Lunedì 11 maggio 2026: il nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi ha lasciato Milano per affrontare uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta: la perizia psicologica che dovrà tracciarne il profilo profondo. Andrea Sempio è arrivato nella Capitale con uno zaino, un trolley e un’accusa che pesa come un macigno dopo 19 anni dalla morte della Poggi.
Sempio alla Stazione Termini
Sbarcato dal treno Italo delle 9.15 partito da Milano Rogoredo, Andrea Sempio è apparso al binario 11 della Stazione Termini insieme al suo avvocato, Angela Taccia. Un arrivo blindato, segnato da lunghi silenzi e sguardi bassi. Il bagaglio ingombrante suggerisce che la permanenza a Roma non sarà un “mordi e fuggi”: l’indagato dovrà infatti sottoporsi a una “consulenza personologica” affidata a una psicoterapeuta-criminologa.
Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai PM, Sempio affida ora la sua immagine a un’analisi di parte che durerà giorni, nel tentativo di smontare il teorema della Procura.
Lo sfogo di Sempio tra la folla e i taxi
Nonostante il silenzio scelto davanti agli inquirenti, Sempio ha scambiato poche, amare battute con i giornalisti presenti. “Faccio fatica a lavorare, quindi…”, ha sussurrato con un sospiro, interrotto prontamente dal suo legale: “È già praticamente ai domiciliari, non si può uscire neanche per fare la spesa”.
Tra la folla del lunedì romano, l’uomo descritto dai verbali come un solitario propenso a monologhi e appunti criptici, è apparso provato. “Ogni cosa a tempo debito”, afferma Sempio ai giornalisti de Il Messaggero.
La strategia della difesa
Mentre Sempio affronta i test psicologici, il team legale guidato da Angela Taccia prepara il contrattacco sulle prove scientifiche. Sotto la lente della Procura di Pavia ci sono due elementi pesanti: un’impronta della mano sulla parete delle scale della villa del delitto e una traccia di DNA sotto le unghie di Chiara Poggi.
“Le accuse vanno comprovate”, avverte l’avvocata Taccia. “L’impronta l’abbiamo spiegata, le telefonate anche. Ci sono vari errori nell’informativa”. La difesa è convinta che quegli indizi, ritenuti oggi schiaccianti, possano essere riconsiderati sotto una luce diversa, smontando quello che sembrava un vicolo cieco investigativo.
La caccia al vero colpevole
Il caso di Garlasco vede da un lato Alberto Stasi, condannato in via definitiva e in carcere; dall’altro c’è Andrea Sempio, ufficialmente indagato per lo stesso delitto. “A oggi tutti danno per scontato che non sia stato Stasi, io per prima”, dichiara l’avvocata Taccia, ribadendo con forza l’innocenza del suo assistito.
La missione della difesa è duplice: proteggere Sempio e, indirettamente, scardinare una verità processuale che dura da anni. “Voi fate il vostro lavoro, ma permetteteci di fare il nostro”, conclude la legale prima di chiudere la portiera del taxi. Roma, ora, attende l’esito della perizia: il profilo psicologico di Andrea Sempio potrebbe essere la chiave di volta di questo nuovo, oscuro capitolo.







