Tutto il dolore di Annalisa Minetti, in lacrime nel salotto della Balivo: «Non vedo crescere i miei figli. Ci soffro»

Annalisa Minetti ospite nel salotto de La Volta Buona

La vista l’ha abbandonata gradualmente, dopo le diagnosi di retinite pigmentosa e degenerazione maculare. L’ultima volta che si è potuta guardare allo specchio aveva solo 18 anni. Da quel momento, le ombre si sono trasformate in buio totale. Eppure, Annalisa Minetti ha costruito una vita da record: settima a Miss Italia 1997, trionfatrice al Festival di Sanremo 1998, cantante, campionessa paralimpica nell’atletica e, di recente, medagliata d’oro nel paracanottaggio. Ma dietro una corazza da atleta imbattibile e madre di due figli (Fabio, 18 anni, ed Elena, 8), si nasconde una sofferenza quotidiana che poche volte ha trovato spazio sotto i riflettori.

Il confessionale da Caterina Balivo

Ospite nel salotto de La Volta Buona insieme all’amica Luisa Corna, la cantante si è lasciata andare a una confessione straziante. Il dolore più grande non è legato allo sport o ai palcoscenici, ma alla quotidianità della maternità. «La gente mi vede fare grandi imprese e mi chiama la donna dei primati, ma la sofferenza vera è quella di una madre che non vede crescere la sua bambina», ha ammesso commossa.

«Luisa (riferendosi all’amica Luisa Costa) mi dice sempre: “Ma quanto è bello tuo figlio! Ho visto tuo figlio. Quanto è bella tua figlia!”. E io inevitabilmente, anche se è giusto che lo dica e lo dicano gli altri, sento dolore, non c’è un’altra definizione. Io sento che mi manca proprio l’aria, perché non so cosa voglia dire. Io non so cosa vuol dire che è bella. Quando mi dicono: “Assomiglia a te”, ma a me quando? Io l’ultima volta che mi sono vista avevo 18 anni. Cosa vuol dire “assomiglia a papà? Assomiglia a tuo marito, in qualche modo gli occhi?” Non l’ho mai visto, io non ho riferimenti».

La piccola Elena diventata i suoi occhi

Negli ultimi tempi, per contrastare il buio, Annalisa Minetti ha scelto di concentrarsi sui ricordi e sulle esperienze condivise. Infatti, con la secondogenita Elena è nato un legame simbiotico, dove la bambina si trasforma letteralmente nei suoi occhi per raccontarle la realtà circostante.

Racconta di aver detto alla piccola Elena: «Senti, basta farci questi regali materiali. Andiamo a fare i viaggi, perché i viaggi creano esperienze e ricordi, e io voglio avere dei ricordi. Voglio che tu abbia dei ricordi con me. Così andiamo in un posto e so che lei me lo racconta, perché è bravissima! Lei si mette lì: “Mamma, ci sono i brillantini sul mare”. Io ho un ricordo molto vago di quello che era il mare e lei mi stringe la mano come a dire: “Mi dispiace che te lo devo dire, che so che non lo puoi vedere”, perché lei ha una sensibilità enorme. E quindi è qualcosa che ci unisce».

La forza della fede

Nonostante la commozione generale in studio, compresa anche Caterina Balivo, l’artista rifiuta il ruolo di vittima. Per lei, la cecità e il dolore non sono mai stati un limite irrecuperabile, ma un punto di partenza alimentato da una profonda spiritualità: «In realtà non c’è nulla di speciale in quello che vi sto dicendo perché non dovete vedere il dolore come un limite, ma come un’opportunità. Mio padre mi ha detto che se non potevo vedere la luce, dovevo diventare luce e l’ho fatto grazie alla mia fede. La mia fede è profonda, magari non vado in Chiesa tutti i giorni, ma io con Dio ci parlo e Dio mi guida e questa cosa mi ha aiutata ad avere avuto il coraggio di essere madre nonostante tutti dicevano che non lo potevo fare perché ero cieca, a credere nel mio potenziale come atleta, come cantante, come artista, come donna che voleva le sue soddisfazioni».