Garlasco, che fine hanno fatto tutti i reperti? Quali sono ancora disponibili, quali sono stati consumati e perché oggi alcuni non possono più essere analizzati

Chiara Poggi oggi avrebbe 45 anni

La Procura di Pavia ha costruito una parte importante della nuova indagine proprio sui reperti rimasti custoditi per quasi vent’anni. Ma quali sono ancora disponibili? Quali sono stati esauriti durante le analisi scientifiche? E quali, invece, non possono più offrire nuovi elementi? Ecco l’inventario ragionato dello stato attuale delle principali prove materiali del caso Garlasco.

Ogni grande inchiesta giudiziaria vive anche della propria memoria materiale. Nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi quella memoria è costituita dai reperti sequestrati nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007 e nei mesi successivi. Alcuni sono rimasti conservati per quasi vent’anni e oggi vengono sottoposti alle tecnologie più avanzate. Altri, invece, non esistono più nella forma originaria perché gli accertamenti irripetibili ne hanno consumato il materiale biologico disponibile. Altri ancora, pur essendo stati custoditi, non consentono più ulteriori verifiche. Capire quali prove siano ancora utilizzabili significa comprendere anche i limiti entro i quali si muove oggi la nuova inchiesta della Procura di Pavia.

I reperti ancora disponibili

La parte più consistente del materiale repertato nel 2007 è ancora custodita negli archivi giudiziari ed è proprio su questi oggetti che si è concentrato il maxi incidente probatorio disposto nel 2025.

Tra i reperti conservati figurano il contenuto della pattumiera della cucina, con il noto brik di Estathè, le confezioni dei Fruttolo, la scatola dei biscotti, il sacchetto dei cereali, il piattino della colazione e numerosi altri oggetti domestici recuperati nella villetta. Sono stati inoltre conservati decine di fogli para-adesivi contenenti le impronte rilevate all’epoca dal RIS, i tamponi biologici, alcuni frammenti di tessuto, il tappetino del bagno e altri reperti mai analizzati con le tecnologie oggi disponibili.

Proprio questi materiali hanno permesso ai periti nominati dal giudice di eseguire nuove analisi genetiche e dattiloscopiche con metodologie molto più sofisticate rispetto a quelle disponibili nel 2007.

I reperti consumati dagli accertamenti

Esistono però reperti che, per loro natura, non possono essere analizzati all’infinito. Ogni estrazione di DNA comporta infatti il consumo di una parte del materiale biologico presente sul campione. Se la quantità è minima, l’analisi può esaurire completamente la traccia disponibile.

È quanto accade frequentemente nei casi giudiziari più datati: il reperto continua a esistere fisicamente, ma la componente biologica utile alle nuove analisi risulta ormai consumata o insufficiente per ulteriori esami. Anche per questo motivo la Procura ha disposto il nuovo incidente probatorio con modalità particolarmente rigorose, consentendo alle parti di assistere direttamente alle operazioni per evitare qualsiasi contestazione sulla gestione del materiale residuo.

Le impronte: ci sono ancora, ma non tutto è recuperabile

Un capitolo a parte riguarda le impronte digitali. Le impronte repertate nel 2007 sono state conservate sui fogli para-adesivi utilizzati dal RIS. Questi supporti esistono ancora e sono stati riesaminati durante il nuovo incidente probatorio.

Diverso è il discorso relativo al DNA eventualmente presente sulle impronte stesse. Le recenti analisi hanno confermato che sui fogli di acetato non è stato possibile estrarre materiale genetico utilizzabile per comparazioni. In altre parole, il supporto contenente l’impronta è ancora disponibile, ma il DNA eventualmente presente non risulta più ricavabile con risultati utili.

I reperti che non esistono più nella forma originaria

Esistono poi materiali che non possono essere riesaminati semplicemente perché il supporto originario non è più disponibile. Uno dei casi più noti riguarda il frammento d’intonaco dal quale era stata rilevata la cosiddetta impronta 33 attribuita dalla Procura ad Andrea Sempio. Nel corso della nuova inchiesta gli investigatori hanno cercato quel reperto proprio per verificare l’eventuale presenza di DNA, ma il frammento non è stato rinvenuto negli archivi.

Rimangono quindi la documentazione fotografica, i rilievi e gli atti tecnici eseguiti all’epoca, ma non il supporto materiale sul quale eseguire nuove analisi genetiche. È uno degli esempi più evidenti di come il tempo possa incidere anche sulla disponibilità delle prove materiali.

Perché non tutti gli oggetti possono essere analizzati ancora

Molti lettori si chiedono perché non si continui semplicemente a ripetere gli esami. La risposta è scientifica prima ancora che giuridica. Ogni nuova analisi modifica inevitabilmente il reperto. Quando il materiale biologico è molto limitato, ogni estrazione riduce ulteriormente la quantità disponibile fino a esaurirla completamente.

Per questo motivo la legge prevede procedure particolarmente rigorose quando si affrontano accertamenti irripetibili: occorre scegliere con attenzione quali test effettuare e in quale ordine, evitando di compromettere definitivamente il reperto.

Il patrimonio investigativo che resta

Nonostante il tempo trascorso, il patrimonio probatorio del caso Garlasco rimane ancora considerevole. La nuova Procura ha potuto lavorare su decine di reperti conservati dal 2007, applicando tecnologie che all’epoca non esistevano. Al tempo stesso, però, alcuni limiti risultano ormai inevitabili: parte del materiale biologico è stata consumata dagli accertamenti precedenti, alcuni supporti originali non sono più disponibili e altre tracce hanno perso nel tempo la possibilità di offrire risultati scientificamente significativi.

È anche per questo che la nuova indagine non si fonda su un solo reperto, ma sull’incrocio di consulenze genetiche, impronte, dati telefonici, intercettazioni, documentazione investigativa e ricostruzioni cronologiche. Dopo quasi vent’anni, nessun elemento può più essere letto isolatamente: ogni reperto conserva valore solo se inserito nel quadro complessivo delle prove raccolte.