Iervolino al contrattacco contro Report: “Ricostruzione falsa e lesiva”. Ma restano le inchieste sul tax credit e sulle società estere

Andrea Iervolino

Andrea Iervolino passa al contrattacco. Dopo la puntata di Report dedicata alle ombre attorno al suo impero cinematografico, il produttore originario di Cassino affida a un comunicato una replica durissima, nella quale definisce la ricostruzione andata in onda su Rai 3 «gravemente parziale, incompleta e lesiva» della propria reputazione personale e professionale, oltre che dell’immagine delle società a lui collegate. Una risposta netta, accompagnata dall’annuncio di possibili azioni legali contro chi dovesse rilanciare contenuti ritenuti falsi o diffamatori senza adeguata verifica.

La vicenda nasce dall’inchiesta televisiva firmata da Report, che ha puntato i riflettori sul percorso del produttore, dal territorio di Cassino fino al cinema internazionale, raccontando un quadro fatto di società estere, operazioni finanziarie, presunti meccanismi di falsa fatturazione e soprattutto la revoca di 88 milioni di euro di tax credit. Al centro della puntata, secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, ci sarebbe un sistema utilizzato per gonfiare i costi di alcune produzioni cinematografiche e ottenere benefici fiscali non dovuti. Accuse pesanti, che Iervolino respinge con forza e che restano, naturalmente, materia da verificare nelle sedi competenti.

Le accuse di Report: tax credit, costi gonfiati e società in Lussemburgo

Report ha raccontato il caso come un possibile thriller fiscale tra Italia, Lussemburgo e Stati Uniti. La trasmissione ha sostenuto che attorno ad Andrea Iervolino si sarebbe sviluppata una rete di società, alcune con sede in Lussemburgo, attraverso cui sarebbero passate operazioni contestate dagli inquirenti e dal Ministero della Cultura. Il punto centrale riguarda i finanziamenti pubblici al cinema e il tax credit: secondo la ricostruzione giornalistica, il sistema avrebbe consentito di presentare costi di produzione più alti rispetto alla realtà e quindi di ottenere crediti fiscali maggiori.

Nella puntata si richiama anche il provvedimento di revoca di 88 milioni di euro di tax credit, elemento che ha dato alla vicenda una dimensione molto più ampia del semplice scontro mediatico. Non si parla infatti di una polemica televisiva qualunque, ma di contestazioni formali, rilievi amministrativi e indagini che esistono e che rappresentano il cuore della cronaca. Questo non significa anticipare sentenze, né sposare la tesi di Report. Significa però registrare che quelle inchieste e quei provvedimenti sono il contesto dentro cui si muove oggi la replica del produttore.

La replica: “Narrativa falsa e manipolata”

Nel comunicato inviato alla nostra redazione, Iervolino sostiene che la trasmissione abbia riproposto «una narrativa già nota, falsa e manipolata», attribuendola alla sua ex socia, accusata a sua volta di portare avanti condotte volte a danneggiarne la reputazione. Il produttore contesta inoltre il tentativo, a suo dire grave, di screditare l’operato del professor Bastia, definito nel testo «un professionista stimato e di alto profilo».

Il passaggio più rilevante della replica riguarda il riferimento al Tribunale di Roma. Secondo Iervolino, le stesse circostanze oggi riprese nella narrazione giornalistica sarebbero già state ritenute «false e/o inattendibili» in sede giudiziaria, con esclusione della fondatezza delle relative accuse. Nel comunicato si parla anche di «accostamenti indebiti» tra il produttore e soggetti o contesti a lui estranei, già contestati formalmente.

Il nodo Visibilia e gli intrecci societari

Report ha poi inserito nel racconto anche il capitolo Visibilia, richiamando il tentativo di Iervolino di acquisire il gruppo legato alla ministra Daniela Santanchè e accostando il suo nome a quello di altri soggetti coinvolti in operazioni societarie definite dalla trasmissione opache. Tra i nomi citati nella ricostruzione giornalistica compaiono Giorgio Armaroli e Altair D’Arcangelo, indicati come figure legate al salvataggio del gruppo editoriale.

Anche su questo punto Iervolino respinge gli accostamenti e lamenta una rappresentazione incompleta dei fatti. Nel comunicato, infatti, Iervolino scrive che la redazione di Report non avrebbe valorizzato la documentazione fornita dalla difesa, documentazione che secondo il produttore sarebbe stata idonea a smentire in modo puntuale la versione dei fatti diffusa dalla ex socia e da Bruno Capone.

Cronaca, repliche e inchieste ancora aperte

Il punto, oggi, è tenere insieme due piani distinti. Da una parte c’è il diritto di Andrea Iervolino a difendersi, a contestare pubblicamente la ricostruzione televisiva e a tutelare la propria reputazione nelle sedi opportune. Dall’altra ci sono le inchieste, i provvedimenti sul tax credit, le verifiche del Ministero della Cultura e il lavoro giornalistico di Report, che ha messo in fila accuse, documenti e ricostruzioni sulle quali ora si apre anche la contro-narrazione del diretto interessato.

Iervolino annuncia che agirà contro chiunque diffonda o rilanci contenuti falsi o diffamatori senza verifica, chiedendo eventualmente il risarcimento integrale dei danni. Noi prendiamo atto della replica e la riportiamo nei suoi passaggi essenziali. Allo stesso tempo, resta il fatto che il caso esiste, le contestazioni esistono e le domande sollevate da Report restano parte di una vicenda pubblica che dovrà trovare risposte nei documenti, nelle indagini e, se necessario, nei tribunali.