Una presunta rubrica La Bustina di Minerva datata aprile 2010 e attribuita a Umberto Eco e apparsa il primo ottobre 2026 sui social network ha ingannato centinaia di utenti e personalità del mondo della cultura. Il testo apocrifo, intitolato La macchina che avrà letto tutto, sembrava prevedere con straordinaria prescienza gli impatti dell’intelligenza artificiale generativa. L’articolo immaginava che i sistemi del futuro non sarebbero stati supercomputer ribelli sulla scia di HAL 9000, ma dispositivi capaci di proseguire una frase in modo verosimile, facilitando la fabbricazione di falsi storici, citazioni inesistenti e persino espedienti scolastici per eludere i controlli dei docenti.
Le verifiche e la scoperta degli indizi del falso Eco
A svelare la natura dell’operazione è stata una serie di analisi condotte da testate e portali di informazione e fact-checking come Open, BUTAC, Tlon e Mac Peer. L’immagine dell’impaginato diffusa online presentava precisi dettagli tecnologici e storici che ne smentivano l’autenticità. Le verifiche sull’immagine hanno confermato che l’intelligenza artificiale aveva generato la grafica, tradita da un artefatto visivo sotto la grande lettera iniziale dell’incipit. Inoltre, l’analisi del calendario ha evidenziato un errore cronologico: l’11 aprile 2010 cadeva di domenica, giorno in cui L’Espresso non era in edicola, mentre l’uscita effettiva della rivista conteneva l’articolo intitolato Alto medio basso.
La rivendicazione di Ciro Ascione e l’uso di ChatGPT
Dopo il dibattito scaturito in rete, l’autore della bufala ha rivendicato l’azione. L’origine dell’invenzione porta la firma di Ciro Ascione, massmediologo ed ex docente di scuola media nato a Torre del Greco nel 1968. Noto negli ambienti digitali fin dai primi anni Duemila per le sue provocazioni telematiche e autore di volumi come La grande bottega degli orrori, Videogames – Elogio del tempo sprecato e Troll – Come ho inguaiato Internet, Ascione ha realizzato la finta rubrica attraverso un’interazione di mezz’ora con l’algoritmo ChatGPT, attingendo alla propria conoscenza dell’opera Diario minimo.
Il senso della performance tra arte e dibattito culturale
Il promotore ha definito l’operazione come una temporanea alleanza tra l’ideazione umana e il braccio operativo dell’intelligenza artificiale, intesa a creare un cortocircuito informativo. Il testo finto ha catturato l’attenzione e la condivisione di intellettuali e studiosi come Giorgio Parisi, Luciano Floridi, Loredana Lipperini e Andrés Neumann, poiché riproduceva la struttura tipica dei saggi di Eco tra erudizione, riferimenti al Medioevo e ironia. L’iniziativa è stata interpretata dai portali di analisi come un’azione di arte concettuale e situazionista, ricevendo commenti anche da altre figure della rete come Ermes Maiolica, che l’ha descritta come una dimostrazione pratica della fragilità della verifica nell’era della riproducibilità digitale.
Il valore educativo del falso nell’insegnamento
Oltre alla provocazione culturale, l’esperienza si collega all’attività didattica svolta dall’autore con i propri studenti. Attraverso la creazione di blog scolastici e contenuti visivi satirici, la produzione consapevole di notizie inventate viene impiegata come strumento pedagogico. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire ai ragazzi un percorso di alfabetizzazione digitale, fornendo le competenze necessarie per sviluppare uno scetticismo critico nei confronti delle fake news e delle manipolazioni informative presenti sul web.







