Garlasco, l’arma che uccise Chiara Poggi fu lavata o nascosta: il Ris smonta la fuga del killer senza sangue fuori dalla villetta

Garlasco, l’arma del delitto

Nel delitto di Garlasco c’è un’assenza che oggi pesa come una prova: fuori dalla villetta di via Pascoli non c’erano tracce di sangue compatibili con il trasporto dell’arma usata per uccidere Chiara Poggi. È da questo vuoto, da ciò che non è stato trovato sulla scena del crimine, che parte una delle nuove conclusioni dei carabinieri del Ris nella Bloodstain Pattern Analysis condotta nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pavia su Andrea Sempio.

L’arma, o le armi, secondo gli investigatori erano inevitabilmente imbrattate di sangue. Dopo un’aggressione così violenta avrebbero dovuto lasciare gocce, strisciate, segni lungo il percorso di uscita. E invece, dalla soglia del portone in poi, quasi nulla. Per il Ris, la spiegazione è una: l’assassino avrebbe lavato con estrema attenzione l’arma prima di uscire oppure l’avrebbe riposta in un contenitore, forse uno zaino, avvolta in asciugamani o materiali simili.

L’assenza di sangue fuori dalla villetta

Nella relazione letta il 6 maggio ad Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, i pm di Pavia hanno inserito anche questo passaggio tecnico. I carabinieri del Ris sottolineano che l’abitazione della famiglia Poggi era una villetta unifamiliare circondata da giardino, con muro perimetrale e separazione dalla strada pubblica e dalle case vicine.

Un dato resta centrale: negli atti non risultano segni di effrazione sugli infissi esterni. Per i consulenti della Procura, questa circostanza rende “pressoché acclarato” che Chiara abbia aperto almeno la porta d’ingresso al suo aggressore, permettendogli di entrare in casa dal portone principale.

Il mistero si sposta allora sull’uscita. Se il killer è entrato dalla porta, come è uscito senza lasciare fuori casa una scia di sangue?

L’ipotesi del Ris: arma lavata o avvolta negli asciugamani

Secondo il Ris, lungo il percorso contrario dell’aggressore “risulta di rilievo l’assenza pressoché totale di macchie ematiche”. Un’assenza difficile da conciliare con il trasporto all’esterno di un’arma sporca di sangue.

Da qui l’ipotesi investigativa: l’assassino potrebbe avere lavato l’arma con estrema attenzione prima di lasciare la villetta, oppure potrebbe averla riposta in un contenitore. Il riferimento degli investigatori è concreto: uno zaino, asciugamani o materiali simili, capaci di impedire alle gocce di cadere a terra.

È un dettaglio che cambia il modo di guardare alla fuga. Non un’uscita precipitosa e disordinata, ma una fase in cui il killer avrebbe avuto il tempo e la lucidità di gestire almeno in parte le tracce.

Il nodo dell’ingresso senza effrazione

L’assenza di segni di effrazione sugli infissi resta uno dei punti più delicati. Se Chiara aprì la porta, significa che conosceva il suo aggressore o comunque non lo percepì subito come una minaccia. È una lettura che si inserisce nella nuova ricostruzione della Procura, oggi concentrata su Andrea Sempio.

Per gli inquirenti, la scena racconta una sequenza interna alla casa, una colluttazione, l’uso dell’arma e poi un percorso di uscita sorprendentemente pulito fuori dalla soglia. Troppo pulito, secondo il Ris, per essere casuale.

I pm: le responsabilità di Sempio sgretolano quelle di Stasi

Nella relazione sulle risultanze investigative, i pm di Pavia usano parole pesantissime: “L’emersione delle responsabilità di Andrea Sempio si intreccia indissolubilmente con lo sgretolamento della responsabilità di Alberto Stasi”.

È una frase che fotografa la nuova direzione dell’inchiesta. Non solo l’accusa nei confronti di Sempio, ma anche la progressiva demolizione dell’impianto che portò alla condanna definitiva di Stasi a 16 anni per l’omicidio della fidanzata.

Secondo la Procura, inoltre, nella precedente indagine del 2017 su Sempio, poi archiviata, ci sarebbero state “evidenti omissioni” negli atti della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia. Un passaggio destinato ad alimentare ancora di più lo scontro sulle vecchie indagini.

Una fuga troppo pulita per essere ignorata

Il punto, ora, è capire quanto questa nuova lettura della scena del crimine possa pesare nel futuro giudiziario del caso. L’arma del delitto non è mai stata trovata. Ma l’assenza di sangue fuori dalla villetta diventa, nella nuova analisi, un elemento narrativo e investigativo fortissimo.

Se l’assassino avesse lasciato la casa con l’arma scoperta e ancora sporca, il sangue avrebbe dovuto parlare. Avrebbe dovuto lasciare tracce oltre la soglia, nel giardino, lungo il percorso di fuga. Invece, secondo il Ris, quelle tracce non ci sono. E proprio il silenzio del sangue diventa oggi una delle chiavi del nuovo Garlasco.