Maldini rompe il silenzio: così è naufragata l’avventura in Nazionale

Paolo Maldini

Paolo Maldini ricostruisce la sua brevissima parentesi da direttore tecnico della Nazionale in un’intervista al Corriere della Sera, offrendo una versione che chiarisce tensioni, retroscena e soprattutto il rapporto incrinato con Giovanni Malagò, nuovo presidente della FIGC. Un incarico durato meno di tre settimane, nato ad aprile dopo le dimissioni di Gabriele Gravina e rilanciato a giugno, quando Malagò ha richiamato Maldini per affidargli la gestione tecnica degli Azzurri.

Una promessa rimangiata

Secondo il racconto dell’ex capitano del Milan, la proposta iniziale prevedeva piena autonomia nella scelta dell’allenatore, da condividere con il suo collaboratore Leonardo. Una condizione che Maldini riteneva imprescindibile, soprattutto dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso e il vuoto tecnico che ne era seguito. Ma quella promessa, dice, sarebbe stata rimangiata nel momento più delicato: la scelta di Andrea Pirlo. L’ex centrocampista, suo compagno di mille battaglie, era stato indicato come nuovo commissario tecnico e dato per certo per giorni, finché non erano esplose le polemiche sul suo contratto di sponsorizzazione con la società di scommesse russa Fonbet.

Nessun ostacolo reale per Pirlo ct

Maldini sostiene che Pirlo fosse pronto a interrompere quell’accordo e che non esistessero ostacoli legali reali. A suo giudizio, il caso sarebbe stato «cavalcato in modo assolutamente esagerato» per mascherare una mancanza di convinzione da parte della FIGC. Il punto di rottura sarebbe arrivato quando Malagò, racconta Maldini, avrebbe ribaltato i patti: la scelta dell’allenatore spettava a lui, mentre Maldini e Leonardo avrebbero dovuto limitarsi ad avallarla. Una condizione che l’ex difensore ha definito «inaccettabile», prendendosi 24 ore per riflettere prima di rinunciare alla firma del contratto che sarebbe partito ad agosto.

Proposti anche De Rossi e Grosso

Nel suo racconto emergono anche altri nomi. Maldini aveva proposto Daniele De Rossi e Fabio Grosso, profili che incarnavano la sua idea di un allenatore giovane, con storia in Nazionale e attenzione alla tecnica. Ma Malagò, vincolato dagli impegni presi con i club di Serie A per ottenere l’elezione, non poteva chiamare tecnici già sotto contratto: De Rossi al Genoa, Grosso alla Fiorentina. Due tentativi di altissimo profilo hanno completato il quadro. Maldini ha contattato Carlo Ancelotti, definito «il migliore allenatore italiano di sempre», che ha declinato per rispetto della fiducia ricevuta dal Brasile

Interesse reale di Guardiola

E poi Pep Guardiola, reduce dai dieci anni al Manchester City. Maldini racconta di un pranzo a Barcellona, di discussioni su moduli e giocatori, e di un interesse reale dello spagnolo, che però ha scelto di fermarsi per un periodo di riposo dopo stagioni molto intense e alcuni problemi di salute.La vicenda si è chiusa con le dimissioni di Maldini e con la nomina di Claudio Ranieri come direttore tecnico e Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico della Nazionale. Una pagina che rivela quanto sia complesso, oggi, ricostruire la governance tecnica degli Azzurri, tra equilibri federali, pressioni dei club e scelte che raramente restano confinati al campo.