Il nuovo capitolo del delitto di Garlasco non si gioca più soltanto sugli atti della Procura di Pavia, ma anche sullo scontro frontale tra le parti. Da una parte la famiglia Poggi, attraverso l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, denuncia un’inchiesta “unidirezionale” e accusa i pm di essersi accaniti nel tentativo di sconfessare la condanna definitiva di Alberto Stasi. Dall’altra i legali dell’ex fidanzato di Chiara Poggi parlano invece di una sentenza “letteralmente disintegrata” e chiedono di accelerare sulla revisione.
È la fotografia di una frattura ormai totale. La chiusura dell’indagine su Andrea Sempio, oggi al centro del nuovo impianto accusatorio, non ha riportato ordine nel caso. Al contrario, ha aperto una nuova guerra giudiziaria e narrativa sul significato degli elementi raccolti.
Tizzoni attacca la Procura
“La Procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia”, dice Gian Luigi Tizzoni, legale dei genitori di Chiara Poggi. Il riferimento è alla condanna definitiva di Alberto Stasi, riconosciuto colpevole dell’omicidio della fidanzata e condannato a 16 anni.
Secondo Tizzoni, il lavoro dei magistrati può apparire mastodontico, ma non colpirebbe i punti centrali della vicenda. Una critica durissima, che mette in discussione non solo il merito delle nuove consulenze, ma anche l’impostazione complessiva dell’inchiesta.
Il legale racconta anche lo stato d’animo dei genitori di Chiara: “Sono particolarmente dispiaciuti e demoralizzati”. La famiglia, sostiene, avrebbe sempre collaborato con le autorità, mettendo a disposizione la casa e fornendo la documentazione richiesta.
La famiglia Poggi respinge l’ombra delle commistioni
Tizzoni respinge anche l’idea di presunte commistioni tra i Poggi e i Sempio. Il punto, spiega, è che Garlasco è un piccolo paese, dove le famiglie si conoscevano e potevano avere frequentazioni contingenti. Ma questo, secondo il legale, non significa che ci siano stati rapporti opachi durante la nuova indagine.
“Abbiamo sempre avuto interlocuzioni chiare e trasparenti con tutte le autorità giudiziarie”, afferma, rivendicando la correttezza del comportamento tenuto dalla famiglia anche nei confronti della Procura di Pavia.
Il nodo dell’impronta 33
Per Tizzoni non ci sarebbe spazio per una revisione della condanna di Stasi sulla base delle nuove consulenze. Il legale cita la consulenza medico-legale della dottoressa Cristina Cattaneo, quella informatica di Paolo Dal Checco e le analisi del Ris sulla Bloodstain Pattern Analysis.
L’unico tema che, a suo giudizio, resta davvero da esplorare è l’impronta 33, quella sul muro delle scale che portano alla cantina dove fu trovato il corpo di Chiara. Tizzoni ricorda di avere chiesto che venisse verificata da un perito terzo nell’incidente probatorio, ma questo non sarebbe avvenuto. Il suo dattiloscopista, aggiunge, avrebbe forti perplessità sul fatto che l’impronta abbia un numero di minuzie sufficiente per essere attribuita non solo a Sempio, ma a chiunque.
La difesa Stasi
Di segno completamente opposto la posizione degli avvocati di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Per loro la Procura di Pavia, attraverso un’attività investigativa imponente e articolata, avrebbe “letteralmente disintegrato” la sentenza di condanna.
Secondo i legali, dagli atti emergerebbe una serie lunghissima di nuovi elementi di prova capaci di dimostrare “l’assoluta innocenza” di Stasi. Una lettura radicalmente diversa da quella della famiglia Poggi e destinata ad alimentare lo scontro nelle prossime settimane.
La difesa parla anche di un quadro “spaventoso e gravissimo”, che coinvolgerebbe numerosi soggetti e avrebbe inciso sul diritto di Stasi di dimostrare la propria innocenza già negli anni passati.
La corsa verso la revisione
Il prossimo terreno di battaglia sarà quindi la revisione della condanna. Gli avvocati di Stasi annunciano di voler accelerare i tempi, convinti che il materiale raccolto dalla Procura possa sostenere una richiesta forte e strutturata. La famiglia Poggi, invece, si oppone a questa lettura e difende la solidità della condanna già passata attraverso la Corte d’Appello, la Cassazione e la Corte europea dei diritti dell’uomo.
Il caso Garlasco entra così in una fase ancora più aspra. Non c’è più soltanto l’indagine su Andrea Sempio. C’è il possibile destino giudiziario di Alberto Stasi, il dolore della famiglia Poggi e una domanda che torna a farsi pesantissima: le nuove carte stanno davvero aprendo la strada alla revisione o stanno soltanto aggiungendo un altro livello di conflitto a una vicenda già devastante?







