Un’ombra s’abbatte sui vertici del calcio italiano e rischia di travolgere anche la panchina della Nazionale. La Procura Generale dello Sport ha chiesto alla Procura Federale di effettuare verifiche sulla regolarità dell’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC, avvenuta lo scorso 22 giugno col 68,58% dei voti. Al centro degli accertamenti c’è il tesseramento del presidente e il reale possesso dei requisiti di ammissibilità al momento della presentazione della candidatura.
Il nodo del tesseramento e l’esposto Miele
L’indagine trae origine dai dubbi sollevati dall’avvocato Renato Miele, già candidato alla presidenza. Sotto la lente degli inquirenti c’è l’articolo 29, comma 1, dello Statuto federale, che vincola l’eleggibilità alla regolarità del tesseramento FIGC alla data di presentazione della candidatura. Sebbene in precedenza il Tribunale Federale Nazionale e la Corte Federale d’Appello avessero respinto i ricorsi di Miele ritenendo l’iter corretto, la Procura Generale dello Sport ha attivato l’articolo 12-quater dello Statuto CONI, sollecitando il procuratore federale Giuseppe Chiné ad aprire un fascicolo d’indagine mirato.
Cosa rischia la Federcalcio e le conseguenze su Mancini
Se la Procura Federale dovesse riscontrare irregolarità nel tesseramento di Malagò, l’intera elezione del 22 giugno potrebbe essere dichiarata nulla, aprendo la strada a un possibile commissariamento della Federazione. Un simile scenario porterebbe alla decadenza di tutte le delibere e nomine effettuate dalla gestione Malagò, compresa quella di Roberto Mancini come Commissario Tecnico della Nazionale.
L’allenatore, del tutto estraneo ai fatti ed estraneo all’indagine, vedrebbe tuttavia la propria carica legata a filo doppio al destino del presidente. Il prossimo snodo formale è fissato per l’11 settembre davanti alla Corte Federale, in attesa degli esiti degli accertamenti del procuratore Chiné.







