Nel caso Garlasco ogni stanza, ogni frase, ogni confidenza rimasta per anni ai margini può tornare improvvisamente al centro della scena. Stavolta il punto non è soltanto chi frequentasse casa Poggi, ma dove entrasse, con quale abitudine e soprattutto se qualcuno potesse avere avuto accesso alla camera di Chiara e al suo computer. A riaprire il fronte sono i verbali delle amiche della ragazza uccisa il 13 agosto 2007, in particolare quello di Maristella Gabetta, ex vicina di casa oggi 37enne, sentita come testimone il 18 giugno 2025 da carabinieri e magistrati.
La domanda degli investigatori va dritta al cuore della nuova indagine su Andrea Sempio: «Conosceva qualche amico di Marco?». La risposta di Gabetta introduce un elemento che oggi assume un peso diverso: «Di persona no, sapevo di qualcuno che frequentasse la casa per giocare ai videogame con Marco, me ne parlava Chiara». Fin qui nulla di clamoroso. Poi però arriva il dettaglio che interessa la Procura: Chiara, secondo la testimone, «si lamentava soprattutto che questi amici andassero anche in camera sua a giocare con il pc».
Gli amici di Marco, il computer e il nodo dei video
La frase pesa perché entra in collisione con uno dei nodi più delicati della nuova inchiesta: il possibile accesso al computer di Chiara Poggi e l’ipotesi che qualcuno possa avere visto video intimi della ragazza. Maristella Gabetta racconta che Chiara non gradiva quelle intrusioni nella sua stanza. Non una semplice nota di colore, ma una confidenza che oggi gli investigatori rileggono alla luce del sospetto che proprio lì, davanti al pc, possa essere nata un’ossessione.
La testimone non descrive i video come una certezza processuale, ma considera «una cosa plausibile» che Chiara ne avesse. E il contesto rende il dettaglio ancora più sensibile: la stanza della vittima, il computer, gli amici del fratello Marco, la possibilità che materiale privato sia stato visto da qualcuno. Una linea che la Procura prova a collegare alla nuova posizione di Andrea Sempio, oggi indagato nell’inchiesta riaperta sull’omicidio.
“Era molto innamorata di Alberto”
Il verbale di Maristella Gabetta non aiuta però soltanto a ricostruire le frequentazioni della villetta. Racconta anche la relazione tra Chiara Poggi e Alberto Stasi da un punto di vista intimo, quotidiano, lontano dalle formule processuali. Secondo la vicina, Chiara era «molto innamorata» del fidanzato e tra i due «non c’erano particolari problemi».
Gabetta spiega che Chiara, pur essendo «un pochino più riservata» anche per la differenza d’età, parlava con lei della sua storia con Stasi. «Per quanto riguarda la sfera intima, qualcosina mi raccontava, come ad esempio che a fine serata capitasse di aver rapporti sessuali con Alberto in macchina, avendo loro casa occupata dai genitori», mette a verbale la testimone. Un racconto che rafforza l’immagine di una coppia solida, almeno secondo chi la conosceva da vicino.
La frase urlata dopo l’omicidio e la precisazione
Nel verbale emerge anche un episodio emotivamente fortissimo. Il 13 agosto 2007, quando seppe della morte di Chiara, Maristella Gabetta avrebbe urlato alla madre: «Quel bastardo l’ha uccisa!». Una reazione istintiva, violenta, dettata dallo shock. La stessa testimone, però, ha poi precisato davanti agli investigatori che quella frase non nasceva da conoscenze concrete o da precedenti episodi di violenza nella coppia, ma era «solo una mia reazione perché tra i due intercorreva un buon rapporto».
È un passaggio importante perché impedisce di trasformare lo sfogo in un indizio. La donna non accusa Stasi sulla base di fatti conosciuti direttamente. Anzi, nel suo racconto prevale l’immagine opposta: Chiara e Alberto erano una coppia innamorata, senza particolari fratture visibili.
