«Sì, lo rifarei». È una frase semplice, quasi asciutta, ma dentro ci sono i minuti più drammatici vissuti sabato pomeriggio nel centro di Modena. Luca Signorelli, 47 anni, milanese residente in città, è l’uomo che ha inseguito, atterrato e immobilizzato Salim El Koudri dopo che il 31enne aveva travolto i passanti con l’auto e tentato la fuga armato di coltello.
Nell’intervista concessa al Corriere della Sera, Signorelli racconta senza eroismi costruiti e senza retorica quei momenti di caos puro. Lo fa con il volto ancora segnato da ciò che è accaduto, ma soprattutto con una lucidità impressionante. «Ho visto scene terrificanti. Ho visto anche gente voltarsi dall’altra parte perché ovviamente aveva paura. A volte invece bisogna rispondere».
Il racconto
Il racconto di Signorelli è quasi cinematografico nella sua brutalità. Dopo l’impatto dell’auto contro i passanti e il fuggi fuggi generale, El Koudri prova a scappare. Ha ancora il coltello in mano. Ed è lì che il 47enne decide di intervenire.
«In quel momento non pensi. Agisci». Una frase che sintetizza perfettamente ciò che è successo: nessun piano, nessuna scelta razionale ponderata. Solo istinto. Lo stesso che, pochi istanti dopo, lo porta a trovarsi faccia a faccia con un uomo armato.
«Senza dubbio è stato l’istinto di sopravvivenza». Perché Signorelli sa perfettamente di avere rischiato di morire. Due volte. «Prima ho rischiato di essere investito e poi di essere accoltellato».
Il corpo a corpo e il coltello
È il passaggio più duro dell’intervista. Signorelli racconta di aver buttato a terra El Koudri durante la fuga, prima dell’arrivo di altri due uomini che lo hanno aiutato a tenerlo fermo.
«Io l’ho buttato a terra e poi sono arrivati in due che l’hanno bloccato. La polizia è arrivata una decina di minuti dopo e l’abbiamo dovuto tenere fermo». Dieci minuti che devono essere sembrati eterni. Perché nel frattempo l’aggressore continuava ad agitarsi, a parlare in modo confuso, a blaterare frasi in italiano con forte accento straniero.
Il momento peggiore? «Quando mi sono trovato corpo a corpo con uno armato di coltello». Una frase che da sola basta a spiegare il livello di tensione e violenza vissuto in quei secondi.
“L’Italia non è morta”
Ma è la frase finale dell’intervista a trasformare definitivamente Signorelli nel simbolo umano di questa vicenda. Alla domanda sul significato del suo gesto, il 47enne risponde senza esitazione: «Sì, ho fatto vedere che l’Italia non è morta. C’è ancora».
Parole che hanno colpito profondamente l’opinione pubblica e che arrivano in ore in cui il caso Modena è già diventato terreno di scontro politico tra immigrazione, sicurezza e disagio psichico.
Intanto però, al netto delle polemiche, resta il fatto più semplice e concreto di tutti: se Salim El Koudri è stato fermato prima che potesse fare ancora più danni, è anche perché un uomo ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. E di correre verso il pericolo mentre tutti scappavano.







