Per quasi vent’anni il cosiddetto “alibi di Vigevano” è stato uno dei punti più solidi della ricostruzione difensiva di Andrea Sempio. La mattina del 13 agosto 2007, mentre Chiara Poggi veniva uccisa nella villetta di via Pascoli, il giovane avrebbe raggiunto Vigevano per acquistare un libro. A sostegno di quella versione comparve lo scontrino del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio, emesso alle 10.18 e conservato per oltre un anno prima di essere consegnato agli investigatori.
Oggi, però, quel tassello viene riletto alla luce delle nuove intercettazioni raccolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Non perché esista una prova definitiva che smentisca l’alibi, ma perché il contesto nel quale quello scontrino era stato interpretato appare diverso rispetto al passato.
Il viaggio a Vigevano raccontato da Sempio
Fin dalle prime indagini Andrea Sempio ha spiegato di essersi recato a Vigevano per raggiungere una libreria. Arrivato sul posto, avrebbe però trovato il negozio chiuso, limitandosi a fare un giro in città prima di rientrare a Garlasco. Lo scontrino del parcheggio è sempre stato indicato come la prova materiale di quello spostamento.
La nuova inchiesta non mette in discussione l’esistenza del ticket. Piuttosto, prova a verificare se quel documento basti davvero, da solo, a dimostrare l’intero racconto di quella mattina.
La novità: Vigevano non sarebbe stata una destinazione occasionale
Il passaggio che gli investigatori considerano più interessante emerge dalle intercettazioni ambientali. Secondo quanto riportato nelle informative, Sempio avrebbe ammesso di conoscere e frequentare Vigevano già prima del delitto.
È un dettaglio che, isolatamente, non dimostra nulla. Frequentare una città non costituisce naturalmente un indizio di responsabilità. Cambia però la prospettiva con cui viene letto il viaggio del 13 agosto.
Se Vigevano era una meta abituale e non una destinazione scelta esclusivamente per acquistare un libro, diventa legittimo chiedersi se quello spostamento avesse davvero come unico scopo la visita in libreria oppure se fosse inserito in abitudini già consolidate. È proprio su questo punto che la Procura concentra oggi una parte delle verifiche.
Lo scontrino resta il centro dell’alibi
Il famoso ticket continua comunque a rappresentare il fulcro della vicenda.
Per la difesa dimostra che Andrea Sempio si trovava a Vigevano mentre l’omicidio veniva commesso a Garlasco.
Per gli investigatori, invece, lo scontrino certifica soltanto che qualcuno ritirò quel tagliando alle 10.18. La nuova attività investigativa punta quindi a verificare se quel documento basti realmente a ricostruire gli spostamenti dell’indagato durante tutta la mattinata.
Il racconto del bar e della bottiglietta
Negli ultimi mesi è riemerso anche un altro particolare destinato ad alimentare il dibattito.
In una conversazione registrata dal giornalista Alessandro De Giuseppe, la madre di Andrea Sempio raccontò che il figlio, quella mattina, le avrebbe detto di essere stato al bar e ricordò anche un episodio relativo a una bottiglietta d’acqua acquistata senza tappo, che avrebbe dovuto consumare prima di rientrare a casa.
Successivamente, però, Andrea Sempio ha escluso di essere passato dal bar quella mattina.
Non si tratta di una prova contro di lui. È però una divergenza che gli investigatori stanno cercando di chiarire perché riguarda proprio la ricostruzione delle ore immediatamente successive all’omicidio.
Anche i genitori raccontano versioni differenti
Le intercettazioni hanno riportato sotto i riflettori anche i dialoghi tra i genitori di Andrea Sempio.
Particolare attenzione ha suscitato una conversazione nella quale il padre, rivolgendosi alla moglie, afferma: «Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu». Una frase che ha immediatamente alimentato interpretazioni contrapposte.
Per gli investigatori rappresenta un elemento da approfondire nella ricostruzione dell’origine del ticket.
La difesa ritiene invece che il dialogo sia stato estrapolato dal contesto e non possa essere considerato una confessione o un’ammissione sulla provenienza dello scontrino.
Un alibi che oggi viene riletto nel suo insieme
È proprio questo il punto centrale della nuova indagine.
Nessuno dei singoli elementi — la conoscenza di Vigevano, lo scontrino del parcheggio, il racconto del bar o le conversazioni dei genitori — appare sufficiente, da solo, a dimostrare o escludere una responsabilità.
La Procura, però, non li valuta separatamente. Li inserisce in un’unica ricostruzione, cercando di verificare se il mosaico complessivo confermi oppure indebolisca l’alibi sostenuto da Andrea Sempio fin dalle prime fasi dell’inchiesta.
Sarà questo lavoro di ricostruzione, insieme agli altri accertamenti ancora in corso, a stabilire quale peso potranno avere le nuove intercettazioni nel procedimento che potrebbe portare l’indagato davanti a un giudice.