Il “piccione” e i dubbi su altri uomini
Un altro frammento delle carte riguarda una mail in cui Chiara parlava di un “piccione”, elemento che in passato aveva alimentato suggestioni su un possibile altro ragazzo o su dinamiche sentimentali più complesse. Anche qui Maristella Gabetta ridimensiona l’ipotesi: «Sono sicura che si riferisse ad Alberto Stasi, si chiamavano con vari nomignoli». Poi aggiunge: «Mi sento di escludere che potesse riferirsi a qualcun altro perché era troppo innamorata di Alberto».
Secondo la testimone, Chiara in quell’estate era anche «molto contenta» perché sarebbe rimasta da sola a casa con Alberto, quasi come in una prova di convivenza. Una versione coerente con quanto Gabetta aveva già detto nove giorni dopo l’omicidio: quella con Stasi era «sicuramente la storia più importante che potesse avere».
Le altre amiche smentiscono l’ipotesi della lite
La nuova serie di verbali non si ferma a Maristella Gabetta. Sara Repossi, vicina di casa a Garlasco e collega in una Rsa della madre di Andrea Sempio, ha escluso di avere assistito a una presunta discussione tra Chiara e la cugina Stefania Cappa il giorno prima del delitto. Quando il 14 aprile 2025 le chiedono se avesse visto o sentito un litigio tra Chiara e una ragazza, la risposta è netta: «No mai sentita questa cosa. Assolutamente no».
Anche l’ex collega Cristina Tosi tratteggia una Chiara molto legata ad Alberto. La ricorda «molto gelosa» del fidanzato e racconta dei weekend a Spotorno. Sul famoso “piccione” offre una lettura simile: parla soltanto di Alberto e di un collega con cui Chiara avrebbe preso appena un caffè, definendolo una «piccola ripicca, un dispetto» tra innamorati.
Le amiche d’università: “Mai problemi con Alberto”
La stessa linea arriva dalle ex compagne d’università. Francesca Callegari riferisce che Chiara non aveva mai esposto problematiche particolari nel rapporto con Stasi. Anna Reali, che aveva condiviso con lei una vacanza in Spagna, la ricorda come «una persona tranquillissima», la «classica brava ragazza». Tutti tasselli che, letti insieme, compongono un’immagine precisa: una giovane riservata, innamorata, poco incline a esporsi e senza segnali evidenti di una crisi sentimentale devastante.
Perché questi verbali cambiano il peso della camera
Il punto più importante, però, resta la camera di Chiara. Finora una delle discussioni centrali riguardava la possibilità che il materiale genetico riconducibile alla linea maschile della famiglia Sempio, trovato sulle unghie della vittima, potesse essere arrivato lì attraverso un contatto mediato da oggetti, per esempio il computer o la tastiera. In questa cornice, la frequentazione della stanza da parte degli amici di Marco diventava un elemento difensivo potenzialmente rilevante.
Il verbale di Maristella Gabetta introduce però una sfumatura diversa. Se Chiara si lamentava perché gli amici del fratello entravano nella sua camera per usare il pc, allora quella presenza non sarebbe più una semplice ipotesi astratta. Sarebbe stata una circostanza nota almeno alla vittima e riferita a un’amica. Ma proprio questa frase apre due letture opposte: da un lato può sostenere l’idea della difesa sul contatto indiretto con oggetti presenti nella stanza, dall’altro può rafforzare l’ipotesi investigativa su qualcuno che, entrando nella camera, avrebbe potuto vedere contenuti privati.
Il caso Garlasco tra memoria e nuove domande
Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a muoversi in un territorio in cui il dettaglio più piccolo può cambiare peso a seconda della prospettiva. Le parole di Maristella Gabetta sugli amici di Marco nella camera di Chiara non chiudono un enigma, ma lo rendono più complesso. Spiegano forse una possibile presenza in quella stanza, ma al tempo stesso danno forza all’ipotesi che proprio il computer e i video intimi possano avere avuto un ruolo nella nuova ricostruzione del movente.
Andrea Sempio resta indagato e deve essere considerato innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre la sua difesa punta alla revisione. La nuova inchiesta cammina su un crinale delicatissimo: da una parte i verbali, le tracce, gli audio e le consulenze; dall’altra la memoria di chi Chiara la conosceva davvero e oggi restituisce agli atti un’immagine meno processuale e più umana. Quella di una ragazza innamorata, riservata, infastidita da chi invadeva il suo spazio più privato. La sua camera.







