Garlasco, cosa hanno detto davvero le gemelle Cappa ai carabinieri: Sempio mai conosciuto, i video di Chiara e le paure per i furti

Le gemelle Cappa

Le gemelle Cappa sono entrate e uscite dalla caserma Montebello di via Vincenzo Monti a Milano senza farsi vedere dai giornalisti appostati fuori. Un dettaglio che, in un caso come Garlasco, è bastato per alimentare sospetti, retroscena e teorie. Ma nei verbali di sommarie informazioni redatti dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano c’è scritto tutto: Paola Cappa è entrata alle 10.40 ed è uscita alle 12.20, mentre Stefania Cappa è stata ascoltata dalle 13.30 alle 15.30. Audizioni separate, domande mirate, ricordi che tornano dopo quasi diciannove anni e un punto fermo: nessuna delle due, secondo quanto riferito agli investigatori, aveva mai conosciuto Andrea Sempio.

Paola Cappa ha spiegato di non avere mai sentito nominare Sempio prima della nuova indagine. Stefania ha detto di non averlo mai visto, mai incontrato e mai sentito nominare direttamente. Il suo nome, secondo il suo racconto, sarebbe emerso per la prima volta nel 2017, quando il caso tornò a muoversi attorno all’amico di Marco Poggi. Ma in quel periodo Stefania viveva già a Milano, era vicina al matrimonio e non seguì in modo particolare gli sviluppi dell’inchiesta.

Stefania Cappa e gli ultimi pomeriggi con Chiara

Tra le due sorelle, Stefania era quella più vicina a Chiara Poggi. Non la descrive come la sua migliore amica, ma racconta un rapporto abbastanza stretto, fatto di confidenze, visite pomeridiane e conversazioni semplici. Qualche volta, durante la settimana, andava a trovarla verso le 15 o le 15.30 e restava fino alle 16.30 o alle 17. Avrebbe dovuto incontrarla anche lunedì 13 agosto 2007, il giorno dell’omicidio. Le due si erano sentite al telefono per organizzarsi. Stefania racconta che quel fine settimana era uscita con un ragazzo e che probabilmente lei e Chiara avrebbero passato il pomeriggio a parlare proprio di quella esperienza.

È un dettaglio umano, piccolo, ma terribile se letto oggi. Chiara, nelle ore successive, non avrebbe mai avuto quel pomeriggio. E Stefania, diciannove anni dopo, si trova a ricostruire davanti agli investigatori non solo quello che ricorda, ma anche quello che avrebbe dovuto accadere e non accadde mai.

I video intimi con Alberto Stasi

Nel verbale emerge anche il tema dei video intimi girati da Chiara Poggi con Alberto Stasi. Stefania conferma che Chiara gliene parlò con naturalezza, senza apparente disagio. Non ebbe mai l’impressione che quei filmati fossero stati realizzati controvoglia. Il punto è importante perché nella nuova indagine il tema dei video viene riletto come possibile movente o come elemento capace di spiegare un’eventuale ossessione maturata attorno alla vita privata di Chiara.

Stefania ricorda anche un episodio legato a un regalo di Natale. Chiara la portò in camera per mostrarle un completino molto osé ricevuto da Stasi. Lei lo trovò forse eccessivo e manifestò il proprio disappunto. Chiara, secondo il racconto, appariva un po’ delusa, non tanto per il regalo in sé, quanto perché quello sarebbe stato l’unico dono ricevuto da Alberto per Natale. La cugina aggiunge poi che Chiara, qualche volta, si lamentava di sentirsi esclusa dal giro di amicizie del fidanzato.

La paura dei ladri e l’allarme in via Pascoli

Il dettaglio che più colpisce negli ultimi ricordi di Stefania riguarda la paura dei furti. In quei giorni la famiglia Poggi era partita per il Trentino e Chiara era rimasta sola nella villetta di via Pascoli. Stefania racconta di aver trascorso con lei alcuni pomeriggi in cucina o sotto il portico, vicino a un dondolo o a una panca. A un certo punto, le due sentirono suonare un allarme all’esterno. Chiara corse fuori in strada, ancora in ciabatte e pigiamino bianco, visibilmente spaventata.

Alla domanda della cugina, avrebbe spiegato di voler controllare che non ci fossero ladri in giro, perché la famiglia aveva già subito diversi furti. Stefania colloca l’episodio qualche giorno prima del delitto, senza riuscire a fissare una data precisa. È una scena che restituisce una Chiara vigile, preoccupata, consapevole della vulnerabilità della casa in quei giorni d’agosto.

Paola Cappa e i ricordi frammentati

Il verbale di Paola Cappa ha un tono diverso. Lei stessa spiega agli investigatori che nel 2007 soffriva di anoressia nervosa ed era “bombardata di farmaci”. Per questo ricorda poco di quel periodo, ma alcuni frammenti restano nitidi. Ricorda, ad esempio, che Chiara andò a trovarla in ospedale dopo un’operazione al ginocchio. Ricorda anche che, pochi giorni prima del delitto, Chiara si presentò a casa sua per vederla, ma lei si chiuse in camera e rifiutò di incontrarla.

Stefania precisa che in quel periodo Paola non voleva avere contatti con nessuno e che Chiara non si offese, perché conosceva la situazione. È un passaggio che racconta anche il clima familiare di allora: rapporti affettuosi, ma attraversati da fragilità, distanze, condizioni personali difficili.

