Mattarella bacchetta i leader: “Se ascoltassero di più avremmo un mondo migliore”. E ai giovani dice: “Non fatevi dire la strada dai vecchi”

Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Sergio Mattarella non fa nomi, non ne ha bisogno. Il messaggio che arriva dalla Fondazione Renzo Piano, a Milano, ha il sapore di una lezione politica rivolta a molti leader del presente. Un richiamo all’ascolto, al dubbio, alla capacità di fermarsi prima che l’orgoglio diventi arroganza e l’arroganza si trasformi in conflitto.

Il presidente della Repubblica sceglie parole misurate, come sempre. Ma dentro quelle frasi c’è una critica chiarissima a una politica internazionale sempre più dominata da ego, muscoli e monologhi. “Ascoltare tutti sempre non è una cortesia ma un arricchimento indispensabile”, dice Mattarella dialogando con Renzo Piano. E poi aggiunge una frase che sembra cucita addosso ai grandi conflitti di oggi: “Anche nella dimensione internazionale, se ascoltassero un po’ di più ne avremmo un grande vantaggio”.

Il richiamo ai leader

Il capo dello Stato parla dell’ascolto come di un’arte difficile, nonostante dovrebbe essere la più naturale delle attitudini umane. E per spiegarsi cita un vecchio romanzo francese letto da ragazzo: “L’orgoglio è il più nero dei peccati”. Poi aggiunge di suo pugno: “La presunzione è la sua figlia prediletta”.

È un passaggio che pesa. Perché arriva mentre il mondo attraversa guerre, tensioni diplomatiche e una stagione politica in cui il dialogo sembra spesso sostituito dalla propaganda permanente. Mattarella non alza mai i toni, ma il bersaglio è evidente: una classe dirigente globale che troppo spesso parla soltanto a se stessa.

Per il presidente, invece, l’ascolto non è debolezza né galateo istituzionale. È uno strumento di pace. “Ascoltare tutti, sempre, non è una cortesia, ma un arricchimento indispensabile”, insiste davanti agli studenti e agli ospiti della Fondazione Renzo Piano.

L’appello ai giovani

Il discorso cambia tono quando Mattarella si rivolge agli studenti del Politecnico presenti all’incontro. Qui il presidente abbandona ogni paternalismo e prova quasi a togliere peso ai “vecchi”, categoria nella quale ironicamente inserisce anche se stesso.

“Le strade sono vostre e vi appartengono, non fatevele dire dai vecchi”, afferma. Una frase che suona come un invito all’autonomia, alla costruzione di un futuro non prefabbricato dalle generazioni precedenti.

Mattarella chiarisce che agli studenti si possono indicare valori di convivenza, non modelli di comportamento già pronti. Tocca ai giovani inventare e costruire la propria strada.

Il valore del dubbio contro la presunzione

Il passaggio forse più forte dell’intervento arriva quando il presidente parla del dubbio. In un tempo dominato dalle certezze urlate, dalle tifoserie social e dalla politica che pretende sempre di avere ragione, Mattarella difende invece il diritto a interrogarsi.

“Non c’è niente di peggio della presunzione di andare avanti in maniera ottusa”, dice. E ancora: “Il dubbio evita il rischio di essere cementificati nelle apparenze”.

Parole che sembrano quasi un manifesto culturale contro il clima del presente. Per Mattarella il dubbio non è fragilità, ma intelligenza critica. È ciò che impedisce alle persone di trasformarsi in slogan ambulanti o in fanatici delle proprie convinzioni.

La giornata milanese tra Renzo Piano e la Scala

La visita alla Fondazione Renzo Piano si inserisce in una giornata milanese intensa per il capo dello Stato. Dopo il dialogo con l’architetto e l’incontro con gli studenti, Mattarella ha raggiunto il Teatro alla Scala per il concerto dedicato agli ottant’anni dalla ricostruzione del teatro dopo i bombardamenti della guerra.

Ad accoglierlo il sovrintendente Fortunato Ortombina, che gli ha consegnato due volumi dedicati alla storia della Scala. In platea erano presenti molte figure del mondo istituzionale, economico e culturale: Ignazio La Russa, Attilio Fontana, Giuseppe Sala, Liliana Segre, Mario Monti, Fedele Confalonieri, Marco Tronchetti Provera e Riccardo Chailly, alla guida di coro e orchestra del teatro.

Un dettaglio non è passato inosservato: diversamente dalla tradizionale Prima del 7 dicembre, Mattarella non ha preso posto nel palco centrale, riservato questa volta agli ospiti di Casa Verdi, la storica casa di riposo per artisti voluta da Giuseppe Verdi.

Un discorso che va oltre la cerimonia

Nel linguaggio sobrio del Quirinale, il discorso di Milano rappresenta molto più di una riflessione culturale. Mattarella parla di ascolto mentre il mondo sembra incapace di ascoltare. Difende il dubbio mentre la politica si radicalizza. Invita i giovani a costruire la propria strada mentre molte leadership sembrano ossessionate dal controllo.

Ed è forse proprio questo il cuore del suo messaggio: senza ascolto, senza dubbi e senza la capacità di mettersi in discussione, anche le democrazie rischiano di diventare prigioni dell’ego.