Addio al negozio sotto casa: saracinesche abbassate in due comuni su tre, Confesercenti chiede la costituzione delle Zes

La crisi chiude i negozi italiani

Sempre meno negozi. Una voragine economica da 16,7 miliardi. Ora Confesercenti chiede la costituzione della Zona economica speciale per gli esercizi di prossimità. Una misura straordinaria studiata per combattere la desertificazione commerciale. E lo fa con una proposta di legge di iniziativa popolare intitolata “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.

Servivano 50mila firme. L’associazione diretta da Nico Gronchi ne ha raccolte 56.611 che ha consegnato al sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento, Paolo Barelli.

La proposta ha ottenuto il sostegno bipartisan di oltre 200 rappresentanti istituzionali e politici, tra cui europarlamentari, senatori, deputati, presidenti di Regione, sindaci e consiglieri.

Il provvedimento che si spera possa diventare legge chiede la costituzione di aree urbane e territoriali in cui incentivare il mantenimento e l’apertura delle attività commerciali attraverso agevolazioni fiscali, sostegni finanziari e semplificazioni amministrative. Il testo prevede inoltre un Fondo dedicato e un Osservatorio nazionale presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, per monitorare il fenomeno e l’efficacia degli interventi.

La crisi dei piccoli esercizi commerciali

Dal 2019 ad oggi, dice Confesercenti, sono scomparse complessivamente 111.000 imprese del commercio al dettaglio e 24.000 bar. Questa contrazione ha travolto circa 72.000 attività di vicinato che garantiscono l’accesso ai beni e ai servizi essenziali per la vita quotidiana: panetterie, fruttivendoli, macellerie, edicole, farmacie, servizi alla persona e distributori di carburante. Il risultato sul territorio è drastico: in 5.103 comuni – quasi due su tre (circa il 64%) – è scomparsa del tutto almeno una tipologia di attività commerciale di prossimità.

La mappa dell’isolamento: dai servizi essenziali ai comuni “al buio”

La scomparsa dei negozi sotto casa va ben oltre la semplice comodità d’acquisto, impattando direttamente sull’autonomia delle persone e sulla coesione sociale. I dati ufficiali tracciano scenari di vero e proprio isolamento.

Sono 1.064 (su 7892) i Comuni che non dispongono più di alcun negozio di alimentari in sede fissa: oltre 1,5 milioni di residenti hanno difficoltà a fare la spesa quotidiana.

I Comuni dove non esiste neppure un bar sono 566, costringendo 265.000 cittadini a spostarsi in un altro municipio anche solo per un luogo di ritrovo o un caffè.

Quest’anno è salito a 2.572 il numero dei paesi che non ha un distributore di carburante, privando quasi 3 milioni di italiani della possibilità di fare rifornimento nel proprio Comune.

Ci sono poi 10,6 milioni di italiani in 4.884 comuni che non hanno un’edicola, mentre 8,4 milioni in 4.425 comuni vivono senza un fruttivendolo. Nei centri più piccoli, quasi un comune su due è privo di macelleria, 2,5 milioni di persone vivono in municipi privi di una tabaccheria.

Manca tutto, più di 8 milioni di italiani devono arrangiarsi

In oltre sei comuni su dieci (4.909 municipi, con 8,2 milioni di residenti), risultano assenti almeno 10 delle 21 tipologie di attività di vicinato fondamentali, dalla panetteria al fruttivendolo. In 2.741 comuni (abitati da 2,5 milioni di persone) mancano almeno 15 categorie di servizio. All’estremo della desertificazione si collocano 178 comuni italiani (con oltre 42.000 abitanti totali) in cui è completamente assente ciascuna delle 21 attività di base, mentre in altri 469 comuni (per circa 150.000 residenti) sopravvive al massimo un solo esercizio di vicinato.

Non solo borghi: la desertificazione colpisce anche le medie città

Se il fenomeno si manifesta in forme drammatiche nei centri sotto i 5.000 abitanti – che assorbono la totalità dei 566 comuni senza bar e dei 1.337 comuni senza barbiere o parrucchiere – il vuoto commerciale si sta estendendo anche alle realtà urbane medio-grandi.

Nei comuni con una popolazione compresa tra 15.000 e 50.000 abitanti, si contano 140 municipi senza panetteria specializzata, 138 senza pescheria, 97 privi di una libreria, 24 senza edicola e 8 privi di macelleria. Assenze di servizi fondamentali vengono registrate perfino nella fascia demografica compresa tra 50.000 e 250.000 abitanti.

La voragine economica: 16,7 miliardi sottratti ai circuiti locali

Oltre all’impatto sociale e al degrado urbano, la contrazione della rete distributiva tradizionale comporta un’imponente perdita economica per i territori. La riduzione dei negozi fisici, sommata al parallelo sviluppo delle grandi piattaforme internazionali di e-commerce, ha sottratto ai circuiti economici locali circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie. Un drenaggio che impoverisce le comunità, riduce la spesa locale e cancella migliaia di posti di lavoro legati al commercio di vicinato.