Mentre il centrosinistra lo attacca bollandolo come figura di estrema destra, la base nostalgica e gli ambienti dell’ex MSI accusano Carmelo Burgio – il candidato sindaco lanciato da Roberto Vannacci e Futuro Nazionale per le comunali a Milano – di essere eccessivamente moderato. A far scoppiare il malumore è stato un intervento sui social del generale in cui ha preso nettamente le distanze dal Ventennio: «Non apprezzo l’opera politica del Fascismo. Non mi spenderei mai perché in Italia tornasse un regime come quello di Mussolini».
La reazione dei nostalgici
Le rassicurazioni democratiche dell’ex parà non sono piaciute al popolo della destra radicale. Tra le reazioni più dure spicca quella di Roberto Jonghi Lavarini, noto come “il barone nero”, che ha criticato la mossa comunicativa ricordando come la gran parte dei dirigenti e militanti di Futuro Nazionale guardi ancora con favore a quel periodo storico. Sulla stessa linea la Federazione nazionale combattenti della RSI, che ha minacciato di togliere il proprio appoggio a meno di una rettifica immediata, arrivando a definire Burgio un “novello Badoglio”.
Centrodestra milanese frammentato
L’uscita di Burgio aumenta la tensione all’interno di un centrodestra milanese che si presenta già diviso alle consultazioni. Oltre alla figura del candidato di Futuro Nazionale, il fronte dell’opposizione vede in campo anche Gabriele Abbiati, ufficializzato da Patto per il Nord (il movimento creato dai dissenzienti della Lega guidato da Paolo Grimoldi).
Rimane ancora da sciogliere il nodo del candidato unitario della coalizione principale composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Se Ignazio La Russa spinge per Maurizio Lupi, la scelta definitiva resta congelata in attesa dei vertici nazionali previsti per settembre.







