Paola Ferrari torna a scagliarsi contro Diletta Leotta, aprendo un nuovo capitolo di una “guerra generazionale”. Intervistata dal settimanale “Chi”, la signora del calcio di Rai 1 ha ribadito il suo sdegno per l’uso della bellezza nel giornalismo sportivo, puntando il dito contro chi, a suo dire, userebbe il corpo come scorciatoia.
Tuttavia, per molti, le sue parole suonano come un corto circuito: proprio lei, che per decenni ha incarnato l’immagine della giornalista bionda e sofisticata, tra presunti ritocchini e un matrimonio con l’imprenditore Marco De Benedetti, oggi sembra rinnegare quel modello che lei stessa ha contribuito a creare.
Una carriera incentrata sull’immagine
Per anni, Paola Ferrari è stata il volto glamour del giornalismo sportivo pubblico. Ha giocato con la sua immagine, ha cavalcato il potere mediatico derivante dal suo status sociale e non si è mai sottratta alle luci della ribalta. Ma oggi qualcosa è cambiato: «Mi pongo in modo critico verso un certo tipo di donna, relativamente al mondo del calcio», ha puntualizzato la Ferrari. Il motivo? Secondo la giornalista Rai, chi punta sull’attrazione fisica vanificherebbe i sacrifici di chi ha lottato per abbattere i pregiudizi. Ma il dubbio sorge spontaneo: è davvero possibile per chi ha fatto dell’estetica un marchio di fabbrica ergersi a paladina della “professionalità pura” proprio ora che il tempo passa?
L’affondo su Diletta Leotta
Il giudizio della Ferrari si fa spietato quando si entra nel merito della rappresentanza. Per la conduttrice Rai, esiste un solco incolmabile tra le “vere” giornaliste e le showgirl prestate al calcio. «La Leotta non può rappresentare le giornaliste italiane come Anna Billò, Giorgia Rossi o Simona Rolandi. Lei può rappresentare solo se stessa. O forse Belen», ha chiosato con durezza. Un attacco che ignora volutamente un dato di fatto: Diletta Leotta sta seguendo, in un’epoca dominata dai social, esattamente lo stesso binario di comunicazione visiva e seduzione che la Ferrari ha percorso negli anni ’90 e 2000, seppur con gli strumenti di allora.
Guerra tra generazioni o paura dell’oblio?
Perché Paola Ferrari sente il bisogno di etichettare una collega con la metà dei suoi anni? La critica della Ferrari appare come il riflesso di un’insofferenza verso un orizzonte mediatico che non le appartiene più. Accusare le nuove leve di usare la “scusa banale” della libertà per mostrare il proprio corpo sembra un controsenso per chi ha sempre puntato sulla propria biondissima chioma e su un’immagine impeccabile per dominare il video. È davvero una battaglia per i “valori seri”, come dice lei, o è solo la difficoltà di accettare che oggi il testimone del “giornalismo-spettacolo” sia passato nelle mani di una ragazza che interpreta lo stesso ruolo con trent’anni di meno?







