Garlasco chiuse le indagini diciotto anni dopo il delitto. La Procura di Pavia mette nero su bianco la sua convinzione: “Chiara Poggi è stata uccisa da Andrea Sempio”. Con la notifica dell’atto di chiusura delle indagini preliminari, i magistrati compiono il passo più pesante e simbolico dell’intera nuova inchiesta sull’omicidio del 13 agosto 2007.
Per gli investigatori non ci sono più soltanto sospetti, anomalie o dubbi da approfondire. Esiste ormai un quadro indiziario che porta diritto al vecchio amico di Marco Poggi, il ragazzo che per anni era rimasto ai margini del caso e che oggi diventa, ufficialmente, il presunto assassino della ventiseienne trovata morta nella villetta di via Pascoli.
Le intercettazioni che cambiano tutto
Al centro dell’inchiesta ci sono soprattutto le intercettazioni ambientali registrate il 14 aprile 2025 all’interno dell’auto di Andrea Sempio. Un soliloquio captato da una microspia, circa un mese dopo che il trentottenne aveva scoperto di essere di nuovo indagato.
Secondo la Procura, quelle parole rappresentano uno dei punti più forti dell’accusa. Sempio parla dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, racconta un possibile approccio respinto dalla ragazza e ricostruisce una telefonata che, per gli inquirenti, contraddirebbe la versione fornita per anni.
«Lei ha detto: “non ci voglio parlare con te”», avrebbe detto Sempio imitando una voce femminile. Poi ancora: «Io gli ho detto “riusciamo a vederci?”». E infine: «Lei mi ha messo giù… ah ecco che fai la dura».
Frasi che per gli investigatori non sarebbero semplici fantasie o pensieri confusi, ma il racconto di un rapporto diverso da quello sempre sostenuto pubblicamente.
Il mistero della pendrive con i video intimi
C’è però un dettaglio che gli inquirenti considerano ancora più inquietante. Nel corso di quel monologo Sempio farebbe riferimento a una pendrive contenente i video intimi di Chiara e Alberto.
«Io ce l’ho dentro la penna», avrebbe detto.
Per la Procura quel passaggio pesa enormemente, perché fino a questo momento nessuno aveva mai parlato pubblicamente della presenza di quei file su una chiavetta usb. Chiara li avrebbe copiati e poi cancellati. Secondo gli investigatori, soltanto qualcuno che li aveva visti direttamente su quel supporto poteva sapere della loro esistenza.
Ed è proprio qui che l’accusa ritiene di avere trovato uno degli elementi più forti contro Sempio.
Le telefonate e il presunto rifiuto di Chiara
Per anni Andrea Sempio aveva spiegato le chiamate effettuate a casa Poggi come semplici tentativi di cercare Marco, suo amico storico. Una versione che già all’epoca aveva lasciato perplessi alcuni investigatori, ma che non venne mai approfondita davvero.
Ora però le intercettazioni sembrano raccontare altro. Per la Procura, quelle parole suggerirebbero che Sempio avesse cercato un contatto diretto con Chiara e che lei lo avesse respinto.
Un possibile movente relazionale che si intreccia con i video intimi, con il contenuto delle telefonate e con una serie di elementi che gli investigatori stanno rileggendo sotto una luce completamente diversa rispetto al passato.
Il Dna, le ricerche online e l’impronta “33”
L’accusa non si basa soltanto sulle intercettazioni. I pm parlano di un quadro costruito attraverso molti elementi diversi.
C’è il Dna trovato sulle mani di Chiara Poggi, ci sono le ricerche effettuate da Sempio negli anni sul caso Garlasco e sul Dna mitocondriale, proprio mentre si celebravano i processi d’appello contro Alberto Stasi.
Secondo gli investigatori, il trentottenne avrebbe cercato informazioni sul Dna e sulle analisi scientifiche in un periodo in cui il suo nome non era ancora noto pubblicamente come possibile sospettato.
Poi c’è la famosa impronta “33”, che la Procura attribuisce a una mano “bagnata”, e il tema del tappetino della cucina, che secondo i magistrati sarebbe stato sollevato e arrotolato prima dell’uso del luminol, alterando così parte della scena del crimine.
Il sospetto sullo scontrino di Vigevano
Gli investigatori contestano anche il vecchio alibi dello scontrino di Vigevano, che nel 2007 contribuì a escludere Sempio dalle indagini.
Secondo la nuova ricostruzione, alcune intercettazioni familiari suggerirebbero che quello scontrino possa non dimostrare realmente la presenza del ragazzo fuori da Garlasco nell’orario del delitto. La Procura ipotizza persino che quel ticket possa essere stato prodotto dalla madre.
Anche alcuni appunti scritti dal padre Giuseppe Sempio finiscono ora sotto la lente degli inquirenti, soprattutto per le contraddizioni sul tema della bicicletta vista in via Pascoli la mattina dell’omicidio.
La difesa: “Intercettazioni fumose”
La difesa respinge completamente la ricostruzione accusatoria. L’ex legale di Sempio, Massimo Lovati, definisce le intercettazioni “fumose, piene di interruzioni e non contestualizzabili”.
Lovati attacca anche il metodo seguito dalla Procura: «Non si può sbattere il mostro in prima pagina senza valutarne le conseguenze».
Secondo l’avvocato, l’inchiesta non sarebbe affatto chiusa e potrebbe addirittura portare a una proroga delle indagini preliminari. «La posizione di Sempio verrà archiviata», sostiene.
La difesa di Stasi: “Quadro indiziario corposo”
Di segno opposto la posizione dei legali di Alberto Stasi. L’avvocata Elisabetta Aldrovandi parla apertamente di “quadro indiziario corposo” contro Andrea Sempio e lascia intendere che la strada verso una richiesta di revisione della condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi sia ormai sempre più vicina.
«Per chiedere la revisione servono prove nuove», spiega la legale, «ma penso che questa vittoria sia vicina».
Parole che fotografano perfettamente il terremoto giudiziario che sta travolgendo uno dei casi di cronaca nera più discussi della storia italiana.
Garlasco chiuse le indagini, si torna al punto zero
Il risultato è che il delitto di Garlasco sembra tornato improvvisamente al punto di partenza. Con una differenza enorme: oggi la Procura di Pavia sostiene apertamente che il killer non sia Alberto Stasi, ma Andrea Sempio.
Una tesi che dovrà reggere davanti a un giudice e che inevitabilmente riapre tutte le domande rimaste sospese per quasi vent’anni: cosa accadde davvero quella mattina nella villetta di via Pascoli? Chi conosceva l’esistenza dei video intimi? E perché, secondo gli investigatori, soltanto adesso stanno emergendo dettagli che nessuno avrebbe dovuto conoscere?







