Oltre tremila distributori di carburante sparsi in tutta Italia non hanno applicato il taglio da 17,08 centesimi al litro sul gasolio disposto dal governo attraverso la riduzione delle accise. Alcuni gestori hanno lasciato i listini invariati, mentre altri hanno addirittura aumentato i prezzi proprio nei giorni in cui gli automobilisti avrebbero dovuto beneficiare dello sconto. I dati raccolti dal ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano una situazione tanto grave quanto difficile da giustificare: su 20.110 impianti controllati, 2.484 non hanno modificato il costo del diesel e 684 lo hanno alzato. Complessivamente quasi un distributore su sei non ha trasferito ai consumatori la riduzione fiscale decisa dall’esecutivo.
Il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha trasmesso alla Guardia di finanza l’elenco degli impianti che non hanno ancora adeguato i listini, indicando anche le anomalie considerate più significative. Le Fiamme gialle dovranno ora verificare le ragioni dei mancati ribassi e ricostruire l’andamento dei prezzi praticati da ciascun distributore. Al termine degli accertamenti, il Garante invierà il rapporto all’autorità giudiziaria, che valuterà l’esistenza di eventuali responsabilità penali.
Quasi un distributore su sei non ha applicato lo sconto
I numeri fotografano un’applicazione soltanto parziale del provvedimento. Gli impianti che hanno mantenuto invariato il prezzo rappresentano il 12,4 per cento del totale, mentre quelli che lo hanno aumentato raggiungono il 3,4 per cento. La somma porta al 15,8 per cento la quota di distributori che, a tre giorni dall’entrata in vigore della misura, non aveva ancora trasferito integralmente lo sconto agli automobilisti.
Il dato più sorprendente riguarda i 684 impianti che hanno aumentato i prezzi alla pompa nonostante la riduzione delle accise. Un comportamento che rischia di neutralizzare completamente il beneficio fiscale e di trasformare una misura finanziata dallo Stato in un vantaggio economico per una parte della filiera. Il governo ha ridotto il peso delle imposte per abbassare il costo finale del gasolio, non per consentire ai gestori di assorbire la differenza attraverso margini più elevati.
Anche il prezzo medio nazionale conferma che il taglio non è arrivato interamente nelle tasche dei consumatori. Il diesel è diminuito di appena 11 centesimi al litro, sei in meno rispetto ai 17,08 che avrebbero dovuto comparire sui tabelloni. La benzina, non interessata dal decreto entrato in vigore lunedì, ha invece mantenuto un prezzo medio sostanzialmente stabile.
La Guardia di finanza controllerà impianto per impianto
Il ministero delle Imprese ha attivato il regime speciale di controllo introdotto dal decreto-legge approvato a marzo dal Consiglio dei ministri. La normativa consente al Garante dei prezzi di segnalare direttamente alla Guardia di finanza gli impianti che presentano comportamenti anomali e di trasmettere successivamente i risultati delle verifiche alla magistratura.
I controlli dovranno stabilire se i gestori abbiano ritardato l’adeguamento per ragioni tecniche, se abbiano venduto carburante acquistato prima del taglio delle accise oppure se abbiano deliberatamente aumentato i margini. Non ogni mancata riduzione implica automaticamente un reato, ma la dimensione del fenomeno e l’aumento registrato in centinaia di distributori impongono una verifica puntuale.
Il governo punta così a evitare che la riduzione fiscale si perda lungo la catena di distribuzione. Senza controlli tempestivi, infatti, il taglio delle accise rischia di produrre un costo immediato per lo Stato senza garantire alcun vantaggio reale agli automobilisti. Il consumatore paga meno soltanto quando l’intera riduzione compare nel prezzo finale, non quando resta nei conti degli operatori.
I consumatori denunciano un danno enorme
Le associazioni dei consumatori parlano apertamente di violazione delle disposizioni e preparano azioni legali contro i distributori che non hanno ridotto i prezzi. Il Codacons ha chiesto al Garante copia di tutte le informazioni inviate alla Guardia di finanza, con l’obiettivo di presentare denunce alle Procure competenti e tutelare gli automobilisti che avrebbero pagato il gasolio più del dovuto.
L’associazione chiede alla magistratura di valutare anche le possibili ipotesi di truffa aggravata e manovre speculative. Secondo il Codacons, il mancato ribasso produce un danno economico enorme perché coinvolge milioni di rifornimenti e incide non soltanto sulle famiglie, ma anche su imprese, autotrasportatori e attività che dipendono dal carburante. Pochi centesimi trattenuti su ogni litro possono generare somme molto elevate quando il fenomeno riguarda migliaia di impianti e milioni di consumatori.
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, ha ricordato che il gasolio sarebbe comunque rimasto sopra i due euro al litro, ma ha definito inaccettabile il fatto che, dopo il taglio di 14 centesimi sulle accise, pari a 17,08 centesimi con l’Iva, il prezzo medio non sia sceso neppure sotto quota 2,10 euro.
Lo sconto rischia di trasformarsi in un regalo ai gestori
Il caso solleva una questione politica oltre che economica. Ogni taglio delle accise riduce le entrate pubbliche e trasferisce il costo dell’intervento sull’intera collettività. Se una parte dei distributori non applica la diminuzione, lo Stato rinuncia al gettito mentre l’automobilista continua a pagare quasi la stessa cifra. Il risultato diventa così un trasferimento di risorse pubbliche verso la filiera, anziché un sostegno a famiglie e imprese.
La differenza tra gli 11 centesimi realmente registrati e i 17 previsti mostra che il meccanismo non ha ancora funzionato come annunciato. Sei centesimi al litro possono sembrare una cifra ridotta, ma su un pieno da 50 litri equivalgono a tre euro. Moltiplicati per milioni di rifornimenti, diventano un importo enorme che resta a carico degli automobilisti nonostante la riduzione fiscale.
Le verifiche della Guardia di finanza dovranno ora chiarire dove si sia fermato lo sconto e chi abbia trattenuto la differenza. Il governo ha promesso un intervento immediato sui prezzi, ma migliaia di impianti hanno dimostrato che ridurre le accise non basta. Senza vigilanza e sanzioni efficaci, anche il provvedimento più costoso rischia di dissolversi prima di arrivare alla pompa.







