioni sulla possibile vendita del club. Il punto giudiziariamente più delicato deriva dalla natura stessa della Lazio: essendo una società quotata, la diffusione di informazioni false potenzialmente capaci di incidere sul valore delle azioni può assumere una rilevanza completamente diversa rispetto alle normali indiscrezioni che accompagnano il calciomercato o le vicende societarie di una squadra di calcio.

Secondo i magistrati, le informazioni oggetto dell’inchiesta sarebbero state concretamente idonee a provocare «una sensibile alterazione del prezzo delle azioni». Tra le ricostruzioni finite sotto la lente degli inquirenti ci sarebbero anche quelle relative a presunte difficoltà economiche delle società riconducibili a Lotito e persino l’ipotesi secondo cui il presidente avrebbe voluto deliberatamente portare la squadra in una categoria inferiore per beneficiare del cosiddetto paracadute economico da 35 milioni di euro.

Telefonate, articoli e campagne social: cosa cercano gli investigatori

Il punto centrale dell’indagine diventa quindi stabilire se episodi apparentemente differenti fossero in realtà collegati. Le proteste dei tifosi contro Lotito, precisano gli stessi magistrati, sono perfettamente legittime. Nel decreto viene infatti chiarito che anche la partecipazione di Masi, Maiolini e Bisignani alle manifestazioni pubbliche contro il presidente della Lazio è «ovviamente legittima».

Quello che interessa agli inquirenti è ciò che potrebbe essere avvenuto dietro le proteste: eventuali finanziamenti, rapporti tra i soggetti coinvolti, diffusione coordinata delle medesime informazioni e possibili collegamenti tra telefonate e successive pubblicazioni. Le perquisizioni servono proprio a cercare eventuali conversazioni, messaggi, documenti ed e-mail capaci di confermare oppure smentire questa ricostruzione. La domanda alla quale la Procura vuole rispondere è pesante: dietro la pressione esercitata per mesi su Lotito esisteva qualcuno che tirava le fila?

La Banca del Fucino: «Mai finanziata alcuna campagna contro la Lazio»

La Banca del Fucino ha respinto con decisione qualsiasi coinvolgimento nelle attività oggetto dell’indagine e ha espresso «piena fiducia» nel presidente Mauro Masi e nell’amministratore delegato Francesco Maiolini. L’istituto precisa di non avere «mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine», né iniziative lesive degli interessi della Lazio, dei suoi azionisti o dei suoi vertici.

La banca sottolinea inoltre di non possedere azioni della società biancoceleste, di non aver mai ricevuto mandati per l’acquisto del club o di sue partecipazioni e di non aver svolto attività di advisory per soggetti interessati alla Lazio. Adesso saranno gli accertamenti sui dispositivi e sui documenti sequestrati a stabilire se l’ipotesi investigativa troverà riscontri oppure verrà smentita. Perché l’inchiesta non riguarda più soltanto le contestazioni contro il presidente biancoceleste: la Procura vuole capire se dietro mesi di pressioni, indiscrezioni e notizie sulla vendita della Lazio esistesse davvero una strategia coordinata e, soprattutto, chi eventualmente l’avesse organizzata.