Garlasco, l’ex capitano del Ris Alberto Marino rompe il silenzio: «Voglio parlare in aula». I test negativi sulla bici di Stasi e i reperti distrutti

Marino e Garofano

Due test genetici negativi, un accertamento sul sangue che non sarebbe mai arrivato al magistrato e reperti biologici distrutti prima dell’autorizzazione giudiziaria. Il nome di Alberto Marino torna al centro del delitto di Garlasco, mentre la Procura di Pavia cerca di ricostruire quanto accadde nei laboratori del Ris di Parma durante le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.

Nel 2007 Marino era capitano e responsabile della sezione di biologia del reparto scientifico. Partecipò agli accertamenti sulla bicicletta di Alberto Stasi, che la giustizia ha poi condannato definitivamente a sedici anni di carcere. Oggi continua a guidare la stessa sezione, ma gli investigatori stanno riesaminando il suo lavoro di diciannove anni fa.

Intervistato dalla trasmissione Lo Stato delle Cose, Marino ha espresso il desiderio di chiarire pubblicamente la propria posizione: «Voglio parlare in aula». La sua richiesta arriva mentre emergono nuovi interrogativi sulla gestione delle analisi e sulla documentazione scientifica del Ris.

Chi è Alberto Marino, l’ufficiale che analizzò la bicicletta di Stasi

Nel settembre 2007 Alberto Marino dirigeva la sezione di biologia del Ris di Parma e partecipava agli accertamenti della Procura di Vigevano. Tra i suoi compiti figuravano le analisi sui pedali della bicicletta di Stasi, uno dei reperti più discussi dell’intera vicenda giudiziaria.

Proprio quelle verifiche sono tornate sotto osservazione dopo il recupero dei cosiddetti raw data, i dati grezzi delle analisi. Da questi documenti sarebbero emersi risultati che non comparivano nelle comunicazioni ufficiali.

Il 10 settembre 2026 il procuratore aggiunto Stefano Civardi e le pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano hanno ascoltato Marino come persona informata sui fatti. Il giorno successivo, i magistrati hanno disposto l’acquisizione dell’intero fascicolo originale del Ris. I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno quindi raggiunto Parma per recuperare gli atti.

I due test negativi sul Dna di Chiara Poggi: perché non furono comunicati?

Il primo interrogativo riguarda gli esami del 20 settembre 2007 sui pedali della bicicletta. Secondo quanto emerge dalla documentazione, dopo un primo risultato positivo i tecnici avrebbero effettuato due ulteriori analisi. Entrambe avrebbero escluso la presenza del Dna di Chiara Poggi.

La Procura e le altre parti processuali non avrebbero ricevuto questi risultati. Quattro giorni dopo, il 24 settembre, arrivò il primo arresto di Alberto Stasi.

Durante l’audizione, Marino avrebbe spiegato che le ulteriori verifiche servivano a controllare i risultati precedenti. Gli esami successivi, secondo la sua ricostruzione, non avrebbero prodotto elementi sufficienti per modificare le conclusioni iniziali.

L’ufficiale avrebbe parlato di un «eccesso di zelo», osservando che avrebbe potuto cancellare i dati se avesse voluto nasconderli. Una spiegazione sulla quale gli investigatori cercano ora riscontri nella documentazione originale.

Il test Obti negativo: sui pedali c’era davvero sangue?

Un altro elemento riguarda l’Obti test, uno strumento che permette di verificare la presenza di sangue umano.

Gli investigatori avrebbero trovato un appunto relativo a un risultato negativo sui pedali della bicicletta. Anche questo dato, secondo la ricostruzione, non sarebbe arrivato alla pm Rosa Muscio, che coordinava l’inchiesta originaria.

La questione assume particolare importanza perché la presunta presenza di materiale ematico della vittima sulla bicicletta ebbe un ruolo nelle prime indagini.

Marino avrebbe precisato di aver sempre informato Luciano Garofano, allora comandante del Ris di Parma. Ha inoltre sostenuto che il superiore gestiva direttamente i rapporti con la magistrata.

Gli investigatori devono quindi chiarire come circolassero le informazioni tra laboratorio, comando del reparto e Procura. Soprattutto, cercano di capire perché alcuni risultati non comparissero nelle comunicazioni ufficiali.

Il Dna maschile mai identificato sulla bicicletta

La documentazione contiene anche un altro particolare. Il 26 settembre 2007 i tecnici avrebbero individuato sulla bicicletta un campione contenente Dna maschile.

Secondo quanto emerso, nessuno avrebbe approfondito quel risultato per identificare il soggetto dal quale proveniva il materiale genetico. Gli inquirenti e le parti non avrebbero inoltre ricevuto una comunicazione formale.

La Procura dovrà stabilire quale fosse la qualità del campione e se consentisse ulteriori confronti. Resta da comprendere anche perché gli specialisti non abbiano proseguito le verifiche.

Le provette distrutte nel 2016: il via libera arrivò soltanto nel 2022

Il capitolo forse più sorprendente riguarda la distruzione degli estratti di Dna che il Ris conservava nei propri congelatori.

Secondo una nota interna firmata dall’attuale comandante del reparto, Matteo Donghi, Marino avrebbe ordinato l’eliminazione del materiale biologico nel settembre 2016. I campioni si trovavano nel congelatore denominato BioBank.

La documentazione conterrebbe sette fotografie delle operazioni del 15 settembre 2016. Le immagini mostrerebbero lo spegnimento dell’apparecchiatura e le provette collocate nei sacchi destinati ai rifiuti speciali.

Il punto controverso riguarda l’autorizzazione giudiziaria. Secondo quanto emerso, la Corte d’Assise d’Appello avrebbe autorizzato la distruzione dei reperti soltanto nel 2022, sei anni dopo lo smaltimento.

La Procura sta approfondendo le procedure che il reparto seguì e le ragioni dell’eliminazione anticipata dei campioni.

Marino vuole parlare in aula, mentre si prepara la revisione per Stasi

Alberto Marino ha già fornito la propria versione ai magistrati e vuole chiarire la vicenda davanti a un giudice. La Procura dovrà stabilire se le anomalie trovino conferma e quali eventuali responsabilità possano emergere.

Nel frattempo, gli avvocati di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, stanno preparando una richiesta di revisione della condanna definitiva. La Corte d’Appello di Brescia dovrà valutare l’eventuale ricorso.

Anche la famiglia di Chiara Poggi segue gli sviluppi del filone relativo agli accertamenti scientifici. I legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna hanno manifestato l’intenzione di valutare la costituzione di parte civile in un eventuale procedimento contro Marino. Si tratta di una posizione distinta da quella assunta rispetto alla nuova inchiesta su Andrea Sempio.

Per ora, gli interrogativi riguardano soprattutto quanto accadde nel 2007. Perché due controanalisi negative non comparvero nella documentazione ufficiale? Quale significato aveva il risultato dell’Obti test? Che cosa poteva rivelare il Dna maschile e perché il Ris eliminò alcuni campioni prima dell’autorizzazione?

Sono le domande alle quali gli investigatori cercano risposte e sulle quali Marino vorrebbe confrontarsi direttamente in aula. Le verifiche dovranno chiarire eventuali irregolarità, senza che queste comportino automaticamente una revisione della condanna di Stasi.