Kim Kardashian, il risarcimento per la rapina di Parigi: “Ora possiamo andare avanti”

Kim Kardashian

Dieci anni dopo la rapina, Kim Kardashian ha ottenuto un risarcimento simbolico di un euro per l’aggressione subita in un hotel di Parigi. Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2016, la star americana venne imbavagliata e legata nella sua camera, mentre una banda di rapinatori portava via gioielli per un valore complessivo di circa nove milioni di euro.

La somma riconosciuta dal tribunale è minima rispetto all’enorme valore del bottino, ma non era questo l’obiettivo della richiesta avanzata dalla Kardashian. Il risarcimento aveva soprattutto un significato simbolico: ottenere un riconoscimento della responsabilità per una vicenda che, a distanza di anni, continua ad avere conseguenze sulla sua vita.

La richiesta di Kim Kardashian: un euro per ciascun rapinatore

L’avvocata della Kardashian, Léonor Hennerick, aveva chiesto nel maggio 2025 un euro simbolico per ciascuno dei quattro componenti della banda. Tra loro c’era Aomar Ait Khedache, ritenuto il capo del gruppo e oggi ultrasettantenne. Un altro degli imputati, Didier Dubreucq, è morto poche settimane dopo il verdetto.

Il significato della richiesta è stato chiarito in una dichiarazione diffusa dopo la decisione. “Questa esperienza è stata profondamente traumatica e le sue conseguenze ci accompagnano ancora oggi”, si legge nel comunicato. “La decisione non riguarda il risarcimento, ma la responsabilità e il riconoscimento”. La nota aggiunge: “Siamo grate al tribunale e a tutte le persone che ci hanno sostenute durante questa procedura. Ora speriamo di poter andare avanti e proseguire il nostro percorso di guarigione”.

La rapina a Parigi e i gioielli da nove milioni di euro

Quella notte Kardashian si trovava a Parigi quando venne aggredita nella sua sistemazione. I rapinatori riuscirono a entrare nella camera e la immobilizzarono, lasciandola terrorizzata e senza possibilità di reagire. Kardashian ha raccontato davanti ai giudici i momenti di terrore vissuti durante la rapina. L’aggressione, avvenuta mentre era sola nella camera, l’aveva lasciata profondamente segnata. Il valore complessivo dei gioielli sottratti è stato stimato in nove milioni di euro. Il bottino, però, non è mai stato recuperato. Tra i preziosi c’era anche un anello dal valore stimato di 3,5 milioni di euro, che Kardashian aveva precedentemente mostrato sui social network. La vicenda giudiziaria ha coinvolto anche Simone Bretter, stylist di Kardashian, che si trovava nell’abitazione occupata dalla star durante il sequestro.

Dieci imputati condannati dopo quattro settimane di processo

Il processo si è concluso dopo quattro settimane davanti alla Corte d’assise di Parigi. Dieci imputati sono stati condannati, con pene che la stessa cronaca del procedimento ha descritto come miti. La condanna più severa è stata di tre anni di carcere effettivo, senza tuttavia comportare un nuovo ingresso in prigione.

La Corte ha spiegato di aver considerato diversi elementi, tra cui il tempo trascorso dalla notte della rapina e le condizioni di salute dei principali imputati. Per questi ultimi, secondo i giudici, tali condizioni rendevano “eticamente impossibile incarcerare qualcuno”. La banda era stata soprannominata dalla stampa dei “nonni rapinatori”, vista l’età avanzata di alcuni dei suoi componenti.

Il riconoscimento di un euro assume quindi un valore soprattutto personale. Non rappresenta un tentativo di recuperare economicamente il valore dei gioielli perduti, ma la volontà di vedere riconosciuta la responsabilità per quanto accaduto. A dieci anni dalla rapina, dunque, il caso si chiude con un riconoscimento economico quasi puramente simbolico, mentre i gioielli rubati non sono mai stati ritrovati. Per Kardashian, però, il significato della decisione è legato soprattutto alla possibilità di chiudere una pagina rimasta aperta dal 2016.