Falsissimo, Corona e Calciopoli 2: “Il calcio italiano non è malato. Il calcio italiano non esiste più”. Fabrizio Corona apre così la nuova puntata di “Falsissimo”, trasformando il suo format in un lungo atto d’accusa contro il sistema del pallone. Per oltre un’ora parla di Nazionale, FIGC, procuratori, direttori sportivi, fondi stranieri, operazioni di mercato, scommesse, escort e calciatori. Lo fa con il suo stile: aggressivo, provocatorio, pieno di nomi, spesso sopra le righe, sempre costruito per colpire. Peccato che poi, alla fine, di prove vere ne presenti pochine. Ma questo è Corona.
Il punto di partenza è il fallimento della Nazionale italiana. Corona parla della “tragedia mondiale” dell’Italia e attacca i vertici del calcio, accusati di non aver mai riformato davvero il sistema. Cita Roberto Baggio e il suo “manuale del calcio”, che secondo lui avrebbe potuto indicare una strada diversa per far crescere i giovani e ricostruire il movimento. Ma la puntata non si concentra sui campetti, sui vivai o sulla formazione tecnica. Corona sceglie un altro bersaglio: i procuratori.
Secondo la sua tesi, oggi il calcio italiano non premia più il talento, il sacrificio e la competenza. Premia chi controlla le relazioni, chi muove i soldi, chi riesce a orientare le scelte dei club. “Dietro i milioni, dietro gli affaroni, dietro questo sistema del calcio, si muove un sistema oscuro”, dice Corona, parlando di “favori”, “telefonate nascoste” e “accordi di potere”. È la cornice dentro cui costruisce tutta la puntata: non un semplice racconto sportivo, ma una denuncia del calcio come sistema di interessi.
Il paragone con Luciano Moggi e la vecchia Calciopoli
Prima di arrivare ai procuratori di oggi, Corona torna su Luciano Moggi. Lo presenta come l’uomo simbolo di un calcio passato, controverso ma ancora governato da dirigenti capaci. “Luciano Moggi era semplicemente un ferroviere, ma un ferroviere che conosceva bene il calcio”, dice. Poi aggiunge che Moggi sapeva riconoscere i giocatori “senza nessun algoritmo” e cita una frase attribuita all’ex dirigente juventino: “I piedi dei calciatori sono comandati dalla testa”.
Corona rilegge Calciopoli in modo apertamente provocatorio. Sostiene che Moggi sia diventato il capro espiatorio di un sistema molto più grande e afferma: “170.000 intercettazioni e non in una sola di questa si parla di un illecito sportivo o di un arbitro pagato. Zero”. Nel suo racconto, l’uscita di scena di Moggi avrebbe prodotto un vuoto di potere. E in quel vuoto, secondo Corona, sarebbero entrati i veri padroni del calcio moderno: i procuratori.
La frase centrale arriva poco dopo: “Nel momento in cui hanno scelto Moggi come capro espiatorio l’hanno fatto fuori, hanno fatto fuori l’unico vero dirigente del calcio italiano e in questo enorme vuoto lasciato dietro di sé si sono infilati loro, i padroni del calcio italiano, forse anche di quello mondiale. I procuratori”. È il passaggio che apre la parte più pesante della puntata.
Vincenzo Raiola e la frase sull’“autodenuncia”
Il personaggio chiave del video diventa Vincenzo Raiola, cugino di Mino Raiola e procuratore di Gianluigi Donnarumma. Corona lo introduce come una fonte interna al mondo degli agenti. La prima frase mandata in onda pesa moltissimo: “Volevo, diciamo, tra virgolette autodinunciarmi”.
Raiola spiega di lavorare soprattutto con giocatori all’estero e di non avere, almeno a suo dire, un interesse diretto nel colpire il calcio italiano. Poi descrive un quadro durissimo: “Purtroppo negli ultimi anni si è creata una situazione davvero disperata con i miei colleghi, con i direttori sportivi che lavorano in Italia e con tutte queste società che oggi fanno parte di fondi e dove non c’è realmente un presidente che fa il guardiano della situazione”.
