Doveva essere il divorzio televisivo dell’anno. Enrico Mentana pronto a lasciare La7 dopo sedici anni, Urbano Cairo chiamato a immaginare un Tg senza l’uomo che dal 2010 ne rappresenta il volto e una girandola di indiscrezioni sulle possibili destinazioni del giornalista. A poco più di tre mesi dalla scadenza del contratto, fissata al 31 dicembre, lo scenario sembra però molto meno definitivo.
Perché Mentana non ha ancora annunciato dove potrebbe andare. E Cairo, soprattutto, non ha ancora fatto capire chi potrebbe prendere il suo posto.
Così quello che per mesi è sembrato un addio quasi inevitabile potrebbe trasformarsi in un nuovo accordo. A riaprire pubblicamente la porta è proprio l’editore: «La mia stima per Mentana è intatta. Per un accordo deve esserci voglia di entrambe le parti. Abbiamo davanti tre mesi e mezzo, è con me da 13 anni e l’ho rinnovato più volte».
Non è ancora un rinnovo. Ma certamente non è il linguaggio di chi ha già deciso di accompagnare il proprio direttore all’uscita.
Cairo tende la mano a Mentana dopo mesi di tensioni
I rapporti tra i due erano diventati particolarmente delicati dopo le critiche espresse dallo stesso Mentana sulla linea complessiva della rete. Il direttore del TgLa7 aveva posto pubblicamente una questione precisa: «O La7 diventa qualcosa che possono vedere tutti o io penso di poter fare pure altro».
Un messaggio che andava oltre la gestione del telegiornale e investiva l’identità stessa dell’emittente, percepita da Mentana come troppo caratterizzata politicamente e quindi potenzialmente capace di restringere il pubblico al quale rivolgersi.
Parole pesanti per un direttore nei confronti della propria rete e del proprio editore. Ma Cairo, almeno pubblicamente, sceglie adesso di non alimentare lo scontro.
La frase sulla «stima intatta» serve soprattutto a congelare il divorzio e a lasciare aperta la trattativa. Tre mesi e mezzo, nel mercato televisivo, sono contemporaneamente moltissimi e pochissimi: abbastanza per negoziare un nuovo contratto, decisamente pochi per progettare da zero un cambio così importante alla guida di un telegiornale nazionale.
Dalla nuova all news a Mediaset e Sky: dove potrebbe andare Mentana?
Il problema per Mentana è altrettanto concreto. Negli ultimi mesi sono circolate diverse ipotesi sul suo futuro, ma nessuna si è trasformata finora in un approdo ufficiale.
La più ambiziosa riguardava il progetto legato all’imprenditore greco Theodore Kyriakou e alla possibile nascita di un nuovo polo italiano dell’informazione sul modello delle grandi televisioni all news internazionali. Un progetto al quale il nome di Mentana era stato accostato con insistenza, ma del quale al momento non si conoscono sviluppi tali da indicare una partenza imminente.
Poi è circolata l’ipotesi di un ritorno a Mediaset, dove Mentana ha trascorso una parte fondamentale della propria carriera e ha diretto il Tg5 dalla sua nascita nel 1992 fino al 2004. Anche questa possibilità non ha però prodotto, almeno finora, un risultato concreto.
Infine Sky, altro nome inevitabilmente emerso quando si parla di un giornalista che ha costruito buona parte della propria identità professionale sulla diretta, sulle maratone elettorali e sulla capacità di trasformare l’informazione politica in un prodotto televisivo riconoscibile.
Tre strade possibili sulla carta. Nessuna, per ora, diventata una destinazione.
Anche Cairo ha un problema: chi mette al TgLa7?
Ma se Mentana non sembra aver trovato una nuova casa, Cairo deve risolvere il problema speculare: trovare qualcuno capace di sostituirlo.
Non basta scegliere un giornalista autorevole. Mentana è direttore del TgLa7 dal 2010 e negli anni ha trasformato la propria presenza in uno degli elementi identitari della rete. Il suo volto è associato alle edizioni del telegiornale, agli speciali, alle elezioni e soprattutto alle ormai celebri maratone televisive.
Cambiare direttore significa quindi intervenire su uno dei pilastri del palinsesto.
Tra i nomi circolati c’è stato quello di Giovanni Floris, altro volto centrale di La7. Ma spostare Floris dalla sua consolidata esperienza con DiMartedì alla direzione del telegiornale comporterebbe a sua volta la necessità di ripensare una parte importante dell’offerta della rete.
E soprattutto non è affatto scontato che sia lo stesso Floris a voler abbandonare il programma costruito negli anni per assumere la responsabilità quotidiana di una testata giornalistica.
Mentana serve a Cairo e La7 serve ancora a Mentana
È qui che la vicenda diventa molto meno sentimentale e molto più televisiva.
Cairo può essere infastidito dalle uscite pubbliche del suo direttore, ma sostituire Mentana senza avere già pronto un successore forte significa assumersi un rischio considerevole.
Mentana, allo stesso modo, può desiderare un progetto editoriale diverso e una rete meno caratterizzata, ma lasciare La7 senza avere sul tavolo un’alternativa altrettanto concreta significherebbe rinunciare a uno spazio televisivo nel quale dispone da anni di una notevole autonomia e di una fortissima riconoscibilità personale.
Dopo mesi di indiscrezioni, ultimatum e possibili nuovi matrimoni professionali, i due potrebbero quindi scoprire una cosa molto semplice: hanno ancora bisogno l’uno dell’altro.
Il contratto scade il 31 dicembre e Cairo sottolinea che per rinnovarlo «deve esserci voglia di entrambe le parti». È esattamente lì che si giocherà la partita.
Perché più passa il tempo senza che emerga un nuovo direttore del TgLa7 e senza che Mentana annunci una nuova destinazione, più l’ipotesi che sembrava meno probabile torna a diventare concreta: che dopo tanto rumore, il direttore e l’editore si siedano nuovamente allo stesso tavolo.
E che il divorzio televisivo più annunciato dell’anno finisca con un altro rinnovo.







