Garlasco, i Ris e l’impronta 33: “Nessun dubbio è la mano destra di Andrea Sempio”. Altri audio in auto lo inguaiano

L’impronta 33 al centro del nuovo caso Garlasco

L’impronta 33 torna al centro del delitto di Garlasco e rischia di diventare uno dei passaggi più pesanti nella nuova indagine su Andrea Sempio. Secondo quanto emerge dagli atti citati da Repubblica, otto firme del Ris hanno attribuito quella traccia alla mano destra dell’indagato, collegandola alla scena dell’omicidio di Chiara Poggi. Non una valutazione isolata, ma un fronte tecnico compatto: sette alti ufficiali del Ris, compreso l’attuale comandante di Parma, il colonnello Matteo Donghi, più il dattiloscopista Nicola Caprioli.

Il punto è delicatissimo perché quella traccia, nel 2007, non era stata attribuita a nessuno. Oggi invece la Procura di Pavia, coordinata da Fabio Napoleone e Stefano Civardi, la considera un elemento centrale per rafforzare l’ipotesi accusatoria contro Sempio. Dall’altra parte resta la linea della difesa, che può contare anche sugli elaborati del generale Luciano Garofano, già consulente dell’indagato nel 2017 e fino all’ottobre scorso.

Lo scontro tecnico tra Ris e consulenti

La nuova consulenza dei Ris usa parole durissime contro le valutazioni alternative. L’analisi di Garofano viene definita «palesemente errata, priva di ogni fondamento logico» e, secondo i consulenti, rivelerebbe «una totale mancanza di spirito critico». Viene contestata anche la metodologia, giudicata «del tutto insensata», oltre all’uso ritenuto «anacronistico» delle linee guida.

Il passaggio più importante riguarda la natura dell’impronta. Secondo gli specialisti del Ris, la traccia 33 sarebbe umida di materiale organico. Negli atti viene scritto che «vi sono elementi a supporto dell’ipotesi che i contatti all’origine dell’impronta abbiano depositato materiale liquido, che ha successivamente reagito con ninidrina». La ninidrina è il reagente che fece emergere la traccia colorandola di rosso.

In sostanza, la Procura prova a blindare un punto: quella non sarebbe una semplice traccia neutra, ma un’impronta collegabile a un contatto con materiale organico e attribuibile alla mano destra di Andrea Sempio. È un passaggio potenzialmente esplosivo, ma destinato a uno scontro tecnico durissimo con la difesa.

Gli audio in auto del 2017

Accanto all’impronta, gli investigatori valorizzano anche alcuni audio del 2017, trascritti soltanto adesso dai carabinieri della Omicidi di Milano. Sono soliloqui registrati nell’abitacolo dell’auto di Sempio, quando l’indagato si trovava da solo, due giorni prima dell’interrogatorio davanti a Mario Venditti.

La frase che pesa di più è questa: «È successo qualcosa quel giorno, era sempre lì a casa, però caz…, oh, alle nove e mezza a casa». Per la consulenza psico-criminologica del Racis, quei discorsi in solitaria mostrerebbero un Sempio diverso da quello apparso davanti alle telecamere: meno controllato, più spontaneo, senza «freni inibitori comunicativi» e con riferimenti a eventi che, secondo gli esperti, sarebbero stati effettivamente vissuti.

Il profilo di Sempio secondo la consulenza

La consulenza distingue due immagini dell’indagato. Da un lato il Sempio pubblico, definito «preparato, controllato», quasi impegnato a recitare «una sorta di copione» davanti a giornalisti e telecamere. Dall’altro il Sempio solo in auto, che parlerebbe per abbassare la tensione emotiva legata ai ricordi.

Secondo gli esperti, quei soliloqui risponderebbero alla necessità di «abbassare il livello di stress che i ricordi sollecitano». Il ripercorrere gli eventi servirebbe, nella lettura della consulenza, a trovare una «spiegazione o giustificazione al proprio agito» e quindi a lenire lo stato di stress.

La valutazione diventa ancora più forte quando gli esperti osservano che Sempio, in alcuni passaggi, userebbe anche l’imitazione di una voce femminile per dare forma al racconto e distinguere i ruoli dei protagonisti. È un elemento che gli investigatori collegano anche al tema dei video di Chiara Poggi, indicati come possibile movente.

Il nodo della camera di Chiara Poggi

Negli atti entra anche il tema della camera di Chiara. Secondo la ricostruzione riportata, l’ossessione sarebbe maturata proprio lì, davanti al computer. Un dettaglio che assume peso perché altri amici della compagnia avrebbero raccontato di non frequentare abitualmente il piano superiore della villetta.

Mattia Capra avrebbe detto di entrare solo nel «salottino» per giocare alla Nintendo e di essere salito al piano superiore pochissime volte. Roberto Freddi avrebbe confermato che «al piano sopra era difficile che si andasse». Alessandro Biasibetti, oggi frate ed ex fidanzato dell’avvocato Angela Taccia, avrebbe dichiarato di essere stato nella camera di Marco una o due volte in vita sua, ma mai in quella di Chiara.

Questo passaggio serve alla Procura per restringere il campo delle presenze e delle abitudini dentro la casa dei Poggi. Anche qui, però, il terreno resta quello dell’indagine e della valutazione degli atti: non quello di una verità definitiva.

Una nuova fase nello scontro giudiziario

Il quadro che emerge è quello di una nuova fase dello scontro sul delitto di Garlasco. Da una parte la Procura di Pavia prova a rafforzare la posizione contro Andrea Sempio attraverso l’impronta 33, gli audio in auto e la consulenza psico-criminologica. Dall’altra la difesa continuerà a contestare metodo, attribuzioni e interpretazioni, soprattutto su una traccia che per anni non aveva avuto un nome.

Resta un punto essenziale: Andrea Sempio è indagato e deve essere considerato innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Le nuove consulenze possono spostare il baricentro dell’inchiesta, ma la battaglia vera si giocherà sulla tenuta tecnica degli accertamenti, sulla loro ripetibilità, sulla lettura delle tracce e sulla capacità delle parti di trasformare indizi, parole e interpretazioni in elementi processualmente solidi.