Nel centrosinistra la leadership di Elly Schlein appare sempre più solida. Almeno tra gli elettori del cosiddetto campo largo. L’ultimo sondaggio Bidimedia fotografa una situazione molto chiara: se oggi si tenessero le primarie della coalizione progressista, la segretaria del Pd vincerebbe nettamente, staccando sia Giuseppe Conte sia la sindaca di Genova Silvia Salis.
Un dato che pesa soprattutto perché arriva mentre nel centrosinistra si moltiplicano manovre, incontri e tentativi di ridefinire i rapporti di forza in vista delle prossime politiche. E mentre attorno alla figura di Silvia Salis continua a crescere curiosità politica, soprattutto nell’area centrista e moderata della coalizione.
Schlein vola oltre il 37%
Secondo la rilevazione Bidimedia, Elly Schlein raccoglierebbe il 37,5% delle preferenze tra gli elettori potenziali del campo largo, composto da Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva e +Europa.
Un vantaggio netto. La segretaria dem stacca Giuseppe Conte di undici punti percentuali e consolida la propria posizione come figura oggi più competitiva all’interno dell’area progressista.
Il dato è significativo anche perché certifica un rafforzamento personale di Schlein dopo mesi di tensioni interne al Pd e di dubbi sulla sua capacità di tenere insieme anime diverse della coalizione.
Conte e Silvia Salis quasi appaiati
La vera sorpresa del sondaggio è però il dato di Silvia Salis. La sindaca di Genova arriva al 25,9%, praticamente incollata a Giuseppe Conte, che si ferma al 26,5%.
Solo sei decimi separano i due. Una distanza minima che racconta molto più di quanto sembri. Perché fino a pochi mesi fa un confronto diretto tra l’ex premier e la sindaca ligure sarebbe apparso impensabile.
Salis invece continua a crescere come figura alternativa, soprattutto agli occhi di quella parte del centrosinistra che cerca un profilo meno divisivo e più spendibile verso il centro. Non a caso, negli ultimi mesi il suo nome è stato spesso evocato nei retroscena politici come possibile federatrice futura del campo progressista.
Primarie sì o no?
Anche sul tema delle primarie emergono differenze importanti. Giuseppe Conte, rientrato recentemente dopo il periodo di stop legato all’operazione chirurgica subita nelle scorse settimane, ha parlato delle primarie come di uno strumento utile per evitare “derive leaderistiche” e favorire la partecipazione democratica.
Silvia Salis, invece, resta più fredda. La sindaca di Genova considera le primarie potenzialmente divisive e guarda con cautela a una competizione interna che rischierebbe di lasciare strascichi nella coalizione.
Un dibattito che attraversa da anni il centrosinistra italiano e che torna puntualmente ogni volta che bisogna scegliere una leadership comune.
Meloni resta avanti
Se dentro il campo largo Schlein domina, il quadro cambia quando il confronto si sposta sul piano nazionale. Nel duello diretto con Giorgia Meloni, infatti, la presidente del Consiglio mantiene il vantaggio.
Secondo Bidimedia, Meloni raccoglierebbe il 52,3% delle preferenze contro il 47,7% della leader Pd. Uno scarto di 4,6 punti che resta significativo ma che, allo stesso tempo, mostra anche una Schlein ormai percepita come l’unica vera alternativa nazionale alla premier.
Il dato conferma un doppio movimento: Meloni continua a mantenere un forte consenso personale, ma il centrosinistra sembra avere finalmente individuato una figura capace almeno di competere sul piano della leadership.
L’incognita degli indecisi
C’è poi un altro elemento da non sottovalutare: il 10,1% degli elettori del campo largo che si dichiara ancora indeciso. Una quota importante che potrebbe modificare gli equilibri soprattutto tra Conte e Salis, oggi separati da pochissimo. Più difficile, almeno per ora, immaginare un ribaltamento ai danni di Schlein, il cui vantaggio appare piuttosto consolidato.
Affluenza più bassa rispetto alle Politiche
Il sondaggio segnala anche un dato sull’affluenza potenziale: si fermerebbe al 54%, ben sotto il 63,9% registrato alle Politiche del 2022.
Un segnale che racconta una certa stanchezza dell’elettorato e una mobilitazione ancora lontana dai livelli delle grandi sfide nazionali. Ma anche un’indicazione politica: il campo largo, pur esistendo come ipotesi elettorale, non ha ancora acceso davvero l’entusiasmo degli elettori.
E mentre Schlein consolida la sua posizione interna, resta aperta la domanda più importante: basterà vincere nel centrosinistra per riuscire davvero a battere Giorgia Meloni?







