Il Comitato per il Nobel ha assegnato il Premio Nobel per la Medicina 2026 ai ricercatori Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel. I tre scienziati hanno gettato le basi dell’optogenetica, una disciplina scientifica che combina la genetica e l’ottica per analizzare nel dettaglio il comportamento delle cellule. I tre esperti hanno scoperto il funzionamento dei canali ionici attivati dalla luce, rendendo possibile il controllo dei segnali nervosi all’interno dell’organismo. Le ricerche di Hegemann e Nagel sulla proteina canalerodopsina, unitamente agli esperimenti di Deisseroth sulle cellule nervose dei roditori, hanno fornito ai laboratori di tutto il mondo uno strumento straordinario per studiare la struttura cerebrale e comprendere come il cervello organizzi emozioni e ricordi.
La stagione dei premi tra rincari e categorie
L’assegnazione per la Medicina inaugura ufficialmente la stagione dei riconoscimenti che vedrà l’annuncio dei vincitori nelle sei categorie complessive. A 125 anni dalla prima edizione, la dotazione economica di ciascun premio registra un incremento del nove per cento, raggiungendo la cifra di 12 milioni di corone svedesi, pari a circa 1,1 milioni di euro. Il calendario proseguirà con le proclamazioni per la Fisica, la Chimica, la Letteratura, la Pace e l’Economia. Quest’ultimo premio rappresenta l’unica disciplina non contemplata nel testamento originario di Alfred Nobel, essendo stato istituito nel 1968 dalla Banca di Svezia.
I pronostici per la Letteratura e per la Pace
Mentre la comunità scientifica celebra le scoperte sull’optogenetica, cresce l’attesa per le categorie di maggior richiamo mediatico. Per la Letteratura si fanno i nomi di diversi autori internazionali, tra i quali spiccano la scrittrice cinese Can Xue, lo statunitense Thomas Pynchon, la messicana Cristina Rivera Garza, la portoghese Lidia Jorge, il romeno Mircea Cartarescu, la canadese Margaret Atwood, il giapponese Haruki Murakami e lo spagnolo Enrique Vila-Matas. Per il riconoscimento dedicato alla Pace, che conta 287 candidature, le indiscrezioni citano le reti di risposta alle emergenze del Sudan, la Corte internazionale di giustizia e la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese.
I numeri e i grandi primati della storia del premio
L’inizio della nuova edizione offre l’occasione per analizzare il bilancio storico dell’istituzione, contrassegnato da un evidente squilibrio di genere. A fronte di 990 persone e 28 organizzazioni premiate nel tempo, le donne rappresentano appena il 6,9 per cento dei vincitori, sebbene oltre la metà di esse abbia ottenuto il riconoscimento negli ultimi vent’anni. Il primato della vincitrice più giovane appartiene all’attivista pachistana Malala Yousafzai, premiata per la Pace nel 2014 a soli diciassette anni, mentre Marie Curie figura come l’unica persona insignita del premio in due differenti discipline scientifiche. La storia annovera anche rifiuti celebri come quelli di Jean-Paul Sartre e Le Duc Tho, oltre a rinunce imposte dai governi come accadde a Boris Pasternak. Tutte le cerimonie ufficiali di consegna si terranno il 10 dicembre nelle sedi di Stoccolma e Oslo.







