Il delitto di Garlasco si trascina dietro un’ombra sempre più pesante. Non solo il dna, le impronte, le intercettazioni e la nuova inchiesta su Andrea Sempio. Adesso nelle carte compare anche un sospetto ancora più grave: quello di un possibile sistema di favori, fughe di notizie e presunte pressioni attorno alle indagini del 2017 che portarono all’archiviazione dell’amico di Marco Poggi.
È tutto nero su bianco nelle informative dei carabinieri depositate dalla Procura di Pavia. Ed è proprio da quelle carte che emerge una frase destinata a far discutere: “Chiedono soldi agli indagati per aiutarli”.
L’inchiesta Clean e il “sistema Pavia”
La frase viene attribuita ad Andrea Sempio in una intercettazione del 27 settembre 2025. L’indagato parla con qualcuno del luogotenente Sapone e della cosiddetta inchiesta Clean, coordinata dalla Procura di Brescia. Secondo quanto riportato nelle informative, Sempio racconta di un presunto “giro” nel quale alcuni investigatori avrebbero avvisato persone sotto indagine o imprenditori dell’arrivo di controlli o verifiche, ricevendo in cambio denaro o favori.
“Praticamente c’era un giro… intercettavano vari imprenditori e dicevano: guarda che ti arriva la Finanza il mese prossimo… e in cambio di protezione pigliavano dei soldi”, dice Sempio nella conversazione captata dagli investigatori.
Poi aggiunge un dettaglio ancora più delicato: “Questo Sapone mi ha chiamato una volta perché, a quanto mi hanno detto, c’era anche un sistema in cui loro cercavano di prendere le persone sottoposte a indagine…se mi dai i soldi ti aiuto”. Parole pesantissime, che però — è bene precisarlo — sono tutte ancora da verificare e dovranno eventualmente essere accertate in un processo.
Le anomalie del 2017
Le intercettazioni vengono inserite dentro un quadro molto più ampio ricostruito dai pm di Pavia, che nelle nuove indagini sul delitto Poggi analizzano anche tutte le presunte anomalie dell’inchiesta del 2016-2017.
Ed è proprio da lì che nasce il fascicolo aperto dalla Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’ex pm Mario Venditti e di Giuseppe Sempio, padre di Andrea. L’ipotesi investigativa è che il padre dell’indagato possa aver favorito il magistrato attraverso versamenti di denaro per evitare il processo al figlio. Accuse tutte ancora da dimostrare e sulle quali non esiste alcuna sentenza. Ma nelle informative i magistrati elencano una serie di episodi ritenuti anomali.
“Come facevano già a sapere tutto?”
Uno dei punti riguarda i contatti tra Andrea Sempio e alcuni uomini della polizia giudiziaria già prima della notifica ufficiale dell’iscrizione nel registro degli indagati.
Secondo i pm, l’8 febbraio 2017 il luogotenente Giuseppe Spoto si presenta a casa Sempio per notificare l’atto giudiziario. Ma dalle intercettazioni emerge che quello non sarebbe stato il primo contatto con gli investigatori: ci sarebbe stato già un rapporto con il luogotenente Silvio Sapone.
“La pg delegata può concordare una notifica — scrivono i magistrati — ma certamente non è usuale che vi siano contatti antecedenti”. Non solo. Durante quella notifica Spoto resta oltre un’ora e dieci minuti con Andrea Sempio. In quel lasso di tempo avviene anche una telefonata con l’avvocato Soldani. E qui nasce un altro dubbio dei pm: il legale non chiede mai quale fosse l’accusa. Come faceva già a conoscerla?
Secondo la Procura, Sempio e i suoi avvocati sarebbero entrati in possesso già dal 17 gennaio dell’esposto presentato dai legali di Alberto Stasi, contenente i riferimenti al dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi.
“Già in quella data erano entrati in possesso dell’esposto in maniera assolutamente illecita”, scrivono gli inquirenti. La difesa di Sempio ha sempre replicato sostenendo che quelle informazioni ormai circolassero già sui giornali.
“Cacciando i soldi si sistema”
Sono soprattutto le intercettazioni familiari a insospettire gli investigatori. Il 9 febbraio 2017, parlando in auto, Andrea Sempio dice: “Non è una cosa che risolvono… cacciando i soldi si sistema”.
Il giorno successivo, prima dell’interrogatorio, il padre Giuseppe afferma: “Ha detto che ti chiederà le cose che sono state depositate”. E ancora, sempre secondo le informative, la famiglia sembrerebbe già certa dell’archiviazione imminente. “Ha detto che è importante che adesso lì c’è il nome, perché se poi si deciderà di fare l’archiviazione c’è l’archiviazione con nome”, dice Giuseppe Sempio.
Dopo l’interrogatorio, la famiglia commenta soddisfatta: “Ci ha fatto le domande dalla parte nostra”. Frasi che per la Procura rappresentano elementi sospetti. Per la difesa, invece, semplici interpretazioni arbitrarie di conversazioni private.
“Adesso bisogna pagare quei signori là”
Tra le intercettazioni finite nel fascicolo ce n’è una considerata particolarmente delicata. I genitori di Sempio parlano tra loro e si sente dire: “Adesso bisogna trovare la formula di pagare quei signori là”.
Secondo la difesa, il riferimento sarebbe esclusivamente agli avvocati della famiglia. Non a magistrati o investigatori. Ma il sospetto investigativo resta aperto ed è uno dei tasselli che ha portato Brescia ad aprire il fascicolo sul presunto “sistema Pavia”.
Un caso che continua ad allargarsi
Il punto impressionante del nuovo filone Garlasco è proprio questo: ogni elemento sembra aprire nuovi fronti. Dalla traccia 33 alle intercettazioni, dal dna alle presunte fughe di notizie, fino alle ipotesi di corruzione e ai rapporti tra indagati e investigatori.
E mentre la Procura di Pavia punta a chiudere definitivamente il cerchio su Andrea Sempio, parallelamente Brescia continua a scavare su ciò che accadde nel 2017, quando quell’inchiesta venne archiviata in appena tre mesi.







