La morte di David Rossi, il manager del Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013, si arricchisce di un nuovo, drammatico capitolo. Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Gianluca Vinci, l’uomo sarebbe stato ucciso da un commando della ‘ndrangheta. L’aggressione, attuata da diverse persone, avrebbe portato alla caduta del dirigente e al successivo blocco dei soccorsi.
La nuova tesi emerge dall’analisi tecnica presentata dai carabinieri del Ris dell’Arma di Roma, tra cui il tenente colonnello Adolfo Gregori, Luca Gasparollo e Federico Zomparelli. Gli esperti hanno individuato la presenza di una o più persone all’ingresso di vicolo di Monte Pio proprio nei momenti successivi alla caduta. Attraverso lo studio delle luci delle auto in transito su via dei Rossi e dei relativi giochi di ombre sulla parete, la consulenza ha evidenziato dodici sagome antropomorfe compatibili con corpi umani in movimento, escludendo difetti digitali o artefatti visivi.
L’agonia di David Rossi durò venti minuti
Le immagini analizzate dai tecnici mostrano la comparsa delle ombre circa quattro minuti dopo la caduta di Rossi, un intervallo di tempo ritenuto compatibile con il tragitto necessario per scendere dall’ufficio del manager fino alla strada. Secondo le simulazioni, le persone presenti nel vicolo avrebbero avuto una visuale diretta sul corpo dell’ex dirigente.
Gli inquirenti della Commissione ipotizzano che i soggetti individuati siano gli stessi autori dell’aggressione, rimasti volutamente a presidiare l’area per accertarsi del decesso e impedire a eventuali passanti di prestare aiuto. Il parlamentare Vinci ha evidenziato come la vittima avrebbe potuto salvarsi se soccorsa tempestivamente, mentre ha vissuto una drammatica agonia durata oltre venti minuti. Soltanto quando il manager ha smesso di muoversi, i soggetti si sarebbero allontanati definitivamente dalla scena.
La pista della cosca Grande Aracri e i legami finanziari
La pista principale seguita dalla Commissione porta alle ramificazioni della ‘ndrangheta attiva tra il Reggiano, l’Emilia-Romagna e la bassa Lombardia, in particolare alla cosca Grande Aracri. L’ipotesi investigativa riguarda il tentativo del clan di intercettare parte dei fondi destinati da Monte dei Paschi di Siena alle sponsorizzazioni sportive locali.
Gli approfondimenti condotti in passato avevano rivelato la presenza sul cellulare di David Rossi di un numero collegato a un libretto bancario presso un istituto di Viadana, nel Mantovano, città in cui il dirigente si recava per seguire una squadra di rugby finanziata dall’istituto senese. Le recenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Salvatore Cortese e Giuseppe Giglio indicano che quel conto era intestato a prestanome della cosca Grande Aracri, confermando l’esistenza di un intreccio tra gli interessi del clan e i flussi finanziari gestiti dal manager.







