Papa Giovanni XXIII parlò per venti minuti con un alieno? Il misterioso incontro a Castel Gandolfo raccontato dal suo segretario

L’ufo di Giovanni XXIII

Una nave ovale, un essere dalle sembianze umane circondato da una luce dorata e Giovanni XXIII che gli va incontro e conversa con lui per quasi venti minuti. Il testimone sarebbe stato Loris Francesco Capovilla, segretario personale del Pontefice. La storia esplose sulla stampa negli anni Ottanta e nelle ultime settimane è tornata a circolare con forza, sospesa tra fede, ufologia e complottismo.

È una storia che sembrava destinata a rimanere confinata negli archivi dell’ufologia e invece, nelle ultime settimane, è tornata prepotentemente a galla. Il 26 maggio 2026 sono trascorsi esattamente dieci anni dalla morte del cardinale Loris Francesco Capovilla, l’uomo che per un decennio visse accanto ad Angelo Giuseppe Roncalli, prima come patriarca di Venezia e poi come Papa Giovanni XXIII. Aveva cento anni quando morì nel 2016 e fino alla fine della sua lunghissima vita rimase il grande custode della memoria del Papa Buono. Il decennale ha riportato Capovilla al centro di commemorazioni e approfondimenti: L’Osservatore Romano gli ha dedicato un ampio ricordo, mentre il sito che raccoglie i suoi scritti e documenti ha aperto una sezione specifica per l’anniversario.

Insieme alla storia autentica di Capovilla, però, è tornata d’attualità anche una delle vicende più incredibili che da decenni gli vengono attribuite. Una storia che ha tutto ciò che serve per attraversare indenne le generazioni: il Vaticano, un Papa, un testimone autorevole, un’astronave, un incontro segreto e una conversazione della quale nessuno avrebbe mai conosciuto il contenuto.

Secondo il racconto, nel luglio del 1961 Giovanni XXIII avrebbe incontrato un extraterrestre nei giardini di Castel Gandolfo. Non si sarebbe limitato a osservare un UFO nel cielo. Gli sarebbe andato incontro e avrebbe parlato con lui per una ventina di minuti, mentre Capovilla osservava tutto a distanza. Una storia troppo bella per morire. E infatti non è mai morta.

Quel pomeriggio d’estate a Castel Gandolfo

Siamo nel luglio del 1961. Giovanni XXIII ha quasi ottant’anni e trascorre parte dell’estate nella residenza pontificia di Castel Gandolfo, affacciata sul lago Albano. Roncalli ama passeggiare nei grandi giardini della villa e spesso lo accompagna proprio Capovilla, che gli sta accanto dal 1953 e conosce ormai abitudini, carattere e pensieri del Pontefice.

Secondo la leggenda, durante una di quelle passeggiate i due avrebbero notato qualcosa di insolito nel cielo. Alcune versioni parlano di luci azzurre, altre aggiungono tonalità arancioni e ambrate. Gli oggetti luminosi si sarebbero mossi sopra la residenza fino a quando uno di essi si sarebbe separato dagli altri e avrebbe cominciato lentamente a scendere.

La scena, tramandata negli anni dalla letteratura ufologica, diventa a quel punto quasi cinematografica. L’oggetto avrebbe assunto una forma chiaramente distinguibile, descritta generalmente come ovale, per poi raggiungere il terreno e fermarsi in una zona dei giardini. Giovanni XXIII e Capovilla sarebbero rimasti a guardare. Poi si sarebbe aperto un portello.

Dalla nave sarebbe uscito un essere luminoso

Dal misterioso velivolo sarebbe scesa una figura dall’aspetto sostanzialmente umano. Le varie ricostruzioni accumulate nel corso degli anni hanno progressivamente arricchito il personaggio di particolari: una corporatura simile alla nostra, tratti del volto riconoscibili, orecchie leggermente allungate e soprattutto una sorta di alone dorato che avrebbe circondato il suo corpo.

Roncalli e Capovilla non sarebbero fuggiti. Secondo il racconto, davanti a quella figura si sarebbero invece inginocchiati e avrebbero cominciato a pregare. La preghiera sarebbe durata qualche minuto. Quando il Papa rialzò gli occhi, l’essere si trovava ancora davanti a lui. A quel punto Giovanni XXIII avrebbe preso una decisione sorprendente: lasciò indietro il proprio segretario e cominciò ad avvicinarsi allo sconosciuto.

Nessun allarme, nessuna Guardia Svizzera, nessun tentativo di mettere al sicuro il Pontefice. Soltanto un anziano Papa vestito di bianco che attraversa un prato per andare incontro a qualcuno, o qualcosa, appena arrivato dal cielo.

Giovanni XXIII avrebbe parlato con lui per venti minuti

È il cuore della leggenda. Giovanni XXIII avrebbe raggiunto il misterioso visitatore e avrebbe iniziato a conversare con lui. Capovilla sarebbe rimasto abbastanza lontano da non riuscire ad ascoltare ciò che i due si dicevano. E questo particolare ha permesso alla storia di conservare il suo mistero più grande: nessuno avrebbe mai saputo quale fosse l’argomento di quella conversazione.

