Nicola Gratteri sbarca su Disney+: “World Wide Mafia” racconta la guerra totale alla ’ndrangheta e alle mafie

Nicola Gratteri, Ipa @lacapitalenews.it

Per oltre trent’anni ha vissuto sotto scorta, cambiando auto, abitudini, percorsi e perfino il modo di respirare la quotidianità. Nicola Gratteri, il magistrato simbolo della lotta alla ’ndrangheta, diventa ora il protagonista di una docuserie internazionale targata Disney+. Si intitola World Wide Mafia, ’Ndrangheta e debutterà il 20 maggio sulla piattaforma in Italia e nel resto del mondo, mentre negli Stati Uniti arriverà su Hulu.

Quattro episodi che promettono di raccontare non soltanto le indagini, ma anche il sistema criminale più potente e silenzioso d’Europa. Perché la ’ndrangheta non è più soltanto la mafia delle montagne calabresi o dei summit nei paesi dell’Aspromonte. È un’organizzazione globale, capace di infiltrarsi nella politica, nell’economia, nella finanza internazionale e nel narcotraffico mondiale. Ed è proprio questo il cuore della serie: mostrare come la criminalità organizzata calabrese sia diventata una holding criminale planetaria.

La guerra di Gratteri contro i clan

Al centro del racconto c’è Nicola Gratteri, oggi procuratore di Napoli, ma seguito soprattutto negli anni alla guida della Procura di Catanzaro. La docuserie ripercorre la lunga offensiva culminata nell’operazione Rinascita Scott, il maxi blitz del 2019 considerato uno dei colpi più duri mai inflitti alla ’ndrangheta. Centinaia di arresti, politici, imprenditori, avvocati, uomini delle cosche, colletti bianchi e rapporti oscuri tra criminalità e pezzi delle istituzioni.

La serie promette un accesso esclusivo alle indagini e ai protagonisti di quella guerra sotterranea: magistrati, carabinieri, unità speciali, pentiti e vittime. Figure che vivono costantemente sospese tra paura e necessità di andare avanti. Gratteri viene raccontato quasi come un comandante militare, l’uomo che coordina una battaglia gigantesca contro un sistema criminale che per decenni ha prosperato nel silenzio.

Una mafia globale raccontata come un thriller

World Wide Mafia, ’Ndrangheta punta chiaramente a un linguaggio internazionale. Non il classico documentario didascalico sulla mafia, ma una docuserie costruita con ritmo da thriller investigativo. Tra intercettazioni, retate, tradimenti, collaboratori di giustizia e minacce di morte, il progetto vuole spiegare al pubblico mondiale perché la ’ndrangheta sia oggi considerata una delle organizzazioni criminali più potenti del pianeta.

Ed è qui che il titolo diventa quasi programmatico: World Wide Mafia. Una mafia globale, invisibile, meno folkloristica di Cosa Nostra ma infinitamente più radicata negli affari. Cocaina, porti, riciclaggio, logistica internazionale, infiltrazioni economiche: la Calabria come centro di comando di un sistema che arriva ovunque.

Disney+ sceglie la realtà più dura

Fa impressione vedere un progetto così duro arrivare proprio su Disney+, piattaforma associata nell’immaginario collettivo a mondi molto diversi. Ma è anche il segno di quanto il true crime e le storie criminali reali siano diventate centrali nello streaming globale. E quella di Gratteri è una storia che sembra già scritta per una serie: il magistrato sotto scorta permanente, i clan che lo vogliono morto, i maxi processi, le intercettazioni, la Calabria sospesa tra omertà e ribellione.

La docuserie è prodotta da Disney+ insieme alla società italiana IBC Movie e alla francese Sunset Presse, in associazione con Borough Productions. Alla scrittura lavorano Jacques Charmelot, Michela Gallio, Giovanni Filippetto e François Chayé, che cura anche la regia insieme allo stesso Charmelot.

Rinascita Scott come spartiacque

Il cuore simbolico del racconto resta però Rinascita Scott. Un’inchiesta che Gratteri ha sempre descritto come qualcosa di più di una semplice operazione giudiziaria: un tentativo di smontare il sistema di potere della ’ndrangheta dentro la Calabria. Non soltanto arrestare killer o trafficanti, ma colpire i rapporti tra cosche, politica, imprenditoria e pezzi deviati delle istituzioni.

Ed è probabilmente questo l’aspetto che rende la serie potenzialmente esplosiva anche fuori dall’Italia. La ’ndrangheta non viene raccontata come una criminalità locale, ma come una struttura moderna, manageriale e internazionale. Una mafia capace di parlare il linguaggio della finanza globale molto meglio di quello delle lupare.

Nel frattempo Gratteri continua a vivere sotto protezione armata, con una condanna implicita che dura da decenni: sapere che qualcuno, da qualche parte, continua a volerlo morto. Ed è forse proprio questo il dettaglio più potente della docuserie: raccontare non soltanto la mafia, ma il prezzo umano di chi decide di sfidarla davvero.