Andrea Sempio non si sottoporrà a un nuovo interrogatorio davanti ai pubblici ministeri della Procura di Pavia e non presenterà dichiarazioni spontanee. La decisione è stata comunicata dai suoi difensori, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, secondo quanto riferito dall’Ansa. L’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, ha scelto di affidare la propria posizione alle consulenze tecniche preparate dal pool difensivo. Cinque documenti che, nelle intenzioni degli avvocati, dovrebbero contestare i principali elementi raccolti dagli investigatori. La scelta di non parlare con i magistrati arriva in una fase delicata dell’inchiesta, mentre si avvicina la conclusione degli accertamenti e si prospetta la possibilità di un processo.
Andrea Sempio non risponderà ai magistrati: la decisione della difesa
Gli avvocati hanno chiarito che Sempio non intende chiedere di essere interrogato entro il 18 ottobre, termine indicato per questa fase del procedimento. Non sono previste nemmeno dichiarazioni spontanee.
L’eventuale confronto diretto con i magistrati viene quindi rinviato a una fase successiva. Potrebbe avvenire durante l’udienza preliminare oppure, in caso di rinvio a giudizio, nel dibattimento.
Si tratta di una scelta processuale consentita dalla legge. Un indagato non ha l’obbligo di rispondere alle domande dei pubblici ministeri e il silenzio non può essere considerato una prova di colpevolezza.
La strategia di Taccia e Cataliotti appare orientata a privilegiare il confronto tecnico. I legali ritengono che le contestazioni della Procura possano essere affrontate attraverso analisi scientifiche, piuttosto che mediante dichiarazioni del loro assistito.
Cinque consulenze per contestare l’accusa: la promessa di Cataliotti
Il lavoro dei consulenti della difesa comprende cinque elaborati, dedicati ad alcuni degli aspetti più discussi dell’inchiesta.
Cataliotti ha spiegato che i documenti sono particolarmente approfonditi e che ciascuno può raggiungere le 70, 80 o persino 100 pagine. Il legale li ha descritti come il risultato di un’attività complessa, svolta da professionisti con competenze specialistiche.
Durante un intervento televisivo a Dentro la Notizia, l’avvocato ha manifestato grande fiducia nel lavoro svolto, sostenendo che i risultati permetteranno di contestare l’impianto accusatorio.
Tra gli elementi esaminati figurano le impronte delle scarpe rilevate nella villetta di via Pascoli e la cosiddetta impronta 33, individuata sulla parete della scala che conduce alla cantina.
La difesa considera questi accertamenti centrali per sostenere che Sempio non abbia partecipato all’omicidio.
Le impronte delle scarpe e la possibile incompatibilità con il piede di Sempio
Uno degli argomenti principali riguarda le impronte lasciate sul pavimento della villetta.
Secondo Cataliotti, le 25 tracce attribuite all’assassino sarebbero incompatibili con le dimensioni del piede di Andrea Sempio. Il legale sostiene che la calzatura che le avrebbe prodotte fosse sensibilmente più piccola rispetto a quella indossata dall’indagato.
L’avvocato ha anticipato che i consulenti hanno condotto verifiche specifiche per ricostruire le caratteristiche delle impronte e confrontarle con quelle del suo assistito.
Anche la criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta a La Vita in Diretta, ha attribuito particolare importanza a questo elemento, sostenendo che un’eventuale dimostrazione dell’incompatibilità potrebbe incidere profondamente sull’indagine.
Le valutazioni restano tuttavia posizioni espresse dalla difesa e dai commentatori. Per stabilirne la portata giudiziaria sarà necessario verificare la correttezza dei confronti e il collegamento delle impronte con l’autore del delitto.
L’impronta 33: i consulenti contestano le conclusioni della Procura
L’altro elemento al centro della strategia difensiva è l’impronta 33, rilevata sulla parete della scala interna dell’abitazione dei Poggi.
La traccia è stata oggetto di nuovi accertamenti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pavia, che ne sostiene la riconducibilità ad Andrea Sempio.
Cataliotti ha dichiarato che i consulenti della difesa sarebbero arrivati a conclusioni completamente diverse rispetto a quelle degli investigatori.
La contestazione riguarda sia l’attribuzione della traccia sia il suo possibile significato nella ricostruzione dell’omicidio.
Gli avvocati intendono dimostrare che gli elementi disponibili non consentono di collegare in maniera attendibile quell’impronta al loro assistito.
Il confronto tra le diverse valutazioni tecniche sarà uno dei passaggi più importanti della fase successiva dell’inchiesta.
Il mistero delle controanalisi sul Dna e i vecchi accertamenti del Ris
Parallelamente alla posizione di Sempio, gli investigatori stanno approfondendo alcune questioni relative agli accertamenti effettuati durante la prima indagine sul delitto.
Tra queste figurano presunte controanalisi sul Dna eseguite dal Ris nel 2007, che secondo la ricostruzione riportata dalla stampa avrebbero dato risultati negativi senza essere successivamente inserite nella documentazione processuale.
L’attenzione riguarda anche alcune comunicazioni elettroniche scambiate nel 2008 tra l’allora comandante del Ris Luciano Garofano e altri appartenenti all’Arma.
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire quali accertamenti fossero stati effettuati, chi ne conoscesse i risultati e quale utilizzo ne fosse stato fatto.
Uno dei punti più discussi riguarda i pedali della bicicletta di Alberto Stasi e le valutazioni sulla possibile presenza di tracce ematiche.
Secondo le ipotesi investigative riportate, alcuni risultati potrebbero non essere stati adeguatamente valorizzati durante la prima inchiesta. Si tratta di circostanze ancora da chiarire, che non consentono di affermare automaticamente l’esistenza di omissioni intenzionali.
Gli approfondimenti riguardano anche le informazioni a disposizione dell’allora pubblico ministero Rosa Muscio, che seguì le indagini della Procura di Vigevano.
Garlasco, le prossime mosse della Procura e il possibile processo
La difesa di Andrea Sempio punta a far valutare le cinque consulenze prima delle successive decisioni giudiziarie.
Gli avvocati sostengono che il lavoro scientifico svolto dai loro esperti possa mettere in discussione alcuni elementi considerati importanti dagli investigatori. La Procura dovrà esaminare i documenti e stabilire se siano necessari ulteriori accertamenti.
La prospettiva di un eventuale rinvio a giudizio resta al centro del procedimento. Spetterà al giudice competente valutare gli elementi presentati dalle parti e decidere se sussistano le condizioni per celebrare un processo.
Sempio, intanto, continua a dichiararsi estraneo all’omicidio di Chiara Poggi. Intercettato dai giornalisti mentre si recava a Roma per incontrare i propri consulenti, ha espresso fiducia nella possibilità di chiarire la sua posizione.
La sua scelta di non parlare con i pubblici ministeri rappresenta dunque una decisione difensiva, non una rinuncia a contestare le accuse.
A quasi vent’anni dal delitto, l’inchiesta continua a ruotare intorno a tracce scientifiche, ricostruzioni e accertamenti risalenti al 2007. Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio, mentre Andrea Sempio è indagato e beneficia della presunzione di innocenza.







