Crans-Montana: trecentomila euro, solo per cominciare. È il primo conto che l’Italia presenta alla Svizzera dopo il rogo del Constellation, l’incendio che il primo gennaio ha provocato sei morti e quattordici feriti, colpendo duramente famiglie italiane e aprendo un caso diplomatico, sanitario e giudiziario tra Roma e Berna.
La cifra compare nella richiesta di costituzione di parte civile depositata dall’avvocato Romain Jordan per conto di Palazzo Chigi. Non si tratta ancora del conto finale, ma di una prima quantificazione dei danni, limitata per ora alle spese sostenute dal Dipartimento della Protezione civile nelle ore e nei giorni immediatamente successivi alla tragedia.
Crans-Montana: il conto dell’Italia dopo il rogo
L’Italia chiede il riconoscimento di un danno diretto al patrimonio dello Stato. Nella richiesta vengono indicate le spese affrontate per garantire assistenza immediata ai feriti, trasferire i pazienti più gravi negli ospedali italiani, rimpatriare le salme e inviare personale sanitario, tecnico e psicologico sul posto.
Il solo volo di Stato del 5 gennaio, organizzato per riportare in Italia le vittime, è costato 120mila euro. Il velivolo dell’Aeronautica militare ha effettuato il trasporto da Sion a Linate, con cinque bare: quattro dirette a Milano e una verso Roma-Ciampino.
A questa somma si aggiungono circa 70mila euro per gli elicotteri impiegati nel trasferimento di undici feriti al Niguarda di Milano, tre già nella notte di Capodanno e gli altri nei giorni successivi. Altri 45mila euro riguardano le squadre mobilitate per il sostegno psicologico, mentre oltre 30mila euro sono legati al personale della Protezione civile attivato nell’emergenza.
Una cifra provvisoria destinata a crescere
I 300mila euro rappresentano solo il primo livello della richiesta. Nel documento si precisa infatti che la cifra dovrà essere integrata con le spese sostenute da altre amministrazioni e dalle Regioni, in particolare per i costi sanitari legati alla cura dei feriti.
Il punto è delicato, perché l’Italia non vuole che il peso economico della tragedia ricada sulle famiglie o, in seconda battuta, sul sistema sanitario nazionale senza una verifica delle responsabilità. La costituzione di parte civile serve proprio a questo: chiedere che anche lo Stato italiano venga riconosciuto tra i soggetti danneggiati dal disastro.
Il ruolo dell’avvocato Romain Jordan
A rappresentare Palazzo Chigi nel procedimento svizzero è Romain Jordan, avvocato che segue già diverse famiglie dei ragazzi coinvolti nel rogo. Jordan è entrato nella vicenda fin dall’inizio ed è stato protagonista di uno scontro con i legali di Jacques e Jessica Moretti, titolari del Constellation.
È stato lui a promuovere un sito multilingue, anche in italiano, per raccogliere documenti, fotografie e video legati alla strage. Un’iniziativa contestata dai legali dei Moretti come forma di “giustizia privata”, ma che i magistrati svizzeri hanno ritenuto legittima.
Ora toccherà proprio alla giustizia elvetica decidere se ammettere l’Italia come parte civile. Il via libera non è automatico.
Il nodo delle fatture sanitarie
La richiesta italiana arriva mentre Roma e Berna cercano di ricucire dopo le polemiche scoppiate per l’invio delle richieste di rimborso delle cure mediche sostenute dagli ospedali svizzeri per i feriti italiani.
Il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ha assicurato che le famiglie non dovranno pagare nulla. Ma per il governo italiano questo non basta. Roma chiede che quelle fatture non vengano inviate neppure al ministero della Salute italiano, come avverrebbe normalmente in base ai meccanismi di rimborso tra Paesi.
Un regolamento europeo consente una soluzione diversa, ma serve un accordo tra Stati. E Berna deve ancora decidere se accettare questa strada.
Una tragedia diventata caso diplomatico
Il rogo di Crans-Montana non è più soltanto una vicenda giudiziaria svizzera. È diventato un caso internazionale, con famiglie distrutte, feriti ancora da assistere, responsabilità da accertare e spese pubbliche da recuperare.
L’Italia, con questa prima richiesta da 300mila euro, mette un punto politico e giuridico: l’emergenza è stata affrontata subito, con mezzi, uomini e risorse dello Stato. Ora qualcuno dovrà spiegare chi deve pagare davvero il conto.