Il procuratore cita anche il cambiamento della proprietà dei club. Secondo lui, un tempo presidenti forti come Silvio Berlusconi controllavano davvero le società. Oggi, invece, molti club appartengono a fondi e gruppi finanziari. “Oggi ormai con tutte queste nuove squadre e società che non c’hanno un capo com’era il Berlusconi di turno… oggi è rimasto forse solo De Laurentiis come vero presidente in Italia”, afferma Raiola.
“Il giocatore che va avanti paga la mazzetta al direttore”
Il passaggio più grave riguarda il rapporto tra procuratori e direttori sportivi. Raiola dice: “Tutte le altre società, ormai i direttori sportivi sono coinvolti in affari con altri procuratori”. Poi pronuncia la frase destinata a diventare il cuore della puntata: “Oggi il giocatore che va avanti è il giocatore che gestisce quel procuratore lì, è quello che paga la mazzetta al direttore”.
Corona riprende subito quella dichiarazione e la trasforma in una tesi generale: i direttori sportivi, secondo il racconto di Raiola, prenderebbero soldi dai procuratori. Lo dice in modo esplicito anche Raiola: “I direttori sportivi prendono i soldi dai procuratori sportivi”. Corona parla di “reato madornale di corruzione” e sostiene che, se un dirigente agisce per conto di una società, anche la società dovrebbe rispondere delle sue condotte. Ma nel video, è bene precisarlo, queste accuse restano dichiarazioni di Corona e dei suoi interlocutori, non sentenze. Parole, non prove.
I giovani calciatori e i soldi alle famiglie
La puntata si allarga poi al tema dei giovani talenti. Raiola descrive un sistema in cui i procuratori non conquistano più i giocatori solo con competenza, relazioni e capacità di gestione, ma anche con soldi e benefit alle famiglie. “Secondo punto è il discorso procuratori perché poi la merda parte anche sempre da noi come procuratori”, dice. Poi aggiunge: “Noi procuratori oggi per accaparrarci un giocatore interessante paghiamo la famiglia sotto forma di società di immagine, compriamo auto, macchine, gioielli eccetera per prenderci il giocatore”.
La conseguenza, secondo Raiola, riguarda la mentalità stessa dei ragazzi. “Oggi il giocatore già da questo punto di partenza parte con una mentalità del soldo facile”, afferma. Corona insiste su questo punto: se un ragazzo cresce sapendo che il suo cartellino, la sua procura e il suo futuro dipendono da soldi anticipati, regali e promesse, come può sviluppare fame, disciplina e cultura sportiva?
Raiola parla anche di strutture societarie usate per far passare il denaro: “Noi procuratori paghiamo i giocatori, paghiamo la famiglia sotto forma di agenzie di comunicazione, di diritti di immagine, di agenzie immobiliari”. Poi rincara: “Diamo i soldi a loro fin da giovani per prendere la procura”. Secondo lui, alcuni procuratori arriverebbero a investire cifre enormi: “Il procuratore che spende 3-400-500-600 mila euro per pagare un giocatore deve rientrare con questi soldi”.
Società di immagine, auto e immobili
Nel video Raiola parla anche di regali, auto e società intestate a persone vicine ai calciatori. “Qua procuratori hanno comprato macchine a fratelli, amici di giocatori”, dice. Poi definisce le società di immagine “la cosa proprio più fuori legge possibile per elargire sti soldi ai giocatori, per prendersi giocatori”.
Il quadro si allarga ancora quando Raiola cita presunte società immobiliari collegate ai direttori sportivi: “Alcuni hanno aperto società immobiliari con dentro dei direttori sportivi e intestandogli anche case e proprietà all’estero”. Corona presenta questa parte come il vero cuore del nuovo sistema: non più soltanto commissioni ufficiali, ma reti di rapporti economici paralleli.
