Il giallo della ricina a Pietracatella si concentra sempre più sulla possibilità che Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita siano state avvelenate intenzionalmente. Secondo le ultime indiscrezioni sugli accertamenti medico-legali, gli esami tossicologici avrebbero rilevato quantità particolarmente elevate della sostanza nei campioni biologici delle due vittime. Un elemento che rende meno convincente l’ipotesi di un’ingestione accidentale, mentre la Procura di Larino continua a indagare per duplice omicidio volontario. Sullo sfondo emergono anche le dichiarazioni di Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, che ha parlato apertamente di presunti tradimenti del genero Gianni Di Vita.
Le parole dell’uomo introducono un possibile movente sentimentale, ma non costituiscono una prova. Salvatore ritiene che il genero possa essere stato coinvolto in una vicenda più grande di lui, arrivando a ipotizzare l’intervento di un’altra persona. Gli investigatori, intanto, stanno approfondendo le frequentazioni e i rapporti personali all’interno della cerchia familiare, senza che siano state accertate pubblicamente responsabilità individuali.
Pietracatella, elevate quantità di ricina nel sangue delle due vittime
Gli accertamenti tossicologici condotti sui corpi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita avrebbero individuato concentrazioni significative di ricina. Il dato, se confermato nella sua esatta portata dagli atti medico-legali, rappresenterebbe un elemento importante per ricostruire le modalità dell’avvelenamento avvenuto durante le festività natalizie.
Ulteriori tracce della sostanza sarebbero state individuate su reperti sequestrati nell’abitazione familiare. Su questi materiali sono in corso approfondimenti specialistici che coinvolgono anche il Robert Koch Institute di Berlino. La presenza della tossina in casa potrebbe contribuire a ricostruire l’ambiente nel quale avvenne l’esposizione, ma non consente da sola di stabilire chi l’abbia introdotta o somministrata.
Resta inoltre da chiarire se madre e figlia abbiano assunto la sostanza nello stesso momento oppure in circostanze differenti. La quantità di ricina rilevata non permette, isolatamente, di individuare un responsabile o di ricostruire con certezza la sequenza degli eventi.
Il padre di Antonella: «Gianni Di Vita la tradiva da anni»
A Dentro la Notizia, Salvatore Di Ielsi ha lasciato intendere di essere venuto a conoscenza di presunte relazioni extraconiugali del genero. «Per una donna si deve arrivare a questo?», ha domandato, aggiungendo che, per quanto appreso nel corso degli anni, sarebbe stata piuttosto Antonella ad avere motivi per rimproverare il marito.
Il nonno delle vittime ha poi formulato un sospetto ancora più grave, sostenendo che Gianni Di Vita non avrebbe potuto organizzare da solo un eventuale avvelenamento. Lo ha definito «il bravo fesso», descrivendolo come una persona che, a suo giudizio, avrebbe potuto lasciarsi coinvolgere da qualcun altro.
Si tratta di accuse e interpretazioni personali che richiedono riscontri indipendenti. Non risultano dimostrati né un collegamento tra eventuali relazioni sentimentali e la morte delle due donne, né l’esistenza di un complice. Le dichiarazioni di Salvatore possono indicare una pista da approfondire, ma non stabiliscono responsabilità penali.
Perquisizioni negli uffici di Gianni Di Vita e nuovi sequestri
Negli ultimi giorni gli investigatori hanno effettuato ulteriori perquisizioni negli uffici di Gianni Di Vita, tra Pietracatella e Campobasso, acquisendo computer e documentazione. Gli accertamenti mirano a ricostruire contatti, frequentazioni e possibili circostanze rilevanti per l’inchiesta.
Di Vita, ascoltato più volte dagli investigatori, ha scelto per il momento di non affrontare pubblicamente il merito della vicenda. Ha dichiarato di sentirsi sereno e di voler parlare quando, insieme al proprio avvocato, riterrà opportuno farlo. La sua posizione deve essere distinta dai sospetti espressi dai familiari: le perquisizioni e le audizioni non costituiscono, di per sé, una dimostrazione di colpevolezza.
La Squadra Mobile di Campobasso, sotto il coordinamento della Procura di Larino, continua a raccogliere testimonianze e a verificare gli elementi acquisiti. Sono previsti ulteriori ascolti di amici, parenti e colleghi delle vittime, mentre non vengono escluse nuove attività investigative.
Il possibile movente sentimentale e la ricerca della verità
Le rivelazioni di Salvatore Di Ielsi si inseriscono in un’inchiesta che deve ancora chiarire due aspetti fondamentali: come la ricina sia arrivata alle vittime e chi possa aver avuto interesse a provocarne la morte. L’eventuale presenza di tensioni sentimentali potrebbe assumere rilievo soltanto se collegata a elementi concreti, come comunicazioni, testimonianze attendibili o risultati scientifici.
Per ora la pista dell’avvelenamento volontario appare quella maggiormente approfondita dagli inquirenti, mentre l’ipotesi accidentale viene considerata poco probabile. Il passaggio successivo sarà stabilire se i risultati tossicologici e le analisi sui reperti permettano di ricostruire una modalità di somministrazione compatibile con un’azione deliberata.
Le parole del nonno hanno riportato l’attenzione sui rapporti all’interno della famiglia, ma il mistero di Pietracatella resta aperto. La risposta decisiva dovrà arrivare dalle prove, non dai sospetti, per chiarire che cosa abbia provocato la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.







