Garlasco, c’è una famiglia che torna improvvisamente al centro dell’attenzione mediatica, quella delle gemelle Cappa. Non perché qualcuno dei suoi componenti sia indagato, ma perché il suo nome attraversa da sempre la storia dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. È la famiglia Cappa: il padre Ermanno, noto avvocato; la madre Maria Rosa, sorella di Giuseppe Poggi; e le figlie Paola e Stefania, le gemelle diventate note alle cronache come le “gemelle K”.
Ora Paola e Stefania Cappa sono state convocate per essere sentite domani dalla Procura di Pavia come persone informate sui fatti nell’ambito della nuova indagine che vede Andrea Sempio accusato di concorso in omicidio. Sarà ascoltato anche Marco Poggi, fratello della vittima e amico dello stesso Sempio. Un’accelerazione che arriva quando l’inchiesta sembra ormai avvicinarsi alle battute finali.
Garlasco, le gemelle Cappa convocate dalla Procura di Pavia
Le due cugine di Chiara Poggi non sono indagate e non lo sono mai state. Proprio per questo la loro convocazione assume un peso particolare: non cambia il loro status, ma segnala la volontà degli inquirenti di tornare su alcuni passaggi rimasti sospesi nella ricostruzione di quei giorni.
Paola e Stefania Cappa avevano un legame familiare diretto con Chiara. Erano figlie di Maria Rosa Poggi, sorella del padre della vittima. I rapporti tra le famiglie, secondo quanto emerso negli anni, non sarebbero però stati sempre idilliaci, anche se nei mesi precedenti al delitto Chiara avrebbe riallacciato i contatti soprattutto con Stefania.
Uno degli elementi spesso ricordati riguarda il fatto che la famiglia Cappa avrebbe avuto il doppione delle chiavi della casa di via Pascoli. Un dettaglio che non equivale a un’accusa, ma che negli anni ha continuato ad alimentare domande, ricostruzioni e sospetti mediatici attorno a un caso già segnato da troppe zone d’ombra.
Paola Cappa, il tentato suicidio e il racconto della violenza subita
Il giorno dell’omicidio, Paola Cappa stava attraversando un momento personale molto difficile. Era in lotta con l’anoressia e si stava riprendendo da un tentativo di suicidio avvenuto l’11 agosto, appena due giorni prima della morte di Chiara.
Subito dopo il delitto, davanti alle telecamere, Paola raccontò anche di aver subito una violenza sessuale da bambina. Una vicenda che, secondo quanto emerso nel tempo, non sarebbe stata denunciata e sulla quale non sarebbero stati svolti approfondimenti investigativi tali da chiarirne pienamente contesto e responsabilità.
La telefonata di Stefania a Chiara che non risulta nei tabulati
Tra i dettagli ancora discussi c’è anche la presunta telefonata fatta da Stefania Cappa a Chiara Poggi il giorno prima dell’omicidio. Stefania raccontò di aver chiamato la cugina il 12 agosto per fissare un appuntamento per il giorno successivo. La versione sull’orario, però, cambiò nel giro di pochi giorni: prima intorno a mezzogiorno, poi in tarda mattinata, infine un più prudente “non ricordo a che ora”.
Il punto più delicato è un altro: dai tabulati a disposizione degli investigatori non risulterebbe alcuna chiamata da casa Cappa a casa Poggi. Anche questo, da solo, non dimostra nulla. Ma resta uno di quei dettagli che, a distanza di 18 anni, continuano a pesare nella memoria del caso.
Il fotomontaggio davanti alla villetta
Le gemelle Cappa finirono al centro dell’attenzione già nei giorni successivi al delitto per un episodio diventato celebre. Davanti al cancello della villetta di Chiara lasciarono un mazzo di fiori e una fotografia in cui apparivano insieme alla cugina. L’immagine, però, si rivelò poi un fotomontaggio.
La scoperta suscitò critiche e alimentò letture velenose sul comportamento delle due sorelle. In un caso dominato fin dall’inizio dall’attenzione morbosa dei media, quel gesto venne interpretato da alcuni come una ricerca di visibilità, da altri come un modo maldestro e forse immaturo di costruire un ricordo familiare.