I nomi citati: Lucci, Kean e la Fiorentina
Il primo procuratore citato in modo pesante è Alessandro Lucci. Raiola sostiene che Lucci abbia ripreso forza dopo la morte di Mino Raiola: “Grazie alla morte di Mino l’ho fatto riprendere io perché io nella morte di Mino ho perso Calafiori e Moise Kean e li ha presi lui”. Poi arriva l’accusa più delicata su Moise Kean: “Moise Kean sicuro ha pagato al fratello e all’amico del fratello”. Prove? Nessuna.
Corona collega queste parole al passaggio di Kean alla Fiorentina e alle operazioni di mercato del club viola. Raiola parla di un contesto cambiato dopo la morte di Joe Barone e sostiene che siano arrivate operazioni “fuori senso e fuori portata della Fiorentina”. Nel video cita Kean, Roberto Piccoli ed Edin Dzeko come esempi di attaccanti riconducibili allo stesso procuratore o allo stesso giro di influenza.
Raiola spiega: “Io alla Juve quando ce l’avevo Moise Kean guadagnavo 4 milioni di stipendio. Va alla Fiorentina per 2 milioni alla metà… gli danno 4 milionetti di salario, cosa che la Fiorentina non hanno mai fatto”. Corona usa questa ricostruzione per insinuare che dietro certe operazioni possano esistere interessi non solo tecnici. Anche qui, però, l’articolo deve tenere il punto: sono accuse pronunciate nel video, non verità accertate in sede giudiziaria.
Beppe Riso, Galliani e la rete dei rapporti
Il secondo grande protagonista della puntata è Beppe Riso. Corona lo introduce raccontando i suoi rapporti passati con Adriano Galliani e con l’ambiente del Milan. Secondo Corona, “Galliani crea Riso” e lo aiuta a diventare uno dei procuratori più importanti d’Italia. Da qui parte una lunga ricostruzione che tocca Monza, Roma, Juventus, Milan, Atalanta e altri club.
Nel racconto di Corona compaiono Lina Souloukou, François Modesto e Adriano Galliani. Corona descrive una rete di rapporti professionali e personali che, a suo dire, avrebbe inciso su scelte tecniche e operazioni di mercato. Parla del Monza, della Roma dei Friedkin, dell’arrivo di Ivan Juric dopo l’esonero di Daniele De Rossi, dei rinnovi di Gianluca Mancini e Bryan Cristante, dell’operazione Baldanzi e di altri passaggi di mercato che presenta come parte di un sistema di influenza.
Corona usa una formula brutale: “Din din din, una marea di soldi a cifre spropositate che finiscono nelle tasche del procuratore Riso e del direttore sportivo”. È una frase molto forte, da riportare solo come attribuzione diretta. Non è un accertamento. È una dichiarazione contenuta nel video.
Soulé, Abraham, Frattesi e Carlos Augusto
Corona cita anche Matías Soulé e Tammy Abraham. Secondo la sua ricostruzione, giocatori che avevano altri procuratori sarebbero poi finiti dentro operazioni gestite da Beppe Riso. “Chi lo porta alla Roma Soulé? Riso. Chi lo porta al Milan in uscita dalla Roma? Abraham. Riso Giuseppe Antonio”, dice nel video.
Poi passa all’Inter e cita Davide Frattesi e Carlos Augusto. Corona sostiene che entrambi avessero altri procuratori prima del passaggio dal Monza e che, una volta entrati nell’orbita di Galliani, sarebbero passati a Riso. “Arrivati al Monza di Galliani, Galliani li passa a Riso. Dove li vende Riso? All’Inter”, dice Corona. La tesi resta sempre la stessa: il mercato non seguirebbe soltanto logiche sportive, ma reti di relazione, controllo e convenienza economica.
Jonathan David, la Juventus e le commissioni
Uno dei passaggi più duri riguarda Jonathan David e la Juventus. Corona sostiene che il procuratore storico del giocatore fosse Mauro Manna o Maras, ma che l’operazione con la Juventus avrebbe coinvolto un altro intermediario, Canales. Da qui costruisce una catena di rapporti tra Riso, Mecacci, Comotto, Canales, Modesto e la dirigenza bianconera.
