Ventitré milioni di euro buttati al vento per i tablet del referendum lombardo del 2017: un disastro che grava sulle tasche dei cittadini

Un imponente investimento di denaro pubblico trasformato in una montagna di spazzatura elettronica invendibile e inutilizzabile. Nel 2017 la Regione Lombardia ha speso ben ventitré milioni di euro per acquistare oltre ventiquattromila dispositivi elettronici prodotti da Smartmatic, destinati al voto elettronico per il referendum sull’autonomia. Di fronte alle polemiche per i costi elevati, l’allora presidente Roberto Maroni assicurò che le macchine avrebbero poi trovato nuova vita nelle scuole come strumenti didattici. A distanza di quasi un decennio, la realtà racconta una storia completamente diversa fatta di fondi sperperati e fallimenti gestionali.

Dispositivi obsoleti e mai utilizzati

Oggi la Regione si ritrova ancora sul groppone quasi novemila di questi apparecchi e non sa letteralmente a chi darli. Chiamarli tablet è un eufemismo edulcorato: si tratta di strumenti dalla forma concava, pesanti e palesemente scomodi da trasportare negli zaini. Inoltre, funzionano con il sistema operativo Ubuntu, poco affine ai programmi operativi tradizionalmente usati negli istituti scolastici italiani. Fin dai primi mesi di consegna in comodato d’uso, molti dirigenti scolastici avevano segnalato l’incompatibilità dei software, la scarsa maneggevolezza dei touchscreen e perfino la mancanza di spazi fisici dove stoccarli.

Il fallimento del bando per la cessione gratuita dei tablet

I tentativi di sbarazzarsi di questa eredità costosa sono tutti miseramente falliti. Allo scadere dei cinque anni di comodato, la stragrande maggioranza degli enti e delle scuole ha chiesto di poter restituire i dispositivi rifiutando l’assegnazione definitiva. A fine 2025 la Regione ha persino pubblicato un avviso pubblico per regalare i circa novemila pezzi rimasti a chiunque fosse disposto a ritirarli. Un unico soggetto si era aggiudicato quasi tutto il lotto, per poi sparire nel nulla senza mai ritirare la merce. Risultato: a settembre l’assegnazione è decaduta, lasciando 8770 macchine a marcire nei depositi regionali.

La resa delle istituzioni di fronte al danno erariale

La vicenda è finita al centro del dibattito politico durante un recente question time in Consiglio regionale. Dall’opposizione sono giunte accuse severe sulla gestione fallimentare delle risorse pubbliche e sulla mancanza di trasparenza circa l’effettivo utilizzo dei tablet dagli anni scorsi a oggi. La risposta della Giunta è suonata come un’ammissione definitiva di resa: gli uffici regionali hanno confermato che si tratta di apparecchiature ormai totalmente obsolete, inservibili e non più in grado di operare, sancendo così il triste epilogo di uno spreco milionario a danno dei cittadini.