Il colloquio sarebbe durato tra i quindici e i venti minuti. Non poco, considerando che stiamo parlando del presunto primo incontro tra il capo della Chiesa cattolica e un essere proveniente da un altro mondo. Nessuna delle versioni della storia si preoccupa particolarmente di spiegare un dettaglio tutt’altro che secondario: in quale lingua avrebbero comunicato.

Terminato l’incontro, la creatura avrebbe salutato il Pontefice, raggiunto nuovamente l’oggetto e lasciato Castel Gandolfo. Giovanni XXIII sarebbe quindi tornato verso il proprio segretario. A Roncalli viene attribuita a quel punto una frase che sembra scritta appositamente per diventare immortale: «I figli di Dio sono ovunque».

Il Papa avrebbe aggiunto una riflessione sulla difficoltà degli uomini nel riconoscere i propri fratelli. Una conclusione perfettamente coerente con l’immagine di Giovanni XXIII tramandata dalla storia: l’uomo del dialogo che, trovandosi davanti persino un abitante di un altro pianeta, avrebbe reagito cercando ciò che li univa invece di ciò che li separava.

L’unico testimone sarebbe stato Loris Capovilla

La ragione per cui questa storia non è finita immediatamente nello sterminato catalogo delle leggende sugli UFO sta soprattutto nel nome del presunto testimone.

Loris Francesco Capovilla non era un personaggio marginale della corte pontificia. Nato nel 1915, sacerdote dal 1940, diventò segretario particolare di Angelo Roncalli nel marzo 1953, quando il futuro Papa era patriarca di Venezia. Dopo l’elezione di Giovanni XXIII nel 1958 lo seguì in Vaticano e rimase accanto a lui fino alla morte, il 3 giugno 1963. In seguito diventò arcivescovo di Chieti-Vasto, prelato di Loreto e, nel 2014, cardinale per volontà di Papa Francesco.

Per oltre mezzo secolo Capovilla custodì documenti, ricordi, lettere e testimonianze di Roncalli. Era, in sostanza, uno degli uomini che conoscevano meglio il Papa Buono. Quando morì, la stessa cronaca italiana lo ricordò come «ombra di Roncalli e custode della sua memoria». Ecco perché attribuire a lui il racconto dell’alieno cambia completamente il fascino della vicenda. Un anonimo che sostiene di aver visto un UFO rappresenta una storia. Il segretario personale di un Papa che sostiene di averlo visto parlare con un extraterrestre ne rappresenta un’altra. Almeno finché non si comincia a cercare da dove arrivi davvero il racconto.

La storia arriva sui giornali e diventa leggenda

La vicenda non compare nelle cronache del pontificato di Giovanni XXIII. Roncalli muore nel 1963 e per anni del presunto incontro di Castel Gandolfo non rimane praticamente traccia nel dibattito pubblico.

La storia emerge molto più tardi. Le ricostruzioni che circolano da decenni sostengono che un quotidiano britannico pubblicò la testimonianza attribuita a Capovilla e che successivamente, nel 1985, il Sun rilanciò la vicenda. È questa la versione che ha alimentato buona parte della successiva letteratura ufologica. Anche ricostruzioni italiane pubblicate negli anni Duemila riportano la medesima genealogia del racconto. Da quel momento l’alieno di Giovanni XXIII comincia una vita tutta sua.

La storia passa dai giornali ai libri sugli UFO, dai libri alla televisione, poi approda su internet. Nel 2012 torna a circolare con forza in Italia e l’anno successivo raggiunge nuovamente un pubblico enorme attraverso un filmato online dedicato proprio al presunto racconto di Capovilla.

Ogni passaggio aggiunge qualcosa. Le luci acquistano nuovi colori, la nave diventa più dettagliata, l’extraterrestre assume caratteristiche fisiche sempre più precise. È il normale processo attraverso il quale una leggenda contemporanea cresce mentre viene raccontata. Un Papa capace di parlare con Kennedy e Krusciov poteva diventare, nell’immaginazione popolare, anche quello capace di parlare con un visitatore delle stelle.

Il Vaticano e la possibilità della vita extraterrestre

La leggenda di Castel Gandolfo ha trovato terreno fertile anche perché la Chiesa cattolica non ha mai avuto bisogno di negare in linea di principio l’esistenza di vita fuori dalla Terra. Negli anni diversi astronomi della Specola Vaticana hanno affrontato apertamente l’argomento. La possibilità che nell’universo esistano altre forme di vita non rappresenta di per sé un problema teologico: un universo popolato da altri esseri potrebbe comunque rientrare nella creazione divina.

È una questione completamente diversa dal sostenere che un extraterrestre sia atterrato a Castel Gandolfo nel 1961. Ma proprio la distinzione ha permesso agli appassionati di ufologia di costruire negli anni un’intera letteratura sui presunti rapporti tra Vaticano e civiltà extraterrestri. E inevitabilmente Giovanni XXIII occupa un posto d’onore.

Che cosa si siano detti, nella leggenda, nessuno lo ha mai saputo. Ed è probabilmente proprio questo dettaglio ad averle garantito una vita tanto lunga. Perché se la conversazione fosse stata raccontata, avremmo avuto soltanto un’altra storia sugli extraterrestri. Lasciando invece Giovanni XXIII e il suo misterioso visitatore soli su quel prato di Castel Gandolfo, qualcuno ha costruito uno dei racconti più irresistibili dell’ufologia vaticana.