Ranucci contro Bocchino, spuntano le mail a Lavitola: «Voleva condizionare Report». La replica è durissima, ma resta un mistero da chiarire

Sigfrido Ranucci

Il «pescivendolo di fiducia» aveva accesso anche alle email? È questa la domanda che rischia di trasformare in un nuovo caso politico e giornalistico i rapporti tra Italo Bocchino, Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Il conduttore di Report è tornato all’attacco dopo la diffusione di uno scambio di messaggi relativo a un’inchiesta televisiva del 2021 sulla centrale turbogas di Presenzano. Secondo la ricostruzione emersa nelle ultime ore, Bocchino avrebbe trasmesso a Lavitola alcune comunicazioni riguardanti il lavoro della redazione Rai. Un passaggio che Ranucci interpreta come il possibile tentativo di influenzare la propria trasmissione, mentre il direttore editoriale del Secolo d’Italia respinge categoricamente ogni accusa.

La vicenda assume un significato particolare perché proprio Lavitola, già protagonista di numerose controversie giudiziarie, è finito al centro di un’altra delicata inchiesta legata a Ranucci. Il giornalista, tuttavia, invita ora a guardare anche nella direzione opposta: chi avrebbe cercato di utilizzare i rapporti dell’ex faccendiere per intervenire su un’inchiesta televisiva? Una domanda alla quale, per il momento, le email conosciute non permettono di dare una risposta definitiva.

Ranucci attacca Bocchino: «Tentava di condizionare Report attraverso Lavitola»

Il punto di partenza risale al novembre 2021, quando la redazione di Report stava lavorando a un servizio sulla centrale turbogas di Presenzano, in provincia di Caserta. I giornalisti avevano cercato di intervistare Alfonso Gallo, titolare della Geko spa, società attiva nel settore energetico e coinvolta nella vicenda esaminata dalla trasmissione.

Gallo, preoccupato per le possibili conseguenze dell’intervista, si sarebbe rivolto a Italo Bocchino, con il quale intratteneva rapporti personali da molti anni. Bocchino gli avrebbe consigliato di non rilasciare dichiarazioni, trasmettendo inoltre la richiesta della redazione a una professionista della comunicazione affinché potesse assistere l’imprenditore.

Il passaggio controverso sarebbe avvenuto successivamente, quando Bocchino avrebbe inoltrato a Valter Lavitola lo scambio di email relativo all’inchiesta. Ranucci ha commentato pubblicamente la circostanza sostenendo che, qualora fosse confermata, rappresenterebbe un fatto grave. Secondo il conduttore, Bocchino avrebbe tentato di condizionare Report attraverso l’intervento di Lavitola.

Si tratta di un’interpretazione contestata dal diretto interessato. Il semplice inoltro di una comunicazione, infatti, non dimostra da solo l’esistenza di un tentativo di pressione sulla redazione né permette di stabilire quali fossero le intenzioni delle persone coinvolte.

Bocchino replica: «Non ho mai cercato di condizionare nessuno»

La risposta di Italo Bocchino non si è fatta attendere. Il direttore editoriale del Secolo d’Italia ha negato qualsiasi tentativo di interferire con il lavoro della trasmissione Rai, respingendo la lettura proposta da Ranucci. «Non ho mai cercato di condizionare nessuno», ha dichiarato, aggiungendo che le parole del giornalista denoterebbero «una scarsa serenità».

Lo scontro riporta inevitabilmente l’attenzione sul rapporto tra Bocchino e Lavitola. In passato, per ridimensionare la natura delle loro frequentazioni, Bocchino aveva definito l’ex faccendiere il proprio «pescivendolo di fiducia». Una descrizione che oggi torna al centro delle polemiche, alla luce della presunta trasmissione di comunicazioni relative a un’inchiesta giornalistica.

Il punto, tuttavia, non è stabilire se tra i due esistesse un rapporto personale, circostanza che non costituisce di per sé alcuna irregolarità. La questione riguarda piuttosto la finalità dell’eventuale inoltro delle email e l’uso che Lavitola avrebbe fatto delle informazioni ricevute.

Il mistero di «Magotony»: a chi vennero inoltrate le email?

C’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più intrigante. Secondo la ricostruzione emersa, Lavitola non avrebbe inoltrato direttamente a Sigfrido Ranucci le comunicazioni ricevute da Bocchino. Le avrebbe invece trasmesse a un contatto registrato nel proprio telefono con il nome «Magotony».

Chi si nasconde dietro questo soprannome? E perché quella persona avrebbe dovuto ricevere informazioni riguardanti un’inchiesta di Report? Sono interrogativi ancora aperti, ai quali non è possibile rispondere sulla base degli elementi disponibili. Non risulta accertato neppure che il destinatario abbia effettivamente utilizzato quelle comunicazioni per intervenire sul lavoro della trasmissione.

La distinzione è importante perché la presenza di un intermediario non dimostra automaticamente l’esistenza di una catena di pressioni. Per chiarire il significato dello scambio servirebbero ulteriori elementi sul destinatario, sul contenuto integrale delle comunicazioni e sulle eventuali iniziative successive.

Perché Report non intervistò Gallo: il dettaglio che cambia la ricostruzione

Un altro elemento merita attenzione: Alfonso Gallo, alla fine, non venne intervistato da Report. Un fatto che potrebbe apparire coerente con l’ipotesi di un intervento esterno, ma che trova una spiegazione differente nella ricostruzione della redazione.

Durante gli approfondimenti sarebbero infatti emersi nuovi elementi che non confermavano le ipotesi giornalistiche iniziali sul ruolo della Geko nella vicenda della centrale di Presenzano. L’intervista avrebbe quindi perso rilevanza ai fini del servizio, indipendentemente dai contatti tra Bocchino e Lavitola.

È proprio su questa differenza che si gioca la credibilità delle versioni contrapposte. Ranucci solleva il sospetto di un tentativo di condizionamento, Bocchino lo nega e gli elementi finora conosciuti non dimostrano che la redazione abbia modificato le proprie scelte a causa di pressioni esterne.

Resta però una domanda giornalisticamente rilevante: perché uno scambio di email relativo a un’inchiesta televisiva sarebbe arrivato nelle mani di Valter Lavitola e, successivamente, a quelle di un contatto identificato soltanto come «Magotony»? Finché non sarà chiarito quel passaggio, la polemica tra Ranucci e Bocchino continuerà ad avere un punto interrogativo al centro.