“Molta ansia”. “Mamma in panico per la cosa di Stasi”. “Stasi ha chiesto riapertura”. Frasi brevi, secche, appuntate sulle pagine di alcune Moleskine sequestrate dagli investigatori durante la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Parole che oggi la Procura di Pavia considera importanti per ricostruire lo stato mentale di Andrea Sempio, l’unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Le agendine sequestrate e i riferimenti continui al caso Stasi
Gli appunti trovati nelle agende personali di Sempio coprono soprattutto il periodo tra il 2019 e il 2021. Gli investigatori ritengono che quelle annotazioni mostrino un interesse costante e quasi ossessivo dell’indagato verso l’evoluzione giudiziaria del caso Alberto Stasi, l’ex fidanzato della vittima condannato in via definitiva a sedici anni.
Uno dei passaggi che gli inquirenti considerano più significativi riporta semplicemente: “2019 – molta ansia – 2 archiviazioni”. Una frase senza spiegazioni ma che, secondo chi indaga, farebbe riferimento proprio alle precedenti archiviazioni che avevano escluso Sempio dall’inchiesta. Poi arrivano le note ancora più esplicite.
Il 23 giugno 2020 compare la frase: “Stasi ha chiesto riapertura”. Il giorno successivo Sempio annota: “Mamma in panico per la cosa di Stasi”. E pochi giorni dopo torna sul tema: “Stasi pare punti sui capelli … lontano da noi”.
“Ho bruciato tutto”: la frase che inquieta gli investigatori
Gli investigatori hanno trovato questi scritti dentro una delle tante agendine personali sequestrate durante le perquisizioni. Ma c’è un dettaglio che continua a colpire gli inquirenti: della vita precedente al 2018 sembrano esserci pochissime tracce. Secondo la Procura, questo vuoto documentale potrebbe non essere casuale.
A rendere ancora più inquietante il quadro è una frase che Andrea Sempio avrebbe pronunciato parlando da solo mentre guidava la sua Panda: “Ho bruciato tutto, che hanno trovato?”. Un soliloquio captato durante le attività investigative e che oggi entra nel fascicolo della nuova indagine.
Gli appunti sulle Moleskine diventano centrali nell’inchiesta
Per gli investigatori quelle agendine rappresentano molto più di semplici diari personali. Gli inquirenti ritengono che raccontino paure, ossessioni e soprattutto il timore costante di tornare coinvolto nel delitto di Chiara Poggi.
La Procura sottolinea come dagli scritti emerga “un certo interesse all’iter processuale che riguarda Alberto Stasi”. Un’attenzione continua verso ricorsi, perizie, riaperture e sviluppi giudiziari legati all’ex fidanzato della vittima.
Secondo gli investigatori, Andrea Sempio seguiva il caso Garlasco con estrema attenzione anche nei periodi in cui ufficialmente sembrava fuori dall’inchiesta.
La nuova accusa della Procura di Pavia
Oggi, a quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia sostiene che proprio Andrea Sempio abbia ucciso la ventiseienne nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007.
Le agendine sequestrate si aggiungono agli altri elementi raccolti dagli investigatori: analisi genetiche, tracce digitali, consulenze criminologiche e ricerche online sul caso Garlasco.
Gli inquirenti considerano quegli appunti un tassello importante per ricostruire il comportamento dell’indagato negli anni successivi al delitto e il suo rapporto con l’inchiesta che per lungo tempo sembrava essersi definitivamente chiusa.
Resta fermo il principio di non colpevolezza: Andrea Sempio continua a respingere ogni accusa. Ma oggi quelle frasi appuntate sulle Moleskine — tra ansia, paura e riferimenti continui a Stasi — sono diventate uno degli elementi più delicati della nuova indagine sul delitto di Garlasco.