Il delitto come tabù familiare

Entrambe le sorelle confermano che, in famiglia, l’omicidio di Chiara è rimasto a lungo un argomento tabù. Se ne parlava poco, quasi mai davvero. Il dolore, le tensioni, la pressione mediatica e giudiziaria hanno congelato per anni ricordi e domande. Anche per questo i verbali del 2026 assumono un peso particolare: non sono soltanto atti investigativi, ma tentativi di rimettere ordine in una memoria familiare rimasta sospesa.

La vacanza a Londra e i dubbi di Paola

Uno dei punti più delicati riguarda la vacanza a Londra con Alberto Stasi. Secondo Paola, Chiara le avrebbe raccontato che durante quel viaggio non aveva avuto rapporti intimi con lui. Una circostanza che a Paola sembrò strana. Ricorda che Chiara era andata a Londra a trovare Alberto insieme al suo migliore amico Marco Panzarasa, lo stesso Panzarasa con cui Stefania studiava ogni tanto e che i carabinieri, nel 2008, le fecero chiamare per farlo andare a casa sua.

Di quella vacanza, invece, Stefania conserva un ricordo diverso: Chiara non vedeva l’ora di mostrarle le foto. Non fece però in tempo. È un altro dettaglio che, nel linguaggio freddo dei verbali, diventa una piccola frattura emotiva: una cosa normale, quasi banale, rimasta per sempre incompiuta.

Stasi, Serena Spalla e le impressioni di Paola

Paola racconta anche un’impressione legata al giorno del funerale di Chiara. Dice di avere conosciuto Alberto Stasi proprio in quell’occasione e ricorda che fosse insieme a Serena Spalla di Tromello, una ragazza che lei conosceva perché era stata sua compagna di classe alle elementari o alle medie. Paola riferisce di avere avuto la sensazione che Stasi e Serena si fossero messi insieme subito dopo il funerale della cugina.

Gli investigatori le chiedono chi glielo avesse detto. Paola chiarisce che non si trattava di una confidenza diretta né di una notizia certa, ma soltanto di una sua impressione, poi diventata ai suoi occhi più plausibile leggendo articoli sulla vicenda. Anche questo passaggio va quindi letto per ciò che è: una percezione personale, non un elemento accertato.

Le avances respinte e il trauma personale di Paola

Nel 2007 Paola aveva ipotizzato davanti ai carabinieri che l’omicidio potesse essere nato da avances respinte da Chiara, forse da parte di colleghi di lavoro presenti o passati. Nel nuovo verbale, gli investigatori le chiedono da dove nascesse quella supposizione. Paola spiega che si trattava di un’ipotesi formulata d’istinto, per cercare di dare una spiegazione a qualcosa che sembrava incomprensibile.

Aggiunge un elemento doloroso e personale: racconta di essere stata vittima di abusi da bambina, senza averne mai parlato alla famiglia. Per questo aveva immaginato che anche Chiara potesse avere vissuto qualcosa di simile senza confidarsi con nessuno. Quanto ai colleghi di lavoro, precisa che erano solo supposizioni, senza alcun elemento concreto e senza volontà di accusare qualcuno.

Marco Poggi, la famiglia e Andrea Sempio

Con Marco Poggi, le due sorelle non avevano rapporti particolarmente stretti. Paola lo descrive come più piccolo e molto riservato. Nessuna delle due riferisce confidenze specifiche su Andrea Sempio. Anzi, come detto, entrambe negano di averlo conosciuto o frequentato. È un punto che pesa perché la nuova inchiesta ruota anche attorno alle amicizie di Marco, all’accesso alla casa di via Pascoli e al possibile ruolo di Sempio nella vita quotidiana di quel gruppo.

Il dato, per ora, è questo: per le gemelle Cappa, Andrea Sempio non faceva parte del loro orizzonte personale. Non era un nome familiare, non era una presenza ricordata, non era qualcuno associato a Chiara.

Perché questi verbali contano nella nuova indagine

Le dichiarazioni di Paola e Stefania Cappa non chiudono il caso Garlasco, ma aggiungono materiale a una mappa già complicatissima. Da una parte confermano il rapporto importante tra Chiara e Alberto Stasi, pur con qualche ombra legata a esclusioni, piccoli malumori e dinamiche intime. Dall’altra riportano l’attenzione su alcuni temi oggi centrali: i video, la casa lasciata vuota, la paura dei ladri, le frequentazioni di Marco, il silenzio familiare e le ipotesi mai approfondite fino in fondo.

Il risultato è un quadro più umano e insieme più inquieto degli ultimi giorni di Chiara Poggi. Una ragazza innamorata, riservata, pronta a vedere la cugina per parlare di un ragazzo, preoccupata per i furti in casa, curiosa di mostrare le foto di Londra e finita, diciannove anni dopo, ancora al centro di un’indagine che prova a rimettere insieme ogni frammento rimasto sospeso.

Andrea Sempio resta indagato e va considerato innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Le parole delle gemelle Cappa non cancellano nulla da sole, ma aiutano a capire perché la Procura abbia voluto riascoltare tutti: perché nel caso Garlasco, ormai, anche ciò che per anni era sembrato marginale può diventare improvvisamente centrale.