Corona parla di “30 milioni di commissioni” per un trasferimento a parametro zero e attacca con il solito linguaggio pesantissimo: “Hanno venduto un milone a quella merda della Juve a parametro zero… 30 milioni di commissioni”. Poi rilancia ancora le parole di Raiola: “Mangiano tutti, mangiano tutti i direttori sportivi dai procuratori”.
La frase successiva spiega la gravità della tesi di Corona: se più persone partecipano a un sistema stabile di spartizione, secondo lui, non si parlerebbe più di singole scorrettezze ma di “reato associativo”. È una valutazione sua, non una qualificazione giudiziaria accertata. Nel video non emerge alcuna prova che confermi questa ricostruzione.
Giuffrida, Busardò e il ruolo degli intermediari
La puntata non si ferma ai procuratori. Corona e Raiola parlano anche degli intermediari, figure che mettono in contatto agenti, club e dirigenti. Raiola cita Giuseppe Giuffrida e racconta un presunto interesse di società straniere per la sua struttura: “Queste società straniere che stanno entrando in Italia… dicono che Wasserman si è comprata la società di Giuffrida e ha dato 40 milioni di euro”.
Raiola si chiede come si possa valutare così tanto una società di agenti, considerando che i mandati dei giocatori hanno una durata limitata e possono cambiare. Poi spiega il peso degli intermediari soprattutto sui procuratori medi e piccoli: “I procuratori piccoli e medi non vanno a fare la guerra. Hanno la fortuna di portare un giocatore al Verona. Non vanno a dire al direttore: l’operazione non la faccio col tuo amico intermediario”.
Nel video emerge anche il nome di Busardò. Raiola lo definisce “il più ricco in Italia per intermediazione” e aggiunge: “Tante operazioni con Cairo, col Verona, con la Roma, con Furlani al Milan le fa tutte Busardò”. Poi sostiene: “So che Cairo deve dare a Busardò decine di milioni di euro per intermediazioni”. Corona inserisce anche un messaggio Telegram in cui si parla di “valigette di contanti” dalla Svizzera, ma anche questo passaggio resta parte della narrazione del video, senza alcuna prova a supporto.
Federico Pastorello e il tema fiscale
Nel finale della parte sui procuratori, Corona attacca Federico Pastorello. Lo presenta come “l’uomo più ricco del sistema” e collega il suo nome a Simone Inzaghi, definito “l’allenatore che guadagna più soldi del mondo”. Corona sostiene che Pastorello avrebbe fatto diverse operazioni nel 2025 attraverso la società italiana PP Sport Management e molte altre attraverso Offside Ltd.
Secondo Corona, la questione riguarderebbe la fiscalità e le regole FIGC sugli agenti stranieri. “Sapete che cosa dice la FIGC? Che un procuratore straniero può fare pochissime operazioni, massimo tre. Se fa 18 operazioni è evasione fiscale”, dice. Anche qui, il passaggio va trattato come un’accusa pronunciata nel video. Corona chiede perché la Federazione, se conosce questi dati, non intervenga.
Falsissimo, Corona e Calciopoli 2: il ritorno del calcio scommesse
Dopo il mercato, Corona torna sul calcio scommesse. Riprende i nomi di Sandro Tonali, Nicolò Fagioli e Nicolò Zaniolo, già finiti al centro delle cronache sportive e giudiziarie. Il suo attacco riguarda soprattutto la leggerezza delle sanzioni. Secondo Corona, alcuni giocatori “sarebbero stati dovuti essere radiati dal calcio”.
Nel video compaiono audio e ricostruzioni su puntate, debiti e rapporti con circuiti di scommesse. Corona sostiene che Fagioli avrebbe trascinato altri calciatori in quel mondo e racconta conversazioni in cui si parlerebbe di account, puntate e soldi da recuperare. A un certo punto dice: “Li facevano giocare senza richiedergli indietro i soldi perché poi si facevano pagare col cartellino”.
La tesi resta coerente con tutta la puntata: non si tratterebbe solo di ragazzi fragili o irresponsabili, ma di un sistema che usa i calciatori come pedine economiche. Anche questa parte mescola elementi già noti, accuse, ricostruzioni giornalistiche e passaggi che nel video non ricevono una verifica reale.
