Garlasco, la scarpa di Cenerentola, il piede di Sempio e il rischio di cercare quello giusto a tutti i costi

Andrea Sempio e il mistero dell’impronta

Chi l’avrebbe mai detto che, quasi vent’anni dopo, il delitto di Garlasco avrebbe evocato Cenerentola? Una scarpa, un piede e la domanda più elementare del mondo: entra oppure non entra? Peccato che nella villetta di via Pascoli non ci sia nessun principe e, soprattutto, nessuna fiaba.

L’impronta “a pallini” trovata sulla scena del crimine torna al centro del confronto tra accusa e difesa. La traccia, composta da circa 130 micro-rilievi e riferibile al piede destro, secondo la sentenza dell’Appello bis apparteneva alla scarpa indossata dall’assassino di Chiara Poggi, individuato dai giudici in Alberto Stasi.

A rendere leggibile quell’impronta non contribuì l’inchiostro, ma il sangue della vittima. Il sangue di Chiara consentì agli esperti di riconoscere la marca, il modello e la misura della calzatura.

I calchi delle Frau e la compatibilità con il numero 42

Gli esperti svolsero allora un lavoro millimetrico. Esaminarono suole originali Frau nelle misure 41, 42 e 43, realizzarono calchi, confrontarono i disegni e applicarono tecniche di sovrapposizione e raddrizzamento digitale.

Quel lavoro, condotto in contraddittorio, individuò una sola compatibilità: il numero 42. Alberto Stasi calzava proprio quella misura e la ricostruzione entrò tra gli elementi valutati nel processo che portò alla sua condanna definitiva.

Oggi la nuova inchiesta riporta brutalmente il piede al centro della scena. La consulenza guidata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo considera le misure del piede di Andrea Sempio compatibili con una calzatura compresa tra il 42 e il 43.

La difesa del nuovo indagato, però, ribalta il ragionamento e concentra l’attenzione non soltanto sulla lunghezza, ma soprattutto sulla larghezza.

La difesa: «Il piede di Sempio non entra in quella scarpa»

Sempio oggi calza il numero 44. Secondo i consulenti di parte, il suo piede risulterebbe inoltre troppo largo per entrare nella Frau numero 42 alla quale gli esperti collegarono l’impronta insanguinata.

La differenza riguarda pochi centimetri, ma nel caso Garlasco ogni millimetro può assumere un peso enorme. Proprio per questo la Procura di Pavia ha chiesto un nuovo approfondimento, con l’obiettivo di capire se il piede di Sempio, che nel 2007 aveva diciannove anni, potesse avere dimensioni diverse da quelle attuali.

Un piede, nel corso del tempo, può cambiare. Possono modificarsi l’arco plantare, il tipo di appoggio, la distribuzione dei carichi e i tessuti molli. Anche la larghezza può aumentare.

Una possibilità biologica, tuttavia, non costituisce automaticamente una prova. Affermare che un piede può cambiare non significa dimostrare che proprio quel piede sia cambiato. Soprattutto, non dimostra che si sia allargato esattamente dei centimetri necessari a eliminare l’incompatibilità con la scarpa numero 42.

Il limite della retrodizione: ricostruire oggi il piede del 2007

Il problema scientifico ha un nome preciso: retrodizione. Gli esperti tentano cioè di ricostruire oggi il piede di un ragazzo di diciannove anni partendo da quello dell’uomo che è diventato.

Senza una misurazione eseguita nel 2007, la scienza può formulare ipotesi, stimare le possibili variazioni e indicare margini di compatibilità. Non può però stabilire con certezza quanto fosse largo allora il piede di Sempio né quanto sia cambiato nei diciannove anni successivi.

Qui il confine diventa sottile e decisivo: da una parte ciò che gli esperti riescono a dimostrare, dall’altra ciò che possono soltanto ipotizzare.

Cenerentola poteva attendere l’arrivo del piede giusto per la sua scarpetta. A Garlasco, invece, non si può cercare un piede capace di far calzare una ricostruzione. Deve essere l’ipotesi a calzare con i fatti.

Perché questa volta, al posto del lieto fine, c’è il sangue di Chiara Poggi.