Da dove telefonò Alberto Stasi al 118 la mattina del 13 agosto 2007, subito dopo aver trovato il corpo di Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli? A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, anche la posizione dalla quale partì quella chiamata torna al centro dell’attenzione. A sollevare nuovamente la questione è stato Carmelo Abbate durante Quarto Grado, mettendo a confronto le parole pronunciate allora da Stasi con la possibile posizione effettiva del giovane nel momento in cui chiese l’intervento dei soccorsi.
Il punto riguarda una differenza apparentemente minima, ma significativa nella ricostruzione di quei minuti. Stasi raccontò di avere chiamato «appena uscito» dall’abitazione dei Poggi. Secondo quanto discusso in trasmissione, però, quando effettuò materialmente la telefonata potrebbe essersi trovato già più avanti rispetto alla villetta.
Stasi disse di avere chiamato «appena uscito»
Dopo essere entrato nella casa della fidanzata e avere scoperto il corpo di Chiara, Stasi uscì dalla villetta e chiamò il 118. È proprio la sequenza tra l’uscita dall’abitazione, la telefonata e il successivo spostamento a essere tornata sotto esame.
Abbate invita però a non trasformare automaticamente una possibile imprecisione temporale o spaziale in una contraddizione decisiva. «Che lui dica: “Ho chiamato appena sono uscito da casa”, quando è un ragazzo sconvolto, un ventenne, che il 13 agosto con il paese deserto trova la fidanzata in una condizione impressionante, è impaurito perché può temere che chi ha fatto questo sia ancora dentro casa, scappa e corre dai carabinieri», ha osservato il giornalista.
Secondo questa lettura, Stasi avrebbe quindi potuto usare l’espressione «appena uscito» per indicare genericamente una telefonata effettuata immediatamente dopo avere abbandonato la casa, anche se nel frattempo aveva già percorso un tratto di strada.
Abbate: «Era sconvolto»
Per Abbate bisogna soprattutto ricostruire lo stato nel quale si trovava Stasi nelle ore successive alla scoperta del cadavere. A sostegno della sua tesi cita anche Rita Poggi, madre di Chiara: «Che cosa sta succedendo in quei momenti ce lo dice Rita, la mamma di Chiara, il 14 agosto: Alberto non è in condizioni di rispondere, Alberto è sconvolto».
Il giornalista considera quindi plausibile che un ragazzo di 23 anni, dopo avere trovato la fidanzata morta e temendo eventualmente che l’assassino potesse trovarsi ancora nelle vicinanze, non fosse in grado di fornire immediatamente una descrizione perfetta di ogni movimento compiuto.
«Che poi, in questo interrogatorio fiume, dica “li ho chiamati subito dalla casa, subito uscito”, invece li ha chiamati un po’ più avanti, io penso che sia veramente una cosa che ci fa capire chi ha fatto le indagini e come ha fatto le indagini», sostiene Abbate.
Gli interrogatori nella notte del delitto
Il ragionamento si allarga così alle modalità con cui gli investigatori raccolsero le prime dichiarazioni di Stasi. Abbate ricorda che il giovane venne sentito una prima volta dalle 16 alle 19.30 e successivamente dalle 23.45 fino alle 7 del mattino seguente.
«L’anomalia vera che voi dovreste sottolineare, soprattutto gli avvocati la dovreste sottolineare: hanno rispettato la legge, ma hanno preso questo ragazzo sconvolto e l’hanno messo dalle 16 alle 19.30 e poi dalle 23.45 alle 7 del mattino, da solo, senza l’assistenza di un avvocato e senza neanche una videoregistrazione», ha affermato.
Stasi in quelle ore non era ancora formalmente accusato dell’omicidio e gli investigatori potevano quindi raccogliere le sue dichiarazioni senza la presenza di un difensore. Per Abbate, tuttavia, le condizioni nelle quali maturarono quei verbali devono essere considerate quando oggi si confrontano parola per parola le dichiarazioni rese dal giovane.
Perché il punto esatto della chiamata conta ancora
Stabilire dove si trovasse Stasi quando telefonò ai soccorsi non significa individuare chi abbia ucciso Chiara Poggi. Il dato può però contribuire a ricostruire con maggiore precisione i suoi movimenti immediatamente successivi all’ingresso nella villetta e a verificare la corrispondenza tra quanto raccontato e quanto emerge dagli elementi oggettivi disponibili.
È lo stesso problema che attraversa molte delle nuove discussioni sul caso Garlasco: capire quali discrepanze abbiano un autentico valore investigativo e quali possano invece derivare dalla memoria, dall’approssimazione del linguaggio o dalle condizioni nelle quali vennero raccolte le prime testimonianze.
Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. La nuova indagine della Procura di Pavia riguarda invece Andrea Sempio. La telefonata del 13 agosto 2007 non cambia questi dati giudiziari, ma riporta l’attenzione su quei primi minuti dopo la scoperta del corpo e su una domanda rimasta sorprendentemente attuale: quando Stasi compose il numero dei soccorsi, quanto si era già allontanato dalla casa di Chiara?







