Eurovision 2026, le nostre pagelle della prima semifinale: trionfa Sal Da Vinci, bene Finlandia e Polonia, crollano Georgia e Lituania

Vienna apre le porte all’Eurovision Song Contest 2026 e il risultato è il solito gigantesco luna park musicale dove convivono capolavori pop, trash involontario, performance da rave, drammi sentimentali e costumi che sembrano usciti da una convention post-apocalittica. In mezzo a tutto questo caos scintillante, Sal Da Vinci riesce nella missione più difficile: trasformare l’Italia melodica e nazionalpopolare in uno spettacolo che tutta Europa guarda con occhi spalancati.

Ecco le nostre pagelle della prima semifinale.

Moldavia – “Viva Moldova” – Satoshi

Patriottismo, rap e caos organizzato

Satoshi entra sul palco come un ultrà catapultato dentro una discoteca anni Novanta. “Viva Moldova” mescola folklore locale, rap e slogan urlati in tre lingue diverse senza preoccuparsi troppo della coerenza.

È confusionario, rumoroso e totalmente sopra le righe. Però diverte parecchio e il pubblico lo segue battendo le mani come dentro uno stadio.

VOTO: 6

Svezia – “My System” – Felicia

Dagli Abba al rave in dieci secondi

La Svezia conferma ancora una volta di sapere costruire pop radiofonico praticamente perfetto. Felicia parte come una diva malinconica da dance anni Novanta e poi trasforma tutto in un rave techno sparando laser rossi ovunque.

Il problema è che sembra già una canzone sentita mille volte. Funziona, ma non resta davvero dentro.

VOTO: 6

Croazia – “Andromeda” – Lelek

Fantasy, simboli e troppa enfasi

Cinque ragazze bellissime, fuoco, fumo e atmosfere da fantasy medievale. Lelek portano sul palco una canzone che parla di guerra e oppressione con una messa in scena che sembra uscita da una serie tv fantasy.

Il messaggio è forte, ma il rischio di prendersi troppo sul serio si sente tutto.

VOTO: 5

Grecia – “Ferto” – Akylas

Un delirio tra TikTok, Garfield e Zorba

Akylas si presenta vestito come una mascotte impazzita di un centro commerciale. Monopattino, doposci pelosi arancioni, balletti assurdi e una canzone che sembra “Gangnam Style” riscritta dopo tre cocktail energetici.

Trash assoluto. E proprio per questo impossibile da ignorare.

VOTO: 6,5

Portogallo – “Rosa” – Bandidos do Cante

Bellissimi da ascoltare, difficilissimi da ricordare

Nel caos di led, fiamme e scenografie isteriche, il Portogallo sceglie la via opposta: cinque uomini immobili a cantare una ballata romantica tradizionale.

Vocalmente impeccabili, eleganti, raffinatissimi. Però la sensazione è quella di assistere a qualcosa che farà impazzire i critici musicali e addormentare mezzo pubblico europeo.

VOTO: 5

Georgia – “On Replay” – Bzikebi

La reunion che nessuno aveva chiesto

Erano bambini prodigio nel 2008. Ora sono adulti vestiti da personaggi cyberpunk che ripetono “la la la” per tre minuti abbondanti sperando forse nell’effetto nostalgia.

Non funziona quasi nulla. E le tutine peggiorano tutto.

VOTO: 3

Italia – “Per sempre sì” – Sal Da Vinci

L’Italia più kitsch conquista Vienna

Sal Da Vinci arriva all’Eurovision come un alieno melodico in mezzo a un festival dominato da elettronica e pop sintetico. Completo bianco, ballerina vestita da sposa, tricolore che esplode sul palco e il gesto dell’anello mostrato all’anulare.

Sì, è tutto tremendamente italiano. Sì, a tratti sembra quasi una parodia dell’Italia vista dall’estero. Ma il pubblico impazzisce e la Wiener Stadthalle esplode in un boato.

Lui è emozionatissimo, perfino fragile in alcuni momenti vocali. Ma proprio quell’emozione rende tutto più autentico.

Per sempre Sal.

VOTO: 8,5

Finlandia – “Liekinheitin” – Linda Lampenius & Pete Parkkonen

Fiamme, violini e spettacolo gigantesco

I favoriti della vigilia arrivano con un’esibizione enorme tra fuoco, dance europea e violino classico. Linda Lampenius domina il palco come una diva nordica uscita da un videogioco fantasy.

Spettacolare sì, ma forse meno devastante del previsto.

VOTO: 6,5

Montenegro – “Nova Zora” – Tamara Živković

Il sabba dark che prende troppo sul serio se stesso

Tamara entra in scena come una sacerdotessa gotica circondata da ballerine-streghe e coreografie drammatiche. Tutto parla di emancipazione femminile, ma l’effetto finale sembra più una pubblicità dark di profumi.

Troppo carico, troppo cupo, troppo tutto.

VOTO: 4,5

Estonia – “Too Epic To Be True” – Vanilla Ninja

Rock anni 2000 rimasto bloccato nel tempo

Le Vanilla Ninja riportano sul palco chitarre, frange, pelle e glitter come se fossimo ancora nel 2004. Il problema è che il pezzo sembra vecchio pure per quell’epoca.

Nostalgia sì. Ma senza scintilla.

VOTO: 5

Israele – “Michelle” – Noam Bettan

Corretta, elegante e dimenticabile

Noam Bettan porta una ballad drammatica costruita in modo impeccabile, con scenografia curata e interpretazione pulita.

Il problema è che, finita la canzone, resta pochissimo.

VOTO: 5,5

Germania – “Fire” – Sarah Engels

Discoteca, fuoco e femminismo pop

Sarah Engels punta tutto sull’energia. Fiamme, pedane, look aggressivo e una canzone dance costruita per far saltare il pubblico.

Non inventa nulla, ma almeno sa esattamente cosa vuole essere.

VOTO: 6

Belgio – “Dancing on the Ice” – Essyla

Pattinaggio artistico senza pattini

Essyla vaga sul palco vestita da regina delle nevi ferita in battaglia. La canzone cerca l’eleganza, ma l’interpretazione finisce per affondarla completamente.

Caotica e incomprensibile.

VOTO: 4

Lituania – “Sólo quiero más” – Lion Ceccah

Un gigantesco caos argentato

Lion Ceccah sale sul palco coperto d’argento cercando di mischiare elettronica, orchestra, dance e voce lirica. Il risultato è un minestrone ingestibile che non trova mai una direzione. E alla fine resta solo una domanda: cosa c’entrano i Rockets?

Più che sperimentale, sembra semplicemente sbagliato.

VOTO: 3

San Marino – “Superstar” – Senhit

Nemmeno Boy George riesce a salvarla

Senhit porta sul palco glitter, anni Ottanta e Boy George. Ma il pezzo resta incredibilmente freddo nonostante tutti gli ingredienti giusti.

Peccato, perché il potenziale c’era.

VOTO: 5,5

Polonia – “Pray” – Alicja

Elegante e potente senza esagerare

Alicja porta una delle performance più solide della serata. Il palco inclinato, i costumi e la coreografia funzionano bene senza scadere nell’effetto caricatura.

Meno clamorosa di altri concorrenti, ma molto più credibile.

VOTO: 6,5

Serbia – “Kraj Mene” – Lavina

Metal, fiamme e disperazione sentimentale

Look satanico, growl aggressivo e borchie ovunque. Poi scopri che stanno semplicemente soffrendo per amore.

Eurovision nella sua forma più pura.

VOTO: 5,5