Il giorno della Vigilia di Natale qualcuno era dentro la Procura di Pavia a fotografare gli atti segreti dell’inchiesta su Andrea Sempio. E quelle immagini, secondo il sospetto degli investigatori, potrebbero essere finite direttamente alla difesa dell’uomo accusato per la prima volta nel 2017 dell’omicidio di Chiara Poggi.
È uno dei passaggi più inquietanti che emergono dalle nuove carte depositate dalla Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. Un fascicolo che ormai non racconta più soltanto il dna sotto le unghie della vittima, le impronte e le intercettazioni, ma anche un possibile sistema parallelo fatto di fughe di notizie, rapporti opachi e presunti favori investigativi.
Le foto scattate dentro la Procura
La data che adesso fa tremare l’inchiesta è il 24 dicembre 2016. Andrea Sempio era stato appena iscritto nel registro degli indagati, ma ancora ufficialmente non lo sapeva. L’avviso per presentarsi in Procura gli verrà notificato soltanto l’8 febbraio 2017. Eppure, secondo i magistrati, già a gennaio i suoi avvocati erano in possesso dell’esposto dei legali di Alberto Stasi e delle consulenze che indicavano la presenza del dna di Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi.
Come ci erano arrivati? È qui che entrano in scena tre fotografie considerate devastanti dagli investigatori. Secondo quanto emerge nell’informativa dei carabinieri, quelle immagini sarebbero state scattate tra le 10.27 e le 10.28 della Vigilia di Natale direttamente dentro gli uffici della Procura di Pavia. La geolocalizzazione gps dei file fotografici collocherebbe infatti gli scatti proprio all’interno del palazzo giudiziario.
E il dettaglio che gli investigatori definiscono “francamente inquietante” è il contenuto delle immagini: gli atti dell’inchiesta, le famose “carte” contenute nel fascicolo ancora segreto.
Il sospetto sui passaggi illegali degli atti
I sospetti della Procura si concentrano su Maurizio Pappalardo, all’epoca luogotenente dei carabinieri e comandante del Nucleo informativo del Comando provinciale di Pavia. Quel giorno, spiegano gli investigatori, Pappalardo non avrebbe nemmeno dovuto trovarsi lì. Ufficialmente risultava infatti assente dal servizio perché in permesso con legge 104. Eppure il suo cellulare racconta altro.
Secondo gli accertamenti tecnici effettuati sulla copia forense del telefono, proprio il 24 dicembre sarebbero state realizzate quelle fotografie all’interno della Procura. Sentito dagli investigatori negli ultimi mesi, Pappalardo avrebbe risposto più volte con un “non ricordo”. Ma il sospetto investigativo ormai è chiarissimo: qualcuno avrebbe passato illegalmente alla difesa di Sempio atti che non avrebbero dovuto vedere.
La consulenza sul dna arrivata prima della notifica
Il dato che sconvolge gli investigatori è la tempistica. Il 30 dicembre 2016 Luciano Garofano, ex comandante del RIS, sarebbe già stato incaricato dalla difesa di Andrea Sempio di predisporre una consulenza tecnica in risposta a quella della difesa Stasi. E il 13 gennaio 2017 agli avvocati di Sempio sarebbe già arrivata la consulenza firmata da Pasquale Linarello, consulente di Alberto Stasi.
Tutto questo settimane prima della notifica ufficiale dell’indagine. Per la Procura di Pavia una cosa del genere non avrebbe dovuto essere possibile.
La difesa di Sempio continua a sostenere che quelle informazioni ormai circolassero già sui giornali e che quindi gli atti potessero essere arrivati legalmente agli avvocati. Ma gli investigatori non sembrano convinti. Perché quelle fotografie scattate in Procura la Vigilia di Natale, secondo chi indaga, rischiano di raccontare tutta un’altra storia.
L’indagine della Procura di Brescia
Nel frattempo la Procura di Brescia è vicina alla chiusura delle indagini per corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’ex pm Mario Venditti e di Giuseppe Sempio, padre di Andrea. L’ipotesi investigativa è pesantissima: secondo i magistrati, Giuseppe Sempio avrebbe pagato il magistrato per favorire l’archiviazione dell’inchiesta del 2017. Accuse tutte ancora da provare e sulle quali non esiste alcuna sentenza.
Ma il clima che emerge dalle carte è ormai quello di un’indagine diventata gigantesca, dove il delitto Poggi sembra intrecciarsi a un possibile sistema di fughe di notizie e rapporti opachi dentro gli uffici giudiziari.