Escort, locali e l’attacco ai calciatori moderni
Nell’ultima parte la puntata cambia registro e scivola nel territorio più vicino al gossip. Corona parla dell’inchiesta sulle escort a Milano e cita diversi calciatori, tra cui Vlahovic, Leao, Bastoni, Calafiori e Scamacca. Il suo ragionamento non riguarda soltanto eventuali profili penali, ma l’immagine complessiva del calciatore moderno: ricco, giovane, esposto, dipendente dal divertimento e incapace, secondo lui, di reggere il peso del talento.
Corona difende la scelta di fare i nomi. Contesta chi sostiene che i calciatori non vadano citati se non risultano indagati e dice: “I nomi andavano fatti e come e li rifacciamo qua stasera”. Poi lega il discorso al suo tema principale: “Dei calciatori che sono pagati tutti questi soldi e sono comprabili, come vi ho dimostrato nel sistema, e passano le serate a divertirsi nei locali, ad andare a prostitute, a farsi i palloncini, sono un simbolo del calcio italiano che vale zero”.
Il passaggio più pesante riguarda Theo Hernandez. Corona parla di feste, video, palloncini e presunte violenze, sostenendo di avere materiale e un’intervista esclusiva all’autista del calciatore. Sono accuse molto delicate e, proprio per questo, vanno riportate soltanto come affermazioni di Corona. Nel video, ancora una volta, il confine tra inchiesta, spettacolo, gossip e accusa personale diventa sottilissimo.
Il paragone con il calcio del passato
Corona contrappone continuamente i calciatori di oggi a quelli del passato. Evoca la Nazionale del 2006, il carisma dei campioni di allora, la fame agonistica e la personalità. “Ve la ricordate la nazionale del 2006? Li avete visti gli sguardi, li avete visti il carisma che emanavano, la passione?”, chiede.
Il simbolo massimo resta Diego Armando Maradona. Corona lo cita come esempio di genio, talento e umanità sportiva, anche nelle sue contraddizioni. “Poteva fare anche le 9 del mattino a pippare cocaina tutto il giorno, ma era un uomo, era un campione”, dice. Il paragone serve a rafforzare la sua tesi: i calciatori moderni avrebbero denaro, visibilità e sponsor, ma non più personalità, fame e senso del gioco.
Il teaser su Napoli, Conte e Lamine Yamal
La puntata si chiude con due anticipazioni. Corona annuncia una futura esclusiva sul Napoli, sui rapporti interni alla squadra e su Antonio Conte. Parla di “uno scoop clamoroso” e di un gesto molto grave che, secondo lui, avrebbe coinvolto alcuni calciatori contro il proprio allenatore.
Poi promette una nuova puntata su Lamine Yamal, definito “il calciatore in questo momento giovane più forte del mondo”. Corona lascia intendere di voler raccontare aspetti privati della sua vita e del rapporto con il padre. Anche in questo caso usa il registro del trailer, promettendo “prove, filmati, cose incredibili mai viste”.
Le cautele necessarie sulle accuse di Corona
La puntata di “Falsissimo” ha una forza narrativa evidente e contiene molti nomi, molte frasi, molti passaggi destinati a far discutere. Ma va letta con grande cautela. Il video mescola fatti reali, opinioni personali, accuse molto pesanti, ricostruzioni non verificate, toni da intrattenimento, provocazione, gossip e linguaggio volutamente estremo.
Molte delle accuse restano affermazioni di Corona o dei suoi interlocutori e non risultano supportate, nel video, da prove definitive. La cronaca deve registrare ciò che viene detto, attribuire ogni frase a chi la pronuncia e distinguere sempre tra fatti accertati, opinioni, ricostruzioni e accuse. In questa puntata Corona prova a raccontare il calcio italiano come un sistema dominato da procuratori, intermediari, soldi e relazioni opache. Ma la distanza tra una puntata esplosiva e una verità processuale resta enorme.







