Il delitto di Garlasco torna a infiammare la cronaca, ma questa volta la battaglia legale si sposta su un secondo e intricato livello. Al centro della vicenda non ci sono solo i rilievi scientifici sull’omicidio di Chiara Poggi, ma una fitta “guerra di carte” che coinvolge la famiglia Cappa, il conduttore televisivo Milo Infante, i legali del processo e l’attesa richiesta di revisione per Alberto Stasi.
L’esposto di Stefania Cappa
A riaccendere il caso è la diffusione dei contenuti di un esposto di 24 pagine depositato da Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi. Il documento accusa l’esistenza di una presunta condotta coordinata e preordinata volta a orientare la narrazione mediatica e le indagini verso la famiglia Cappa, con il fine di sostenere l’innocenza di Alberto Stasi. Nell’atto vengono tirati in ballo l’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, l’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e l’ex maresciallo dei Carabinieri Francesco Marchetto.
Non si è fatta attendere la dura replica dei legali della famiglia Poggi e dello stesso De Rensis, che ha rispedito al mittente le accuse parlando di ricostruzioni prive di fondamento e di un vero e proprio “autogol” giudiziario.
La querela a Milo Infante
Il caso ha subito una nuova e clamorosa impennata mediatica dopo le recenti dirette televisive. Durante una trasmissione, il giornalista Milo Infante ha mostrato in onda l’atto di querela presentato da Stefania Cappa. Il gesto ha spinto l’avvocata Cappa a sporgere formale denuncia nei confronti dello stesso Infante per il reato di ricettazione, accusando la trasmissione di aver diffuso atti riservati.
Infante ha replicato pubblicamente confermando di voler affrontare l’iter giudiziario di tasca propria, declinando la tutela offerta dall’azienda per cui lavora e difendendo il diritto di cronaca.
In attesa della Corte d’Appello di Brescia
Mentre le querele incrociate e le polemiche televisive continuano a moltiplicarsi, resta sullo sfondo l’interrogativo principale legato alla condanna di Alberto Stasi. Gli elementi raccolti nelle più recenti indagini difensive e i nuovi accertamenti su altri profili restano al vaglio degli inquirenti. Spetterà alla Corte d’Appello di Brescia stabilire se ci siano presupposti sufficienti per riaprire il processo e procedere con una revisione del giudicato.







