Garlasco, Andrea Sempio confessa la paura di finire in carcere per un errore giudiziario: «La giustizia può sbagliare, sono due anni di follia»

Andrea Sempio

Andrea Sempio ha paura di diventare vittima di un errore giudiziario. Lo ha ammesso durante un’intervista a Porta a Porta, parlando delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Il 38enne teme che gli investigatori possano interpretare in modo sbagliato gli elementi raccolti contro di lui. Una prospettiva che lo preoccupa profondamente, soprattutto dopo quasi due anni trascorsi al centro di una vicenda giudiziaria che considera assurda.

«La paura di essere vittima di un errore c’è assolutamente», ha dichiarato Sempio, che continua a respingere ogni responsabilità nella morte della giovane. Per il delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni. La nuova inchiesta della Procura di Pavia ipotizza invece una responsabilità di Sempio.

«La giustizia può sbagliare»: il timore di Andrea Sempio

Sempio non contesta il diritto della magistratura di approfondire eventuali dubbi sul delitto. Ritiene però che gli investigatori debbano valutare attentamente ogni elemento prima di arrivare a conclusioni definitive.

«Se ci sono dei dubbi, se c’è qualcosa che non è stato svolto al 100%, magari sono stati anche commessi degli errori, è giusto rifare l’indagine e andare a verificare», ha spiegato.

Il 38enne ha poi ricordato la precedente indagine che lo aveva coinvolto, conclusa con un’archiviazione. «Francamente, per quello che è stato ad esempio il mio coinvolgimento anche nel 2016, io non vedo errori nelle indagini».

Nonostante questa convinzione, Sempio riconosce che anche la magistratura può commettere sbagli. «Il pensiero che possa esserci un errore da qualche parte è possibile», ha osservato, perché «la giustizia comunque è amministrata da uomini e quindi possono sbagliare».

«Se non credessero alle mie spiegazioni, sarebbe un errore»

Il timore principale riguarda la valutazione degli indizi che la Procura considera rilevanti. Sempio teme che una sua spiegazione possa non convincere gli inquirenti, anche quando lui la ritiene fondata.

«Ritengo che qualora uno degli elementi che oggi vengono puntati contro di me non venisse ritenuto spiegabile, quello secondo me sarebbe un errore».

È questa la prospettiva che lo spaventa maggiormente. Il 38enne sostiene di poter chiarire gli elementi contestati e teme che una valutazione diversa possa compromettere il suo futuro.

Nel corso dell’intervista ha raccontato anche il peso psicologico dell’inchiesta. «È difficile da far capire perché comunque sono passati quasi due anni. Per le persone questa è stata una vicenda che hanno visto in televisione, hanno seguito con interesse: colpi di scena e tutto. Però sono due anni che andiamo avanti, una follia».

Per chi segue il caso da casa, Garlasco rappresenta una successione di notizie e sviluppi investigativi. Per Sempio, invece, l’inchiesta costituisce una presenza costante nella vita quotidiana, accompagnata dall’incertezza sulle conseguenze giudiziarie.

«Il racconto non regge»: le contestazioni alla ricostruzione dell’accusa

Sempio ha criticato anche la ricostruzione che, secondo la sua interpretazione, emerge dagli atti dell’inchiesta. «Il racconto finale a me sembra tirato per i capelli», ha dichiarato.

L’indagato contesta soprattutto l’ipotesi di una sua presunta ossessione per Chiara Poggi. Richiama alcuni video che, a suo dire, nessuno avrebbe visionato e respinge l’idea di aver tentato un approccio telefonico con la ragazza.

Trova inoltre poco credibile l’ipotesi che Chiara gli abbia aperto la porta dopo aver ricevuto eventuali minacce. Sempio cita anche la ricostruzione di un possibile ingresso attraverso il cortile, dove avrebbe atteso che la giovane facesse uscire i gatti.

Gli animali, però, furono ritrovati all’interno dell’abitazione. «Il risultato finale secondo me non regge», conclude il 38enne, ribadendo la propria estraneità al delitto.

La difesa prepara le memorie sulle nuove consulenze

Intanto gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia stanno esaminando gli atti della Procura. I legali hanno coinvolto i propri consulenti per valutare le nuove relazioni tecniche e preparare eventuali osservazioni.

Tra i documenti figura la consulenza dell’antropologa forense Cristina Cattaneo e di Biagio Eugenio Leone. Gli esperti hanno analizzato l’intervallo tra le prime lesioni e la morte di Chiara Poggi.

Un’altra relazione, firmata da Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, riguarda le impronte di scarpe. Secondo i consulenti, le dimensioni di un modello Frau numero 42 sarebbero compatibili con quelle del piede di Sempio.

La difesa dovrà decidere quali conclusioni contestare e quali approfondimenti proporre. Il termine per depositare le memorie scade il 18 ottobre.

La paura di una condanna mentre proseguono gli accertamenti

Parallelamente continuano gli approfondimenti sull’attività dei Ris durante le prime indagini del 2007. Dagli atti emerge che Luciano Garofano, allora comandante del reparto di Parma, chiese di assistere come osservatore a due sopralluoghi nella villetta dei Poggi.

La magistrata Rosa Muscio, che seguiva l’inchiesta insieme al procuratore Alfonso Lauro, non autorizzò la sua partecipazione.

La posizione di Andrea Sempio resta al centro di un procedimento nel quale gli investigatori dovranno valutare gli elementi raccolti. Il 38enne conserva la presunzione di innocenza e continua a sostenere di non aver ucciso Chiara Poggi.

Le sue dichiarazioni non dimostrano l’esistenza di un errore giudiziario, ma raccontano la preoccupazione di chi teme una conclusione sbagliata. Una paura che Sempio ha deciso di esprimere pubblicamente, senza nascondere quanto l’inchiesta stia incidendo sulla sua vita.