Nello stesso periodo fece discutere anche una frase attribuita a Paola Cappa, secondo cui Chiara sarebbe stata probabilmente uccisa da un ragazzo che aveva respinto e bisognava quindi indagare sulla pista passionale. Una lettura che oggi torna a fare rumore, perché la nuova inchiesta su Andrea Sempio ruota anche attorno all’ipotesi di un movente legato a un presunto rifiuto.
Il messaggio vocale e l’ombra su Alberto Stasi
A riaccendere l’attenzione sulle gemelle è stato anche un messaggio vocale che Paola Cappa avrebbe inviato all’amico Francesco Chiesa Soprani. In quel messaggio, secondo quanto riportato, Paola avrebbe sostenuto che lei e la sorella furono in qualche modo “ingaggiate” dai carabinieri di Vigevano per aiutare a incastrare Alberto Stasi.
È una frase pesante, da maneggiare con cautela. Stasi, allora fidanzato di Chiara, è stato condannato in via definitiva per l’omicidio. La nuova indagine su Sempio, però, ha riaperto il dibattito su molti elementi già passati al vaglio dei processi, alimentando nuove domande e nuove letture.
Cosa fanno oggi Paola e Stefania Cappa
Oggi Paola e Stefania Cappa hanno 42 anni e vite molto diverse. Stefania è avvocata, specializzata in diritto penale societario e diritto sportivo. Dopo la laurea a Pavia e un master a Milano, ha costruito una carriera in ambito legale e sportivo, ricoprendo incarichi in diverse federazioni. Fa parte anche della Commissione Sport ed Eventi del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e ha fondato l’associazione AINER, dedicata ai neonati con reflusso gastroesofageo.
Paola ha seguito invece una strada legata al mondo del food. Fotografa, stylist e scrittrice gastronomica, si occupa di reportage nelle cucine di chef e pasticceri, promuovendo una cucina naturale e macrobiotica. Una traiettoria lontana dalla cronaca nera, almeno fino a quando il caso Garlasco è tornato a bussare alla porta della famiglia.
Il ruolo di Fabrizio Corona
Nel racconto mediatico delle gemelle Cappa compare anche Fabrizio Corona. Nell’agosto 2007, l’ex re dei paparazzi cercò di avvicinare le due sorelle proponendo visibilità televisiva e possibili cachet. Il padre Ermanno Cappa, secondo quanto emerso, avrebbe spiegato a Paola che era necessario ascoltare quelle proposte, proprio perché la famiglia si trovava “nell’occhio del ciclone”.
Il nome di Corona è tornato anche più recentemente, dopo un incontro con l’avvocato Cappa in piazza Gae Aulenti, a Milano. Alcuni frammenti del dialogo sarebbero stati origliati, ma il contenuto reale di quell’incontro e le ragioni di un appuntamento in un luogo così pubblico restano poco chiari.
Perché la convocazione può pesare sull’inchiesta
La convocazione delle gemelle Cappa e di Marco Poggi non trasforma nessuno di loro in indagato. Ma segnala che la Procura vuole chiudere il cerchio ascoltando o riascoltando chi, per legami familiari, rapporti personali e memoria dei giorni precedenti al delitto, può ancora fornire elementi utili.
Nel caso Garlasco ogni dettaglio ha sempre generato interpretazioni contrapposte. Una telefonata che non risulta, un fotomontaggio, una frase detta davanti alle telecamere, un rapporto familiare non lineare, un messaggio vocale emerso anni dopo: tutto diventa materiale incandescente.
A 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il ritorno delle gemelle Cappa davanti agli inquirenti aggiunge un nuovo capitolo a una vicenda che sembrava chiusa e invece continua a produrre domande. Questa volta, però, la Procura dovrà distinguere con precisione ciò che appartiene alla suggestione mediatica da ciò che può davvero avere un peso giudiziario.







