I Templari riconquistano Roma, una città dove il passato non resta mai davvero fermo all’ombra del Cupolone. Ogni tanto torna in strada, si infila tra il traffico, passa davanti ai turisti con il telefono in mano e ricorda a tutti che qui la storia non è scenografia: è materia viva. È accaduto tra il 2 e il 3 maggio, quando oltre 150 tra cavalieri e dame dell’associazione Templari Oggi APS hanno attraversato il cuore della Capitale in un cammino spirituale silenzioso che ha unito preghiera, disciplina, costume e memoria.
Dal Colosseo al Quirinale, passando per piazza Navona, Pantheon, via Nazionale e piazza Esedra, la lunga fila di mantelli bianchi con la croce patente rossa ha disegnato un’immagine potente e inattesa. Nessuno slogan, nessun canto, nessuna teatralità. Solo il passo ordinato dei partecipanti, il silenzio e una presenza capace di attirare lo sguardo proprio perché lontana dai codici abituali delle manifestazioni pubbliche.
I Templari a Roma, il corteo silenzioso dal Colosseo al Quirinale
Il ritiro spirituale itinerante dei Templari Oggi APS si è concluso nella Basilica di San Vitale al Quirinale, dove la Santa Messa è stata celebrata da monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto della sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l’Evangelizzazione, insieme al parroco don Elio Lops.
Durante l’omelia, monsignor Fisichella ha sottolineato il valore di una presenza cristiana visibile e silenziosa, capace di parlare anche senza occupare la scena con il rumore. Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’iniziativa: il contrasto tra la Roma contemporanea, velocissima e distratta, e una forma pubblica di raccoglimento che sceglie invece lentezza, ordine e misura.
Chi ha incrociato il corteo ha visto prima di tutto un segno riconoscibile. Il mantello bianco, la croce rossa, il passo composto. Un’immagine che richiama immediatamente i Cavalieri Templari, uno degli ordini più celebri e affascinanti del Medioevo europeo.





Chi erano i Cavalieri Templari
I Cavalieri Templari nacquero all’inizio del XII secolo, dopo la prima crociata, con il compito di proteggere i pellegrini cristiani diretti in Terra Santa. Il loro nome completo era Ordine dei poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone. All’inizio erano pochi uomini, legati a un ideale di servizio e difesa, ma nel giro di pochi decenni divennero una delle istituzioni più influenti della cristianità medievale.
Il fascino dei Templari nasce proprio da questa doppia natura: erano cavalieri, ma vivevano secondo una regola religiosa. Unirono la cavalleria alla disciplina monastica, il servizio alla fede, l’azione alla preghiera. Indossavano il mantello bianco come segno di purezza e la croce rossa come simbolo di appartenenza e sacrificio. Con il tempo costruirono una rete vastissima di case, commende, proprietà e relazioni in tutta Europa, diventando anche un punto di riferimento economico e organizzativo.
La loro fine fu improvvisa e drammatica. Nel 1312 l’Ordine venne sciolto da papa Clemente V, dopo le accuse mosse dal re di Francia Filippo il Bello. Il gran maestro Jacques de Molay fu arso sul rogo nel 1314. Ma proprio quella fine tragica contribuì a trasformare i Templari in un mito destinato a non spegnersi più. Da allora il loro nome continua ad attraversare romanzi, studi storici, leggende, film, percorsi spirituali e associazioni contemporanee.
Templari Oggi APS, tra custodia delle chiese e impegno sociale
L’associazione Templari Oggi APS si muove dentro questa eredità simbolica, portandola però su un terreno concreto e contemporaneo. L’attività non si limita ai momenti pubblici più suggestivi, come il cammino romano, ma riguarda soprattutto un lavoro quotidiano spesso poco visibile.
I volontari si occupano della custodia di chiese che altrimenti rischierebbero di restare chiuse per mancanza di personale, garantendo apertura, vigilanza e accoglienza. L’associazione è impegnata anche nel recupero di edifici sacri e complessi storici sottratti all’abbandono, con l’obiettivo di restituirli alla Curia e alla fruizione dei fedeli.
C’è poi una dimensione sociale significativa: in collaborazione con il ministero dell’Interno e della Giustizia, Templari Oggi APS accoglie persone sottoposte a percorsi di messa alla prova, offrendo occasioni di lavoro socialmente utile e di reinserimento attraverso la disciplina del servizio. A questo si aggiungono momenti di formazione e notti di preghiera dedicate anche al contrasto delle derive occultistiche ed esoteriche.
Ferretti: “Non è una sfilata, ma un atto di servizio”
A spiegare il senso dell’iniziativa è il magister Mauro Giorgio Ferretti: «Il nostro cammino per le vie di Roma non è una sfilata, ma un atto di servizio verso la Chiesa e la società». Una frase che serve a collocare l’evento lontano dalla semplice rievocazione storica o dal folklore medievale.
Il punto, infatti, non è vestirsi da Templari per un giorno, ma utilizzare un simbolo antico per richiamare una presenza cristiana nel presente. «Vedere Roma zittirsi al passaggio del nostro silenzio ci conferma che c’è bisogno di punti di riferimento saldi, basati sulla fede documentata e sul servizio gratuito e volontario», ha aggiunto Ferretti.
E in questo senso il corteo romano diventa anche un fenomeno di costume. Perché racconta qualcosa del nostro tempo: il bisogno di segni forti, di appartenenze riconoscibili, di gesti che non si consumino in pochi secondi sui social ma provino a restare impressi per la loro forma e per il loro significato.
I Templari riconquistano Roma: il ritorno di un simbolo nel cuore della Capitale
Il cammino dei Templari nel centro di Roma ha colpito perché ha riportato in superficie un immaginario antico senza trasformarlo in spettacolo. In una città abituata a convivere con imperatori, papi, santi, pellegrini e turisti, quei mantelli bianchi hanno trovato una collocazione naturale: non come intrusione, ma come eco di una storia che Roma conosce bene.
La Capitale, del resto, è il luogo dove le epoche non si cancellano mai del tutto. Il Colosseo, il Pantheon, le basiliche, le piazze barocche e i palazzi del potere convivono ogni giorno nello stesso paesaggio. Vedere passare i Templari in questo scenario significa assistere a un cortocircuito gentile tra Medioevo e contemporaneità, tra memoria e vita urbana, tra fede privata e presenza pubblica.
Per un giorno, Roma è sembrata davvero “riconquistata” dai Templari. Non con le armi, non con proclami, ma con il passo lento di chi attraversa la città lasciando dietro di sé una domanda semplice: perché certi simboli, dopo quasi mille anni, continuano ancora a parlarci?







