Garlasco, Sempio ancora intercettato in auto torna a parlare dei video hard di Chiara Poggi: “Lei nel video sembrava proprio una…”

Andrea Sempio con i compagni di scuola

Garlasco, Sempio ancora intercettato in auto torna a parlare dei video hard di Chiara Poggi. Video intimi, secondo la ricostruzione degli investigatori, che Andrea Sempio avrebbe visto e che per la Procura di Pavia potrebbero rappresentare una delle chiavi del movente. L’ultimo elemento arriva da un’intercettazione ambientale del 7 giugno 2025. Sempio è in macchina, parla da solo, e secondo gli inquirenti torna ancora una volta su Chiara e su quel materiale diventato uno dei punti più delicati dell’indagine.

“La storia del video è stata… è stata… il video… lo devo aspettare da un momento all’altro… ok… cioè Chiara… lei nel video sembrava proprio…”, dice il 38enne in un passaggio frammentario, interrotto da parti incomprensibili. Per chi indaga, però, quelle parole si inserirebbero nello stesso solco dell’audio del 14 aprile, quello in cui comparivano riferimenti alla “pennetta” e alle “tre chiamate”. Un mosaico ancora da ricostruire, ma che la Procura continua a considerare rilevante.

Garlasco, la nuova intercettazione di Sempio sui video di Chiara Poggi

L’intercettazione del 7 giugno diventa quindi un altro tassello nel fascicolo aperto dalla Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone. Non una frase lineare, non una confessione, ma un soliloquio che gli investigatori leggono alla luce degli altri elementi raccolti negli ultimi mesi. Il punto, secondo l’impostazione accusatoria, è capire se Sempio avesse realmente avuto accesso ai video intimi di Chiara Poggi e quale ruolo abbiano avuto quei file nella storia che precede il delitto del 13 agosto 2007.

La vicenda resta scivolosa, perché riguarda materiali personali, ipotesi investigative e frammenti di audio che devono essere interpretati con prudenza. Ma è evidente che gli inquirenti abbiano concentrato una parte importante del lavoro proprio su questo capitolo. Il presunto accesso ai video della vittima non viene trattato come un dettaglio laterale, ma come una possibile chiave per comprendere relazioni, tensioni, conoscenze e segreti rimasti fuori dalla scena processuale che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

La ex di Sempio e il biglietto trovato in casa

Dentro le nuove indagini entra anche la testimonianza di una ex fidanzata di Andrea Sempio, una ragazza di circa dieci anni più giovane di lui. Sentita dai carabinieri di Milano a sommarie informazioni nel luglio 2025, racconta di averlo conosciuto nel 2014 o nel 2015 in un locale a Vigevano e di aver avuto con lui una relazione durata circa tre anni. L’ultima volta che si sarebbero visti risale al 2022, quando lei sarebbe andata a casa sua dopo un invito.

Gli investigatori le chiedono anche se avesse mai inviato immagini intime a Sempio. La ragazza risponde di sì, spiegando di averlo fatto in più occasioni, anche senza una richiesta esplicita, perché lo considerava normale all’interno di una coppia. Diverso il discorso sui video: “No, e non me l’ha mai chiesto”, chiarisce.

Poi arriva il passaggio più particolare. A casa di Sempio viene trovato un appunto datato 27 novembre 2022: “Andato a trovare la Mao. Non fu bellissimo. Si capiva che aveva paura le facessi qualcosa”. “Mao” sarebbe il soprannome usato nella coppia. La ragazza, però, ridimensiona il senso di quella frase: spiega che in quel periodo era fidanzata con un altro uomo e che la sua preoccupazione, probabilmente, dipendeva dal timore di essere vista in giro con Sempio.

Gli ex compagni di scuola: “Taciturno, apatico, sempre vestito di nero”

La Procura ha poi ascoltato alcuni ex compagni di Sempio all’Ipsia di Sannazzaro de’ Burgondi. Ne emerge un ritratto molto netto: un ragazzo silenzioso, chiuso, poco incline a esporsi. “Per un professore era l’alunno perfetto, perché non parlava mai”, racconta uno di loro. Un altro lo descrive come “abbastanza taciturno”, sempre in disparte, “completamente piatto, apatico”.

La classe, composta solo da ragazzi, era divisa in due gruppi. Da una parte quelli più aperti, che parlavano di discoteche, motorini e ragazze. Dall’altra quelli più riservati, che non entravano quasi mai in certi argomenti. Sempio, secondo i racconti, apparteneva a questo secondo gruppo. Non emerge il profilo di un ragazzo aggressivo, né quello di una persona abituata a eccessi. Gli ex compagni parlano di una persona tranquilla, che non si arrabbiava mai, che non faceva uso di droghe, non abusava di alcol e beveva al massimo qualche birra.

Il look dark e la difesa degli amici

Anche sull’aspetto fisico i ricordi sembrano convergere. Capelli lunghi, abiti neri, spesso maniche lunghe. Un look “dark” che colpiva, ma che nelle testimonianze non si accompagna a episodi violenti o comportamenti allarmanti. Anzi, uno degli ex compagni arriva a escludere “al cento per cento” che Sempio possa essere stato capace di compiere ciò che oggi viene ipotizzato nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

È un doppio binario che attraversa tutta questa nuova fase del caso Garlasco. Da un lato la Procura mette in fila intercettazioni, appunti, vecchie conoscenze e possibili elementi rimasti nell’ombra. Dall’altro, chi ha conosciuto Sempio negli anni restituisce spesso il profilo di un ragazzo chiuso, introverso, ma non violento.

Marco Panzarasa sentito dai pm: “Su di me dissero di tutto”

Nel fascicolo entra anche la testimonianza di Marco Panzarasa, oggi avvocato, uno dei migliori amici di Alberto Stasi. Il 15 luglio 2025 viene convocato dalla pm Giuliana Rizza. Il suo nome, nel corso degli anni, è stato più volte trascinato dentro ricostruzioni e suggestioni che lui definisce assurde e calunniose. “In quel periodo dicevano di tutto. Feci tante querele. Una volta uno aveva detto che avevo aiutato Stasi perché avevamo una relazione”, racconta.

Panzarasa ricorda anche una relazione dei carabinieri dell’epoca che, a suo dire, aveva fotografato correttamente i rapporti tra lui e Stasi: contatti normali, aumentati solo in vista della vacanza a Londra. Nessun mistero, nessuna zona oscura. “Non ho mai capito se sia stata una macchinazione dei giornalisti o se qualcuno abbia voluto inventarsi questa storia veramente assurda”, spiega.


Garlasco, Sempio ancora intercettato in auto torna a parlare dei video hard

Sul rapporto tra Alberto e Chiara durante il periodo londinese, Panzarasa dice di non aver notato problemi. E sui video intimi risponde in modo netto: “No, assolutamente”. Racconta anche di aver provato, nel tempo, a scrivere a Stasi in carcere, senza riuscirci davvero: “Mi faceva troppo male”.

Il caso Garlasco resta così sospeso tra vecchie sentenze, nuove indagini e frammenti personali che tornano a galla dopo quasi vent’anni. Ogni frase, ogni appunto, ogni ricordo viene riletto alla luce di un’inchiesta che prova a capire se, dietro ciò che sembrava già definitivamente scritto, ci sia ancora qualcosa rimasto fuori campo.