Eurovision 2026, caos a Vienna: 5 nazioni boicottano, proteste in piazza. Sal Da Vinci sfila tra le tensioni del Turquoise Carpet

Proteste Vienna contro Eurovision. Credit photo Haaretz

La 70° edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 si apre in un clima molto teso dai fatti geopolitici. Mentre la kermesse musicale più seguita al mondo prende ufficialmente il via nella capitale austriaca, a pochi metri dal red carpet la musica lascia spazio alle grida di protesta e a una crisi diplomatica senza precedenti che ha portato all’addio di ben cinque nazioni.

Proteste in piazza a Vienna

Nonostante l’imponente schieramento di forze dell’ordine, circa 200 manifestanti iraniani hanno assediato l’area esterna all’evento proprio in occasione dell’apertura. Una protesta doppia e clamorosa: gli attivisti, sventolando le storiche bandiere dell’Iran sotto lo scià, hanno urlato slogan contro il regime degli Ayatollah, ma hanno anche chiesto a gran voce il boicottaggio di Israele. “Boycott Eurovision” è il grido che ha fatto da sfondo al “Turquoise Carpet”, la cerimonia inaugurale che avrebbe dovuto essere una festa e si è trasformata in un caso politico internazionale.

I Paesi che hanno boicottato la kermesse

L’Unione Europea di Radiodiffusione (Ebu) si trova a gestire una vera e propria emorragia di partecipanti. Quest’anno, la spaccatura politica è diventata insanabile, portando alla decisione shock di cinque Paesi di ritirare i propri cantanti. Irlanda, Olanda, Slovenia, Spagna e Islanda hanno ufficialmente boicottato l’evento, lasciando vuoti i loro posti nella competizione. Una defezione di massa che mette in discussione la stabilità stessa del festival e ne condiziona pesantemente lo spirito di unità.

Sal Da Vinci sfila a Vienna, Credito photo @instagram
Sal Da Vinci sfila a Vienna, Credito photo @instagram

Sal Da Vinci sfila tra le tensioni del Turquoise Carpet

In questo clima elettrico, l’Italia conferma invece la sua presenza puntando tutto su Sal Da Vinci, vincitore di Sanremo 2026. L’artista napoletano ha sfilato sul Turquoise Carpet insieme alle restanti 35 delegazioni dei paesi in gara. Nonostante la capitale austriaca sia stata letteralmente invasa da eventi collaterali e migliaia di turisti, l’attenzione resta tutta sulla tenuta della sicurezza e sull’impatto che queste assenze eccellenti avranno sulla finale. La sfida per l’Italia è ora doppia: conquistare l’Europa con la musica e navigare indenne tra i veleni di un’edizione che definire “delicata” è un eufemismo.