Garlasco, archiviata l’accusa contro Venditti ma il caso non è chiuso: l’inchiesta sulla presunta corruzione torna a Pavia

Il PM Venditti, Chiara Poggi e Andrea Sempio

Il Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura e archiviato la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, accusato di aver ricevuto denaro per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio nell’inchiesta del 2017 sull’omicidio di Chiara Poggi.

Per Venditti, dunque, il capitolo si chiude. Ma l’inchiesta sulla presunta corruzione potrebbe continuare.

Ed è questo il particolare che mantiene aperto un fronte che per mesi ha alimentato interrogativi, perquisizioni e accertamenti: fonti giudiziarie riferiscono infatti che «l’ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone». Gli inquirenti trasmetteranno quindi gli atti a Pavia.

Il “pizzino” che fece esplodere il caso Venditti

L’indagine sull’ex magistrato prese il via in un clima già incandescente, mentre la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi riportava Andrea Sempio al centro dell’attenzione investigativa.

A far discutere soprattutto fu un appunto trovato nell’abitazione dei genitori di Sempio. Sul foglio compariva la frase «Venditti Gip archivia X 20.30 € euro», che gli investigatori interpretarono inizialmente come un possibile riferimento a una somma compresa tra 20 e 30 mila euro.

Da quelle poche parole nacque un sospetto pesantissimo: qualcuno avrebbe messo a disposizione del denaro per condizionare l’esito dell’indagine del 2017 su Andrea Sempio, conclusa poi con l’archiviazione. Gli inquirenti concentrarono così l’attenzione sull’allora procuratore aggiunto e ipotizzarono nei suoi confronti il reato di corruzione in atti giudiziari.

Venditti ha sempre respinto con decisione ogni addebito. Ha negato di aver ricevuto denaro e ha dichiarato di considerare l’accusa profondamente offensiva sia sul piano personale sia su quello professionale. Con il passare dei mesi, però, gli accertamenti hanno progressivamente modificato il quadro iniziale.

Gli accertamenti non trovano riscontri contro l’ex procuratore

Già all’inizio di giugno la doppia informativa arrivata alla Procura di Brescia non aveva fornito elementi sufficienti per sostenere l’ipotesi corruttiva nei confronti di Venditti.

Gli investigatori hanno passato al setaccio anche i movimenti finanziari dell’ex magistrato senza individuare anomalie capaci di confermare il sospetto iniziale. A quel punto l’archiviazione ha cominciato a prendere corpo. La Procura di Brescia l’ha chiesta formalmente e ora il gip ha accolto la richiesta.

La decisione segna un passaggio importante perché separa, sul piano giudiziario, la figura di Venditti dall’ipotesi di un pagamento illecito legato all’archiviazione di Sempio.

Il sospetto più esplosivo nato attorno a quel famoso appunto, quello di un magistrato che avrebbe ricevuto denaro per chiudere l’indagine, non ha trovato elementi sufficienti per sostenere l’accusa contro Venditti. Resta però una domanda inevitabile: a che cosa si riferivano allora quelle annotazioni?

Venditti archiviato, ma l’inchiesta sulla presunta corruzione continua

È proprio qui che la decisione di Brescia assume un significato più complesso. Le fonti giudiziarie precisano infatti che l’ipotesi di reato non scompare con l’archiviazione di Venditti: secondo quanto riferito, riguarderebbe altri soggetti. Brescia trasmetterà quindi gli atti alla Procura di Pavia, che potrà proseguire gli accertamenti sulle eventuali altre responsabilità.

Nel fascicolo resta la posizione di Giuseppe Sempio, padre di Andrea, indagato come presunto corruttore, mentre secondo le informazioni emerse nelle ultime ore comparirebbero anche altri nomi.

A questo punto cambia inevitabilmente anche la domanda al centro dell’inchiesta. Se gli accertamenti non hanno trovato elementi per sostenere che Venditti abbia ricevuto un pagamento illecito, gli investigatori dovranno capire se quel denaro sia realmente esistito, a chi fosse destinato e perché negli appunti della famiglia comparisse un riferimento all’archiviazione. La vicenda torna così nella città dalla quale era partita.

Un altro colpo di scena nell’infinito caso Garlasco

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a generare fascicoli paralleli, accertamenti e improvvisi cambi di scenario.

La decisione del gip di Brescia rappresenta certamente un punto fermo per Mario Venditti: l’ex procuratore aggiunto esce dall’indagine per corruzione legata all’archiviazione di Andrea Sempio del 2017. Il provvedimento, però, non mette la parola fine all’inchiesta nata attorno a quel misterioso foglio.

Al contrario, l’archiviazione sposta adesso l’interrogativo. Per mesi gli investigatori hanno cercato di capire se Venditti avesse ricevuto denaro per favorire Sempio. Gli accertamenti non hanno fornito elementi sufficienti per sostenere questa accusa e il gip ha quindi archiviato la sua posizione.

Ora resta da chiarire che cosa indicassero realmente quelle cifre, se dietro gli appunti ci fosse davvero un passaggio di denaro e, in caso affermativo, chi dovesse riceverlo e per quale ragione. Venditti esce dal fascicolo. Il mistero del “pizzino”, invece, resta aperto.